MITTITE RETE ET INVENIETIS

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: " Veniamo anche noi con te". Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando era già l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: " Figlioli, non avete nulla da mangiare?" Gli risposero: "No". Allora egli disse loro: " Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse:" E' il Signore!". (Gv 21, 1-7)

post scorrevoli

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martedì 29 ottobre 2013

Beata Chiara Luce Badano

Chiara Badano nasce a Savona il 29 ottobre 1971. A nove anni conosce i focolarini di Chiara Lubich ed entra a far parte del GEN. Chiara è' una bella ragazza, solare, sorridente, sportiva, dinamica, simpatica, vivace. Vive la fede nella gioia, nella gratitudine e nella  costante consapevolezza che Gesù Cristo è la Via, la Verità e la Vita da testimoniare ogni giorno, non tanto con le parole, quanto con il comportamento conforme alla sua Volontà. Dice infatti: «Io non devo dire di Gesù, ma devo dare Gesù con il mio comportamento». All'età di 17 anni, alla fine della quinta ginnasio Chiara appare pallida, sorride meno, è stanca. Nell’estate, durante una partita di tennis sente un lancinante dolore alla spalla. Inizia l'iter diagnostico fino alla terribile diagnosi, Chiara ha un cancro maligno: «processo neoplastico di derivazione costale (7ª di sinistra) con invasione dei tessuti molli adiacenti». Affetta dunque da un tumore osseo di quarto grado, il più grave. Inizia così il suo personale calvario: i ricoveri all'ospedale di Torino, la chemioterapia e la radioterapia, affrontando tutto come identificazione con i dolori e la passione di Cristo. Lei conosce la gravità del suo male ma tutto trasforma in amore donato. Si consuma e si offre per amore di Gesù alla Chiesa, al Movimento dei Focolari e ai giovani. Vicino a lei amici, parenti, medici tutti si sentono edificati e respirano aria di Cielo! Nonostante le cure, la malattia avanza inesorabile nell'impotenza dei medici, così Chiara informa Chiara Lubich della volontà di interrompere le cure, scrivendole «Solo Dio può. Interrompendo le cure, i dolori alla schiena dovuti ai due interventi e all’immobilità a letto sono aumentati e non riesco quasi più a girarmi sui fianchi. Stasera ho il cuore colmo di gioia… Mi sento così piccola e la strada da compiere è così ardua, spesso mi sento sopraffatta dal dolore. Ma è lo Sposo che viene a trovarmi».
La fondatrice dei Focolarini nel risponderle le assegna il nome di Luce. Chiara Luce appare molto dimagrita, sofferente, fa fatica a respirare, ha forti contrazioni alle gambe e dolori, ma rifiuta la morfina per non perdere la lucidità e la consapevolezza. Intanto prepara il suo funerale, sceglie l'abito da sposa, le letture, i canti: Chiara è pronta per le sue nozze con Gesù. Alla mamma dice di non piangere perché «quando in cielo arriva una ragazza di diciotto anni, si fa festa!».
Chiara Luce muore alle 4,10 del 7 ottobre 1990, festa della beata Vergine Maria del Santo Rosario. E' beata dal 25 settembre del 2010.http://www.chiaralucebadano.it

venerdì 14 settembre 2012

Esaltazione della Croce



La festa in onore della croce di Cristo venne celebrata, per la prima volta, in Oriente. Fu Santa Elena a trovarla miracolosamente ed ora si trova nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a ROMA.
 (leggete qui)
La croce di Cristo è per noi l'albero della vita!
In Oriente la festa è celebrata come la Pasqua, la croce è il trono da dove Cristo regna vittorioso sulla morte e sul peccato, è segno di gloria, di trionfo, di gioia, di salvezza, per questo Cristo in croce viene raffigurato sempre trionfante.
 


Un libro che mi è piaciuto particolarmente è questo
una storia un pò romanzata, ma ricca di riferimenti storici, sulla vita di  Santa Elena e sul ritrovamento della Santa Croce.
Leggete questa recensione
 

'Adoramus Te Christe, et benedicimus tibi, quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.'

lunedì 6 agosto 2012

Trasfigurazione di Gesù

 
....Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse in disparte su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. ( Mt 17,1-2 )


Il mistero della sua trasfigurazione Gesù lo manifestò ai suoi discepoli sul monte Tabor. Egli aveva parlato loro del regno di Dio e della sua seconda venuta nella gloria. Ma ciò forse non aveva avuto per loro una sufficiente forza di persuasione. E allora il Signore, per rendere la loro fede ferma e profonda e perchè, attraverso i fatti presenti, arrivassero alla certezza degli eventi futuri, volle mostrare il fulgore della sua divinità e così offrire loro un'immagine prefigurativa del regno dei cieli. (..) Con Pietro lasciamoci prendere totalmente dalla visione della gloria divina. lasciamoci trasfigurare da questa gloriosa trasfigurazione, condurre via dalla terra a trasportare fuori dal mondo. (...) Certo ciascuno di noi sente di avere con sè Dio e di essere trasfigurato nella sua immagine. Allora esclami pure con gioia: ' E' bello per noi restare qui' dove tutte le cose sono splendore, gioia, beatitudine, giubilo. Restare qui dove l'anima rimane immersa nella pace, nella serenità e nele delizie; qui dove Cristo mostra il suo volto, qui dove egli abita col Padre. Qui si trovano ammassati tutti i tesori eterni. Qui si vedono raffigurate come in uno specchio le immagini delle primizie e della realtà dei secoli futuri. ( Tratto da ' Discorso tenuto il giorno della Trasfigurazione del Signore ' da Anastasio sinaita, vescovo )
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La Santa Chiesa celebra oggi la festa della Trasfigurazione per ricordare la vittoria ottenuta nel 1456 a Belgrado dalla Cristianità contro i Turchi, di cui arrivò notizia a Roma proprio il 6 agosto dello stesso anno.
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http://www.storialibera.it/epoca_moderna/turchi_ed_europa/battaglia_di_belgrado_1456/

venerdì 29 giugno 2012

Santi Pietro e Paolo

La Santa Chiesa oggi ricorda i santi Pietro e Paolo, due Apostoli, due personaggi molto diversi l'uno dall'altro, eppure fondamentali, allo stesso modo, per la storia della Chiesa. Pietro,  il pescatore, scelto da Cristo come il fondamento della Chiesa; Paolo chiamato sulla via di Damasco, a diventare missionario della Parola. Entrambi morirono martiri a Roma verso l'anno 67 d.C. Essi rappresentano l'unità, l'universalità e la Tradizione della Chiesa, quale Corpo Mistico di Cristo. Leggi anche qui. e qui.
" Il martirio dei santi Apostoli Pietro e Paolo ha reso sacro per noi questo giorno. (...) Hanno testimoniato la verità e sono morti per essa. Il beato Pietro, il primo degli apostoli, dotato di un ardente amore verso Cristo, ha avuto la grazia di sentirsi dire da lui:'E io ti dico: Tu sei Pietro' (Mt 16,18). E precedentemente Pietro si era rivolto a Gesù dicendo:'Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente' (Mt 16,16). E Gesù aveva affermato come risposta:'E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa' (Mt 16,18). Su questa pietra stabilirò la fede che tu professi. Fonderò la mia Chiesa sulla tua affermazione:'Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente'. (...)Pietro ha meritato di sentirsi dire da Cristo:'A te darò le chiavi del regno dei cieli' (Mt 16,19).(.....). Da questo fatto deriva la grandezza di Pietro, perchè egli è la personificazione dell'universalità e dell'unità della Chiesa. (...)Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch'essi erano una cosa sola. Benchè siano stati martirizzati in giorni diversi, erano una cosa sola. Pietro precedette, Paolo seguì".
DAI 'DISCORSI' DI SANT'AGOSTINO, VESCOVO

venerdì 1 giugno 2012

Sant' Annibale Maria di Francia

'U Patri Francia', ogni messinese lo conosce, ne ammira lo zelo, le virtù, la santità. E' il padre degli orfani, dei poveri, dei bisognosi. Nasce da nobile famiglia di Messina il 5 luglio 1851. Ordinato sacerdote il 16 marzo 1878 chiede e ottiene dal suo Vescovo di stabilirsi nel quartiere Avignone, il più malfamato e povero della città, un covo di miseria materiale e morale, per farne il luogo del suo zelante apostolato di promozione umana e di evangelizzazione della povera gente. Ed è prorio lì, in quel quartiere, che 'u Patri Francia' costruisce gli orfanotrofi Antoniani per portare soccorso ed educare civilmente e religiosamente i bambini e i giovani. Per mantenerli, egli stesso, benchè di famiglia nobile, si fa mendicante, andando di porta in porta a chiedere aiuti e sovvenzioni. I suoi numerosi  Istituti poi si svilupparono in laboratori di arti e mestieri, collegi, centri di formazione professionale, colonie agricole e scuole di ogni tipo.
Scrive Padre Riccardo Pignatelli:
'Annibale è Sacerdote zelante, poeta prolifico, giornalista battagliero, predicatore dalla parola facile e convincente, Padre Annibale nella sua vita terrena ha saputo conciliare in un unico termine il binomio azione-contemplazione, mostrando la sua completezza di uomo spirituale, attivo ed instancabile, ma dotato di una intensa capacità contemplativa. Coltivò e predicò l’amore per la parola di Dio, per l’Eucaristia, per la Vergine Maria, per i Santi e la Chiesa, manifestando verso il Papa ed i Vescovi uno spirito di obbedienza e di particolare rispetto fino alla venerazione.
Tormentato dal pensiero che nel mondo vi erano milioni e milioni di persone bisognose di pane materiale e spirituale, afflitto per la scarsità di anime generose che si dedicassero alla loro salvezza spirituale e materiale, il Di Francia trovò la risposta nel comando di Gesù: Pregate dunque il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe, convinto che le vocazioni dei nuovi apostoli sono dono di Dio e frutto della preghiera. Egli, già d’allora, considerò operai della messe non soltanto i sacerdoti ed i consacrati, ma anche tutti coloro che sono chiamati ad impegnarsi in attività a beneficio del prossimo nella chiesa e nella società: genitori, insegnanti, governanti.Il Rogate (la preghiera per le vocazioni) divenne il programma della sua vita. Attratti dal suo carisma, uomini e donne si unirono a lui. Padre Annibale fondò le due Congregazioni delle Figlie del Divino Zelo (1887) e dei Rogazionisti (1897), che esprimono con un quarto voto l’impegno di pregare e di agire in attività specifiche per le vocazioni con centri di spiritualità, di discernimento e di promozione vocazionale, con attività editoriali e con seminari.Il Padre Francia è uomo di azione, ma visse in un crescente ed eroico esercizio di tutte le virtù cristiane, che convogliava nello zelo per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime. Il suo motto era: Innamoratevi di Gesù Cristo.
 Logorato dalle fatiche e pieno di meriti, muore a Messina il 1° giugno 1927, confortato dalla visione della Vergine Maria, sempre da lui amata, lodata e venerata. L’espressione più ricorrente, ascoltata durante e dopo i funerali, fu: “E’ morto il Santo”.
La Chiesa onora Annibale Di Francia con il titolo di “insigne apostolo della preghiera per le vocazioni”. Giovanni Paolo II, che lo ha proclamato Beato il 7 ottobre 1990, lo ha dichiarato “autentico anticipatore e zelante maestro della moderna pastorale vocazionale”, e il 16 maggio 2004 lo ha iscritto nell’albo dei Santi'.
Sant' Annibale riposa, in attesa della risurrezione del corpo, in un'urna, incorrotto, nella Basilica-Santuario di sant'Antonio di Padova a Messina, il 'Tempio del Rogate' meta preferita delle mie soste di preghiera, e di incontro in confessione con un santo sacerdote rogazionista, degno figlio di sant'Annibale, padre Marrazzo che sicuramente è in Cielo col suo Padre fondatore.....

  




   

mercoledì 30 maggio 2012

Santa Giovanna d'Arco

Jeannette nasce a Domrémy, un villaggio nel Nord-Est della Francia, probabilmente nel 1411 o 1412 (secondo la tradizione la notte dell'Epifania, il 6 gennaio), è la figlia minore dei cinque figli di Jacques d’Arc e di Isabelle Romée, agiati contadini, buoni e fedeli cattolici. Jeannette lavora volentieri, aiutando i genitori, porta le greggi al pascolo, si occupa degli animali, della casa, sa sbrigare le faccende di casa, sa filare. E' buona, semplice e dolce di carattere; va in Chiesa, prega, fa l'elemosina ai poveri, tutto volentieri! (dalle testimonianze raccolte tra le persone che la conoscevano). La Francia, dalla Normandia alla Loira, vive dal 1415 l'occupazione inglese. Il re d'Inghilterra Enrico V, fatto uccidere Riccardo II, l'ultimo discendente leggittimo dei Plantageneti, spera di ottenere in Francia delle vittorie per consolidare il suo trono, approfittando della follia di Carlo VI re di Francia. Jeanne vive in un luogo di confini dove si avvertono le conseguenze delle divisioni tra armagnacchi e borgognoni, questi ultimi schierati a favore dell'occupante inglese. Ne nascevano così delle dispute a volte sanguinose e violente. Nel 1424 o 1425 a circa tredici anni Jeannette sente la voce di un Angelo: "Quando avevo circa tredici anni, una voce di Dio è venuta ad aiutarmi a guidare la mia vita. La prima volta ebbi molta paura. E venne questa voce in estate, nel giardino di mio padre, intorno a mezzogiorno". Jeannette aggiunge che subito dopo aver sentito la voce promette di conservare la verginità finchè lo avesse voluto Dio. Di queste voci e visioni Jeannette mantiene il segreto fino al 1428, quando non potendo più tacere, si reca alla Fortezza di Vaucouleurs assediata dai borgognoni. Qui trova il capitano Robert de Baudricourt, saldo nel difendere la fortezza in nome del Re di Francia.
Jeannette è ormai cresciuta è diventata Jeanne la Pucelle (cioè la vergine). Comincia così la breve epopea di questa straordinaria fanciulla. Convince il Delfino di Francia (il futuro Carlo VII) della sua legittimità ad assurgere al trono che rivendicava da sette anni, dal 1422 anno in cui suo padre Carlo VI era morto, e di affidarle il comando di un esercito con il quale libererà Orléans dagli Inglesi resturando l'autorità del legittimo sovrano.
L’8 maggio 1429 gli Inglesi assedianti vengono sconfitti. Da qui si sussegue una battaglia dopo l’altra: il coraggio soprannaturale della Pulzella ricorda la tempra dei condottieri dell’antico Testamento. Il 17 luglio dello stesso anno, Carlo VII viene incoronato a Reims alla sua presenza. Il successo la consacra eroina inviata dal Cielo!
Jeanne d’Arc vinse il dominio straniero per volontà di Dio e riuscì ad infondere audacia e speranza nell’esercito regio; ma gli storici concordano anche nel riconoscerle il merito di aver allontanato con il nemico anche il Protestantesimo, che altrimenti si sarebbe innestato in Francia.
Ma, proprio a causa dei suoi successi, viene catturata a Compiègne dai borgognoni, il 23 maggio 1430. Il re di Francia non cercherà di ottenere il suo rilascio e dunque il 21 novembre 1430 viene venduta agli inglesi. Dopo due giorni dalla cattura, l’Università di Parigi chiede che venga giudicata come strega. Questa soluzione piacerà molto al duca di Bedford in quanto gli consente di screditare Carlo VII, che sarebbe apparso come colui che doveva la conquista del trono alle potenze infernali. Il processo si apre a Rouen perchè in essa la potenza inglese è solidamente affermata. Il carattere fraudolento di questo processo è evidente sin dalla prima seduta, mercoledi 21 febbraio 1431. Le viene proibito di lasciare il castello di Rouen, pena l'accusa di eresia! Jeanne è trattata da prigioniera di guerra, rinchiusa in una prigione inglese, sorvegliata da soldati inglesi. Contro Jeanne non esiste un capo d'accusa, ma il giudice Pierre Cauchon intende farle subire un processo per eresia. Si tratta di pura mistificazione!
Ella viene ripetutamente interrogata per giorni e giorni e alla fine del falso processo viene condannata al rogo. Viene accompagnata da due frati domenicani, uno di loro ricorda gli ultimi istanti della Pulzella: "Jeanne, tra le fiamme, non cessò mai di pronunciare e confessare ad alta voce il santo nome di Gesù...". La candida bambina e Capo trionfante (Charles Péguy), rende l'anima al Signore il 30 maggio 1431 a soli 19 anni.
Nel 1455 papa Callisto III firma un rescritto autorizzando la famiglia di Jeanne a far aprire la revisione del processo.
La madre Isabelle: "Io avevo una figlia, nata in legittimo matrimonio, a cui avevo degnamente fatto amministrare i sacramenti del battesimo e della confermazione e che avevo educato nel timor di Dio e nel rispetto della tradizione della Chiesa, nei limiti della sua età e della semplicità della sua condizione, per cui (...) ella frequentava molto la chiesa e digiunava e pregava con grande devozione e fervore (....), alcuni nemici l'hanno fatta tradurre in processo di fede e, senza che fosse portato alcun aiuto alla sua innocenza, in un processo perfido, violento ed iniquo, senza l'ombra del diritto (....)l'hanno condannata in modo deplorevole e criminale e l'hanno fatta crudelmente morire sul fuoco". Il 7 luglio 1456 viene dichiarata solennemente la nullità del  primo processo. Jeanne D'Arc viene canonizzata il 16 maggio 1920 da papa Benedetto XV.
'Il suo culto fu particolarmente incentivato in Francia durante i momenti di particolare crisi in campo militare, sino ad essere proclamata patrona della nazione. Anche in Inghilterra la sua figura è stata rivalutata ed una sua statua è stata posta nella cattedrale di Winchester, dinnanzi alla tomba del Cardinal Beaufort, colui che ebbe un ruolo decisivo nell’iniquo processo contro Giovanna' (F. Arduino).       
BIBLIOGRAFIA:
Régine Pernoud -Giovanna d'Arco - una vita in breve- Ed San Paolo
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venerdì 9 marzo 2012

San Domenico Savio

Domenico è il fiore più bello e profumato del giardino della santità di don Bosco. Egli stesso ha provveduto a scriverne una biografia dai tratti teneri ed appassionati. Domenico nasce a Riva presso Chieri in provincia di Torino il 2 aprile 1842. I suoi genitori Carlo e Brigida sono poveri, umili e persone di comprovata fede e si impegnano seriamente a dare a Domenico un'educazione cristiana. Scrive don Bosco nel suo libro VITA DI DOMENICO  SAVIO: ' I suoi genitori hanno affermato: "Anche all'età in cui i fanciulli mettono a dura prova la pazienza delle mamme perchè vogliono vedere tutto, toccare tutto, e finiscono per rompere gli oggetti di casa, Domenico non ci diede mai dispiaceri. Era obbediente, eseguiva ogni nostro comando. Anzi, se vedeva che desideravamo qualche cosa, lo faceva prima che glielo chiedessimo" (pag 18).
Quando papà tornava a casa dal lavoro, gli correva incontro col volto sorridente. Lo prendeva per mano, se poteva gli gettava le braccia al collo. Gli diceva: "Caro papà, voi siete stanco. Lavorate tanto per me, e io sono capace a combinare solo pasticci. Pregherò il buon Dio che vi dia tanta salute, e per me che mi faccia buono".
Questo diceva il padre - era per me un conforto dolce nella fatica. Quando il lavoro stava per finire, ero impaziente di tornare a casa per baciare il mio Domenico, che amavo teneramente (pag 18).

A sette anni riceve la Prima Comunione e scrive: Ricordi fatti da me Savio Domenico, l'anno 1849 quando ho fatto la Prima Comunione essendo di sette anni.
1. Mi confesserò molto sovente e farò la Comunione tutte le volte che il confessore me lo permetterà.
2. Voglio santificare i giorni festivi.
3. I miei amici saranno Gesù e Maria.
4. La morte, ma non peccati.

Questi ricordi Domenico li legge sovente e sono la guida delle sue azioni sino alla fine della sua vita.
Scrive don Bosco: "Domenico era di costituzione gracile, debole, di aspetto serio e dolce insieme. La sua presenza era piacevole. Aveva un carattere mitissimo e dolcissimo, e il suo umore non aveva sbalzi di allegria e di musoneria: era inalterabile. Questo contegno tranquillo lo aveva in scuola e fuori, in Chiesa e dappertutto. (....) Domenico fu 'Savio' di nome di fatto,e questo per sempre: nello studio, nella preghiera, nel parlare con i suoi compagni, in ogni azione. (...) Domenico tenne costantemente il primo posto nella sua classe, e meritò i premi e i voti più belli in quasi tutte le materie che insegnavo. Questo felice risultato nell'istruzione non era solo frutto dell'intelligenza non comune di cui era fornito, ma anche del suo grande amore allo studio e delle buone qualità della sua anima" (pag 42).
Il 2 ottobre 1854 Domenico incontra per la prima volta don Bosco che così ricorda quel momento: "In quel ragazzo scoprii una persona che viveva completamente secondo lo spirito del Signore. Rimasi sbalordito del lavoro che la grazia di Dio aveva compiuto in lui in così pochi anni" (pag 54).
Così il 29 ottobre Domenico entra nell'Oratorio di don Bosco a Torino. All'inizio della novena all'Immacolata ha un lungo colloquio con don Bosco in cui gli confida i suoi propositi di bene. Intanto la salute comincia a vacillare e nonostante il suo desiderio di mortificarsi con digiuni e penitenze don Bosco glielo proibisce e gli dice: "La penitenza che il Signore vuole da te è l'obbedienza. Obbedisci e per te è tutto".
"E nessun'altra penitenza?" (chiese Domenico)
"Sì. Ti permetto di sopportare con pazienza gli insulti se qualcuno ti insulterà, di sopportare con pazienza il caldo, il freddo, il vento, la pioggia, la stanchezza e tutte quelle difficoltà di salute che Dio permetterà" (dice don Bosco).
"Ma questo si sopporta per necessità" (risponde Domenico).
"E tu, invece di sopportarlo per necessità, offrilo a Dio con amore. Diventerà il tuo sacrificio per il Signore" (rispose don Bosco).
Un pò contento e un pò rassegnato (scrive ancora don Bosco), Domenico riprese con serenità la sua vita ((pag 112).
La vita di Domenico è un lungo dialogo d'amore con Maria Santissima, così pensa di renderle omaggio formando un gruppo chiamato la Compagnia dell'Immacolata. Domenico vive costantemente raccolto in Dio. Egli stesso dice: "Mi prendono le solite distrazioni. Mi pare che il paradiso mi si apra sopra la testa. Allora devo allontanarmi dai compagni, per non dire cose che loro prenderebbero in giro" (pag 148). Nonostante sia gracile e senza forze continua la sua vita regolarmente e la frequentazione agli studi, senza nulla tralasciare dei suoi doveri. Ma, all'inizio dell'anno, deve rientrare a casa a Mondonio per il precipitare della sua salute. Il 9 marzo 1857 dopo 10 salassi le sue forze sono completamente prostrate, si gira verso il crocifisso e dice: "Signor, la libertà tutta vi dono, ecco le mie potenze, il corpo mio, tutto vi do, che tutto è vostro, o Dio, e nel vostro voler io mi abbandono".
Ricorda don Bosco: "Il suo volto era sereno, l'aria allegra, lo sguardo luminoso, la mente vivace: tutte cose che facevano meravigliare. Nessuno poteva persuadersi che quel ragazzo fosse sul limitare della vita" (pag 174).
Rivolto al padre gli dice: "Mio caro papà, è tempo. Prendete il mio libro di preghiere, e leggetemi le preghiere della buona morte" (pag 175).
Scrive don Bosco: "A quelle parole, la madre scoppiò a piangere e si allontanò dalla camera. Al padre scoppiava il cuore di dolore, e le lacrime soffocavano la voce. Tuttavia si fece coraggio e si mise a leggere quelle preghiere. (...) Addio, caro papà, addio. (...) Oh! che bella cosa io vedo mai...
Così dicendo e ridendo, con aria di paradiso spirò colle mani giunte innanzi al petto in forma di croce, senza fare il minimo movimento. Il cielo si è aperto per te, Domenico. Gli angeli e i santi ti hanno preparato una grande festa. Quel Gesù che hai tanto amato ti chiama dicendo:"Vieni servo buono e fedele, vieni. Tu hai combattuto, hai vinto. Ora vieni a possedere la gioia che non finirà mai. Entra nella gioia del tuo Signore" (pag 176).

Il padre avvisa don Bosco della morte del suo amato Domenico con una lettera datata 10 marzo 1857: "Con le lacrime agli occhi mi presento con questo biglietto a V.S. molto reverenda ad annunziarle una più che triste novella la quale sì è che il mio caro figliolino Domenico, di lei discepolo, qual candido giglio qual Luigi Gonzaga, rese l'anima al Signore la sera delli 9 andante marzo, ben inteso però dopo d'aver ricevuto li SS. Sacramenti una cum la benedizione Papale" (pag 181).
Il 12 giugno 1954 papa Pio XII lo proclama santo.

  

lunedì 27 febbraio 2012

San Gabriele dell'Addolorata

Gabriele dell'Addolorata, aveva compiuto 24 anni di età due giorni prima di morire. Era nato ad Assisi il 1 marzo 1838 da Sante Possenti e Agnese Friscotti: famiglia agiata e onorata. Suo padre, in quel tempo, era governatore della Città del Poverello, allora sotto l'amministrazione pontificia. Gli venne imposto il nome di Francesco, in onore del Santo Serafico. Nel 1842 la sua famiglia si trasferì a Spoleto, dove, improvvisamente, morì la madre, lasciando sette figli. Sicuramente questo triste fatto gli avrà lasciato un lacerante ricordo, sebbene avesse, Francesco, soltanto quattro anni. Dopo aver frequentato le elementari dai Fratelli delle Scuole Cristiane di Spoleto, passò a studiare dai Padri Gesuiti. Diligente, studioso, premuroso e pio, il giovane di buoni propositi, cresceva meditando in cuor suo la vocazione alla vita religiosa che, lentamente invadeva il suo animo. A diciotto anni decise, con stupore di quanti lo conoscevano, compreso suo padre, di farsi Passionista. A scegliere la Congregazione di San Paolo della Croce, saranno state senza dubbio, le circostanze luttuose che avevano colpito la sua famiglia. Dopo la madre, perdette due fratelli, uno dei quali morì suicida, e pure una sorella.
Scelse il nome religioso di Gabriele dell'Addolorata, per la profonda compassione che sentiva per la Passione di Cristo e la forte devozione che portava alla Santa Madre di Gesù Crocifisso. "Il mio Paradiso - diceva - sono i dolori della cara Madre mia". Così da novizio, si avvia agli studi in preparazione del sacerdozio. Niente di clamoroso nella vita di questo giovane ventenne. Dopo la sua professione religiosa venne destinato al Convento Passionista di Isola, sotto il Gran Sasso d'Italia. Riceve gli ordini minori mentre, in Italia, gli eventi risorgimentali rendono la vita pericolosa.
Cagionevole di salute, Gabriele, sia per le privazioni e le penitenze a cui si sottoponeva, sia per lo stato generale in cui si viveva in quei giorni, andava, giorno per giorno, peggiorando. Presto si spense, invocando i nomi di Gesù, Maria e Giuseppe.
Morì il 27 febbraio 1862. Aveva la stessa età di Luigi Gonzaga, Eisabetta d'Ungheria, Teresa del Bambin Gesù, Elisabetta della Trinità, Pier Giorgio frassati: fiori raccolti dal Signore el giardino vivaio di Santa Madre Chiesa. "MUORE GIOVANE COLUI CHE AL CIELO E' CARO" cantava un poeta.
Subito dopo la morte di Gabriele dell'Addolorata, si sparse in tutto l'Abruzzo una grande, popolare devozione per questo giovane Passionista che si spense in odore di santità. Un sacerdote di Spoleto, ancora nel 1868, diffuse un libretto: 'Memorie sopra la vita e le virtù di Gabriele', che contribuì a fare conoscere la santità di questo giovane Passionista. L'iniziativa del figli di San Paolo della Croce, di aprire subito il processo di beatificazione, venne ostacolata dal clima anticlericale e reazionario del governo unitario che, notoriamente, era in mano ai massoni.
 Quante opposizioni, diffidenze,espoliazioni e sorprusi ha dovuto subire la Chiesa, specie dopo la presa di Roma, avvenuta il 20 settembre 1870. Papa Pio IX, ora beato, ha avuto un pontificato di amarezze e di dolore. Dopo circa 30 anni finalmente si aprì, nel 1891 l'auspicato processo per riconoscere la vita eroica del "Giovane Santo". Il 31 maggio 1908 il Papa Pio X lo beatificava e il 13 maggio 1920 Papa Benedetto XV lo elevava agli onori degli altari.
Nel grande Santuario di Isola del Gran Sasso, meta continua di pellegrinaggi, specialmente di associazioni giovanili, si conservano le spoglie mortali di San Gabriele dell'Addolorata, Passionista, patrono dell'Abruzzo.

PER GENTILE CONCESSIONE DI GIOVANNI MANGANO

martedì 14 febbraio 2012

SS. Cirillo e Metodio, patroni d'Europa

Cirillo e Metodio fratelli nella carne e nella fede. Nascono, da nobile famiglia, all'inizio del IX secolo in Grecia, a Salonicco. Cirillo è dotato di grandi capacità intellettive: studia a Costantinopoli, l'astronomia, la musica, la geometria, la retorica e parla correttamente oltre al greco, anche l'arabo, il latino e l'ebraico. Mandato in missione insieme a Metodio, in Moravia (nell'attuale Repubblica Ceca), traducono brani del Vangelo con un nuovo alfabeto, detto appunto 'cirillico'. Cirillo muore a Roma il 14 febbraio 869. Metodio viene consacrato vescovo e mandato nella sede di Sirmiun (odierna Sremska Mitrovica). Muore il 6 aprile 885. In Moravia i due fratelli furono perseguitati e la loro memoria ed il loro ricordo venne cancellato. Ma in terra bulgara la loro opera trovò accoglimento ed espansione, grazie al sovrano san Boris Michele I. Infatti l'attività dei discepoli dei due santi diede l'impulso alla nascita della letteratura e della cultura bulgara ed in seguito dei nuovi grandi stati russi. Il Papa Giovanni Paolo II li proclama compatroni d'Europa, insieme a san Benedetto, il 30 dicembre 1980 con la lettera apostolica 'Egregiae virtutis'.

Ecco le motivazioni del Santo Padre:

L'Europa, infatti, nel suo insieme geografico è per così dire frutto dell'azione di due correnti di tradizioni cristiane, alle quali si aggiungono anche due diverse, ma al tempo stesso profondamente complementari, forme di cultura. San Benedetto, il quale con il suo influsso ha abbracciato non solo l'Europa, prima di tutto occidentale e centrale, ma mediante i centri benedettini è arrivato anche negli altri continenti, si trova al centro stesso di quella corrente che parte da Roma, dalla sede dei successori di san Pietro. I santi fratelli da Tessalonica mettono in risalto prima il contributo dell'antica cultura greca e, in seguito, la portata dell'irradiazione della Chiesa di Costantinopoli e della tradizione orientale, la quale si è così profondamente iscritta nella spiritualità e nella cultura di tanti popoli e nazioni nella parte orientale del continente europeo.
Poiché oggi, dopo secoli di divisione della Chiesa tra oriente e occidente, tra Roma e Costantinopoli a partire dal Concilio Vaticano II sono stati intrapresi passi decisivi nella direzione della piena comunione, pare che la proclamazione dei santi Cirillo e Metodio a compatroni d'Europa, accanto a san Benedetto, corrisponda pienamente ai segni del nostro tempo. Specialmente se ciò avviene nell'anno nel quale le due Chiese, cattolica ed ortodossa, sono entrate nella tappa di un decisivo dialogo, che si è iniziato nell'isola di Patmos, legata alla tradizione di san Giovanni apostolo ed evangelista. Pertanto questo atto intende anche rendere memorabile tale data.

Questa proclamazione vuole in pari tempo essere una testimonianza, per gli uomini del nostro tempo, della preminenza dell'annuncio del Vangelo, affidato da Gesù Cristo alle Chiese, per il quale hanno faticato i due fratelli apostoli degli slavi. Tale annuncio è stato via e strumento di reciproca conoscenza e di unione fra i diversi popoli dell'Europa nascente, ed ha assicurato all'Europa di oggi un comune patrimonio spirituale e culturale.

Testo tratto da www.vatican.va  
 QUI il testo completo della lettera  


giovedì 9 febbraio 2012

Beata Anna Katharina Emmerich

La mattina dell'8 settembre 1774 furono viste a Flamske (Germania nord-occidentale- Westfalia)colombe bianche in volo. Proprio quella mattina, ricorrenza della nascita della Vergine Maria, nasce Anna Katharina. I suoi genitori sono poveri contadini ma vivono una vita ispirata ai più profondi principi cristiani. Anna Katharina è un'anima privilegiata, fin da bambina il Signore si manifesta a lei, con estasi e visioni di angeli, di santi e della vita di Gesù e Maria. Il 18 settembre 1802 entra in noviziato nel monastero westfalico di Duelmen di regola agostiniana. Nel 1811 il convento fu soppresso dalle scellerate leggi napoleoniche e Anna Katharina trova ospitalità presso la casa di un sacerdote. Qui nel 1812 riceve il dono prezioso delle stimmate che porta per il resto della sua vita. Il 28 febbraio 1813 non riesce più ad alzarsi dal letto, vi rimane fino alla morte, vivendo le sofferenze della Passione di Gesù. Muore il 9 febbraio 1824. Le sue memorie e la sua vita sono state raccolte dal poeta tedesco Clemens Brentano che si convertì standole accanto. Il 3 ottobre 2004 il Papa Giovanni Paolo II la dichiara beata.  


BIBLIOGRAFIA:
E. Pilla 'Le rivelazioni di Caterina Emmerick' (Ed. Cantagalli)
Anna Katharina Emmerick 'Vita della Santa Vergine Maria' (testo raccolto da Clemens Brentano) Ed. San Paolo
Anna Katharina Emmerich 'Visioni' (Ed. Cantagalli)

Il nome della beata tramandatoci da C. Brentano è Emmerich, ma all'anagrafe, in seguito ad un errore, venne trascritto come Emmerick.
Clemens Brentano conobbe Anna Katharina nel 1818. Rimase con lei per sei anni, per mettere per iscritto tutte le visioni che la suora gli comunicava. Per giorni e notti il poeta apprese e trascrisse tutto ciò che ella, in estasi, vedeva: la vita dell'aldilà, la Passione di Cristo, la vita di Maria, gli Angeli, i Santi, le anime del purgatorio, l'universo visibile ed invisibile.
Il poeta così descrive l'incontro con Anna Katharina: Lei mi conosceva da tempo, molto prima che io  giungessi. Nelle immaginazioni della sua vita, lei vide più volte un uomo sconosciuto dal volto scuro, come un ebreo, e quest'uomo avrebbe scritto su di lei. Infatti quando entrai nella sua camera esclamò "Ah! Eccolo!". In sei minuti la veggente acquistò fiducia in me, " come io da sempre l'avevo conosciuta".
( Tratto da 'Visioni' Anna Katharina Emmreich - Ed. Cantagalli pag 16).
Appena finito il suo compito Clemens Brentano morì, nel 1842. Era nato l'8 settembre 1778. 

sabato 4 febbraio 2012

Il silenzio di Giuseppe



Giuseppe è il personaggio più silenzio di tutta la Sacra Scrittura. Il più silenzioso ed il più laborioso. Quante cose, nella sua bottega di falegname, avrà insegnato al suo Gesù. Anche lui, come Maria, ha ricevuto dal Signore il dono di un Figlio Divino, da custodire, da crescere e da donare. Durante la presentazione al Tempio, Giuseppe è lì, è presente, è lui il capofamiglia, è lui che consegna le tortore per il sacrificio di purificazione, di ringraziamento e di donazione. Nel silenzio, anche lui, come la sua sposa, avrà meditato ogni parola del vecchio Simeone......

venerdì 3 febbraio 2012

Il dono di Maria

La presentazione di Gesù al tempio ha come protagonista la Vergine Maria. Il suo gesto ha una valenza universale: ella dona al mondo il suo Gesù. Lo dona al mondo attraverso le braccia del vecchio Simeone. Lei, la madre per eccellenza, dona il suo unico Figlio con la generosità che attinge dal cuore di Dio! Maria sa che il bambino non appartiene solo a lei, sa che è suo compito donarlo all'umanità della quale è diventata madre.

giovedì 2 febbraio 2012

Presentazione di Gesù al Tempio

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore- come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore- e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d' Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: "Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perchè i miei occhi han visto la salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo Israele". Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse:  " Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima - affinchè siano svelati i pensieri di molti cuori". (Lc 2, 22-35).

Nella presentazione di Gesù al tempio possiamo contemplare la nascita, la rivelazione, la morte e risurrezione di Gesù Cristo. Sono le parole stesse del vecchio Simeone a rendere concreto e tangibile il glorioso mistero di Dio venuto ad abitare in mezzo a noi. Dio si incarna nel seno purissimo di Maria, si mostra piccolo ed indifeso in una culla, viene adorato Signore dai Magi, si sottopone alla legge di Mosè per farsi mite ed ubbidiente, infine si mostra in tutta lo splendore della sua divinità sul Golgota. Egli ama stare tra le sue creature, ama offrirsi a noi in ogni circostanza. Tutta la vita di Gesù è stata un'offerta: dall'incarnazione alla risurrezione.
Gesù è presente in mezzo a noi. Lo incontriamo ogni giorno, nei sacramenti, nella preghiera, nel nostro prossimo. Soprattutto lo incontriamo nel sacrificio della Santa Messa nella totalità della sua vita!
Nella Santa Messa Gesù è vivo e presente in mezzo a noi, si incarna, soffre e risorge ogni volta per noi. Qui lo possiamo adorare bambino e cullare fra le nostre braccia; lo possiamo ammirare mentre, nella potenza del sua divinità, opera miracoli; lo possiamo seguire sulla via della croce e asciugargli il sangue ed il sudore dalla fronte; lo possiamo piangere e cullare nel sonno della morte tra le nostre braccia; lo possiamo ammirare nella splendida luce della sua abbagliante risurrezione.
La Santa Messa è il luogo vivo e vivificante dove Dio parla e si mostra a noi, e ci dona se stesso nel pane e nel vino che il sacerdote consacra per noi.
Il tempio dove Gesù ci vuole incontrare è il suo stesso corpo fatto carne per noi!     

sabato 28 gennaio 2012

San Tommaso d'Aquino, dottore della Chiesa

Nasce verso la fine del 1225 dalla famiglia dei Conti D'Aquino nel Castello di Roccasecca nei pressi di Frosinone. Ancora piccolo, a soli cinque anni viene mandato come 'oblato' all'Abbazia di Montecassino. Nel 1224 decide di entrare nell'Ordine dei Predicatori (Domenicani) di Napoli. Viene mandato a Colonia a studiare con San Leone Magno. A soli 27 anni insegna alla Sorbona di Parigi. Nel 1259 rientra in Italia per continuare ad insegnare. Muore a 49 anni il 7 marzo 1274. La memoria si celebra oggi per ricordare la traslazione del suo corpo a Tolosa nel 1369. Ebbe grandi doni mistici e visioni. Fu eccelso teologo e filosofo. Ci lascia innumerevoli e pregevoli scritti. Andate QUI per saperne di più.

DALLE 'CONFERENZE' DI SAN TOMMASO D'AQUINO

Fu necessario che il Figlio di Dio soffrisse per noi? Molto, e possiamo parlare di una duplice necessità: come rimedio contro il peccato e come esempio nell'agire. Fu anzitutto un rimedio, perchè è nella passione di Cristo che troviamo rimedio contro tutti i mali in cui possiamo incorrere per i nostri peccati.
Ma non minore è l'utilità che ci viene dal suo esempio. La passione di Cristo, infatti, è sufficiente per orientare tutta la nostra vita. Chiunque vuol vivere in perfezione non faccia altro che disprezzare quello che Cristo disprezzò sulla croce, e desiderare quello che egli desiderò. Nessun esempio di virtù infatti è assente dalla croce. Se cerchi un esempio di carità, ricorda: " Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici " (Gv 15,13). Questo ha fatto Cristo sulla croce. E quindi, se egli ha dato la sua vita per noi, non ci deve essere pesante sostenere qualsiasi male per lui.
Se cerchi un esempio di pazienza, ne trovi uno quanto mai eccellente sulla croce. La pazienza infatti si giudica grande in due circostanze: o quando uno sopporta pazientemente grandi avversità, o quando si sostengono avversità che si potrebbero evitare, ma non si evitano. Ora Cristo ci ha dato sulla croce l'esempio dell'una e dell'altra cosa. Infatti "quando soffriva non minacciava" (1 Pt 2,23) e come un agnello fu condotto alla morte e non aprì la sua bocca(cfr At 8,32). Grande è dunque la pazienza di Cristo sulla croce: "Corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli, in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia" (Eb 12,2).
Se cerchi un esempio di umiltà, guarda il crocifisso: Dio, infatti, volle essere giudicato sotto Ponzio Pilato e morire.
Se cerchi un esempio di obbedienza, segui colui che si fece obbediente al Padre fino alla morte: "Come per la disobbedienza di uno solo, cioè di Adamo, tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti" (Rm 5,19).
Se cerchi un esempio di disprezzo delle cose terrene, segui colui che è il Re dei re e il Signore dei signori, "nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza" (Col 2,3). Egli è nudo sulla croce, schernito, sputacchiato, percosso, coronato di spine, abbeverato con aceto e fiele.
Non legare dunque il tuo cuore alle vesti ed alle ricchezze, perchè "si son divise tra loro le mie vesti" (Gv 19,24); non agli onori , perchè ho provato gli oltraggi e le battiture (cfr Is 53,4); non alle dignità, perchè intrecciata una corona di spine, la misero sul mio capo (cfr Mc 15,17); non ai piaceri , perchè "quando avevo sete mi han dato da bere aceto" (Sal 68,22). 

PREGHIERA DI SAN TOMMASO   
Signore, mio Dio, donami un cuore vigile, che nessun pensiero vano allontani da te; un cuore nobile che nessun attaccamento ambiguo degradi; un cuore retto che nessuna intenzione cattiva possa sviare; un cuore fermo che resista ad ogni avversità; un cuore libero che nessuna violenza possa soggiogare. Concedimi, Signore mio Dio, un'intelligenza che ti conosca, un amore che ti cerchi, una sapienza che ti trovi, una vita che ti piaccia, una perseveranza che ti attenda con fiducia, e la speranza di poterti finalmente abbracciare. Amen

venerdì 27 gennaio 2012

Sant'Angela Merici, vergine

Nasce verso il 1470 a Desenzano del Garda (BS)in una povera famiglia contadina. Giovanissima entra a far parte delle Terziarie Francescane. Perde entrambi i genitori all'età di 15 anni. Nel 1535 fonda a Brescia la Compagnia di Sant'Orsola, con la missione di prendersi cura dell'educazione delle giovani donne. Muore il 27 gennaio 1540. Per saperne di più cliccate QUI .
DAL 'TESTAMENTO SPIRITUALE' DI SANT'ANGELA MERICI

Mie carissime madri e sorelle in Gesù Cristo, sforzatevi coll'aiuto della grazia, di acquistare e conservare in voi tale intenzione e sentimento buono, da essere mosse alla cura e al governo della Compagnia solo per amore di Dio e per lo zelo della salute delle anime. Se tutte le vostre opere saranno così radicate in questa duplice carità, non potranno portare se non buoni e salutiferi frutti. Perciò dice il Salvator nostro: " Un albero buono non può produrre frutti cattivi" (Mt 7,18) come volesse dire che il cuore, quando è informato alla carità, non può produrre se non buone e sante opere. Onde ancora diceva Sant'Agostino: Ama e fa quel che vuoi, come se dicesse chiaramente: La carità non può peccare. Vi supplico ancora di voler ricordare e tenere scolpite nella mente e nel cuore tutte le vostre figliuole ad una ad una; e non solo i loro nomi ma ancora la condizione e indole e stato ed ogni cosa loro. Il che non vi sarà così difficile, se le abbraccerete con viva carità.
Anche le madri secondo la carne, se avessero mille figliuoli, tutti se li terrebbero nell'animo totalmente fissi ad uno ad uno, perchè così opera il vero amore. Anzi pare che, quanti più ne hanno, tanto più cresca l'amore e la cura particolare per ciascuno. Maggiormente le madri secondo lo spirito possono e devono far questo, perchè l'amore secondo lo spirito è, senza confronto, molto più potente dell'amore secondo la carne. Dunque, mie carissime madri, se amerete queste nostre figliuole con viva e sviscerata carità, sarà impossibile che non le abbiate tutte particolarmente impresse nella memoria e nel cuore.
Impegnatevi a tirarle su con amore e con mano soave e dolce, e non imperiosamente nè con asprezza; ma in tutto vogliate essere piacevoli. Ascoltate Gesù Cristo che raccomanda: "Imparate da me che sono mite ed umile di cuore" (Mt 11,29); e di Dio si legge che 'governa con bontà eccellente ogni cosa' (Sap 8,1). E ancora Gesù Cristo dice: "Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero" (Mt 11,30).
Ecco perchè dovete sforzarvi di usare ogni piacevolezza possibile. Soprattutto guardatevi dal voler ottenere alcuna cosa per forza: poichè Dio ha dato a ognuno il libero arbitrio e non vuole costringere nessuno, ma solamente propone, invita e consiglia. Non dico però che alle volte non si debba usare qualche riprensione ed asprezza a tempo e luogo secondo l'importanza, la condizione e il bisogno delle persone, ma solamente dobbiamo essere mosse a questo dalla carità e dallo zelo delle anime.

Trovo che questi consigli di santa Angela possano essere benissimo accolti da tutti coloro che, in vario ordine e grado, si occupano dell'educazione giovanile, ma soprattutto da tutte le mamme di buona volontà!