MITTITE RETE ET INVENIETIS

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: " Veniamo anche noi con te". Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando era già l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: " Figlioli, non avete nulla da mangiare?" Gli risposero: "No". Allora egli disse loro: " Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse:" E' il Signore!". (Gv 21, 1-7)

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lunedì 21 ottobre 2013

Beato Carlo I d'Asburgo, Imperatore e Re

Il Principe della Corona d'Austria nasce il 17 agosto 1887 nel castello di Persenbeug, suo padre è Ottone d'Asburgo e la madre Giuseppina di Sassonia, donna ricca di fede e di carità cristiana, che ancora piccolo, lo sottrae agli istitutori dello Stato per educarlo personalmente e affidarlo poi ad ottimi maestri cattolici. Sua Altezza cresce distinguendosi per la fede, la purezza, la bontà, la carità, la generosità, l'amore per Gesù Eucaristia. A 16 anni intraprende la carriera militare: vive come uno qualsiasi dei suoi soldati. Diventa un perfetto ufficiale: sa comandare e ubbidire. Nel contempo frequenta l'università di Praga. A 20 anni parla una decina di lingue ed è molto ammirato dalle principesse d'Europa. Alla Corte di Vienna conosce la Principessa Zita di Borbone-Parma (Serva di Dio)  e se ne innamora ricambiato. Sotto la guida del gesuita Padre Andlau, Carlo e Zita si preparano al sacramento del matrimonio, pregando e facendo opere di penitenza e di carità. Il 21 ottobre 1911, nel castello di Schwarzau, Mons. Bisletti, mandato dal Papa Pio X, benedice le nozze di Carlo e di Zita.
Terminato il rito, Carlo dice alla sua sposa: «E ora dobbiamo aiutarci insieme per raggiungere il Paradiso». Subito partono per Marianzell, il santuario mariano dell’Austria, dove si affidano alla Madonna. Dal matrimonio di Carlo e Zita nasceranno otto figli. Una sera del maggio 1914, Francesco Ferdinando invitò a cena, nella reggia di Vienna, Carlo e la sua famiglia. Il principe ereditario gli disse: «So che tra poco mi uccideranno. Ti affido i documenti di questa scrivania». Il 28 giugno, Francesco Ferdinando cadeva a Sarajevo e Carlo diventa l’erede al trono. Due anni dopo, alla morte di Francesco Giuseppe, il 21 novembre 1916, Carlo d’Asburgo sale al trono imperiale, Carlo I è imperatore d'Austria e Re d'Ungheria. Questa circostanza lo vede di nuovo a Marianzell e là affida il suo Regno a Maria Santissima. Intanto la guerra iniziava su tutti i fronti d’Europa e Carlo I ha una solo pensiero: la pace. Nessuno come lui, in quel difficile momento per l' intera Europa, ascoltò il Papa Benedetto XV nel ricercare la pace non lasciando nulla di intentato, rivolgendosi a tutte le altre nazioni in guerra, mandando come intermediario suo cognato Sisto di Borbone. Occorreva arrivare alla pace. Ma il nemico principale era la massoneria che aveva giurato di far sparire dall’Europa quell’Imperatore cattolico che viveva la sua fede in chiesa come in politica e che non aveva mai permesso che una sola loggia massonica si aprisse nei suoi Stati. 
Il novembre del 1918 segnò il crollo dell’Impero. Nelle città dei suoi Stati era la rivolta. Il 12 novembre a Vienna si proclamava la repubblica. Tutto avveniva secondo i piani della massoneria. L’11 novembre, Carlo aveva abdicato al trono. Cominciava per lui l’esilio. Il 24 marzo 1919, riparava in Svizzera. Nel 1921, seguirono due tentativi da parte del sovrano di riprendere la corona d’Ungheria a cui non aveva mai rinunciato. Il 24 ottobre, insieme a Zita, fu fatto prigioniero dalle truppe di Horty, il reggente di Ungheria e consegnato agli Inglesi. Caricati su una nave, attraverso il Danubio, il Mar Nero, il Mediterraneo, Carlo e Zita furono portati nell’isola di Madera, in mezzo all’Atlantico. Ora aveva perso davvero tutto, il trono, i beni temporali, povero tra i poveri. Solo il Papa pensava a lui e ai suoi familiari. Qui tra privazioni e povertà si ammala gravemente di polmonite e il 1 aprile 1922, a soli 35 anni rende la sua bellissima anima a Dio: aveva offerto la sua vita per il bene dei suoi popoli.
Il momento della morte merita di essere conosciuto: Carlo morente e la sua sposa Zita pregano insieme il Rosario, le litanie alla Madonna e cantano il Te Deum in ringraziamento a Dio per la croce posatasi sulle loro spalle. Il cappellano gli amministra l’Unzione degli Infermi e Carlo desidera avere vicino il figlioletto Ottone: «Desidero che veda come muore un cattolico». Il sacerdote espone il Santissimo Sacramento nella stanzetta. Carlo lo adora: «Gesù, io confido in Te. Gesù, in Te vivo, in Te muoio. Gesù io sono tuo, nella vita e nella morte. Tutto come vuoi Tu».
Il sacerdote lo comunica e lui si raccoglie sereno, ilare di un’intima gioia. Zita gli dice: «Carlo, Gesù, viene a prenderti» e lui le risponde: «Oh sì, Gesù, vieni». Poi ancora: «Oh, Gesù, Gesù!». Alle ore 12 e 23 minuti Carlo I d'Austria inizia a contemplare il suo Gesù.
 Il medico che lo curava, miscredente, esclamò: «Alla morte di questo santo, devo ritrovare la fede perduta». E si convertì. Da tutta l’isola vennero a rendergli omaggio. Beatificato il 2 ottobre 2004 da Papa Giovanni Paolo II.

venerdì 20 settembre 2013

Santi Andrea Kim, Paolo Chong e compagni, martiri

Andrea Kim è il primo sacerdote martire della nascente Chiesa coreana.Era nato nel 1821 da una nobile famiglia cristiana, crebbe in un ambiente decisamente ispirato ai principi cristiani, il padre aveva trasformato la sua casa in una ‘chiesa domestica’, ove affluivano i cristiani ed i neofiti della nuova fede, per ricevere il battesimo, scoperto tenne con forza la sua fede, morendo a 44 anni martire.  Andrea aveva 15 anni quando uno dei primi missionari francesi arrivati in Corea nel 1836, lo inviò a Macao per prepararlo al sacerdozio. Nel 1846 venne arrestato. Subì  tanti interrogatori ma non smise di professare la sua fedeltà al suo Dio, rifiutando i tentativi di farlo apostatare, nonostante le atroci torture. Venne decapitato il 16 settembre del 1846 a Seul.
 
Paolo Chong,era nato nel 1795 a Mahyan. Si distinse per la santità di vita nell'impegno dell'apostolato laicale. Anche lui venne arrestato, interrogato e ripetutamente torturato per fargli abbandonare la religione straniera a cui si era associato, ma vista la sua grande fermezza, venne condannato e decapitato il 22 settembre 1839.
 Nelle persecuzioni coreane, cominciate intorno all'anno 1785 e terminate nel 1882, perirono, secondo fonti locali, più di 10.000 martiri, di questi, 103 furono beatificati in due gruppi distinti nel 1925 e nel 1968 e poi canonizzati tutti insieme il 6 maggio 1984 a Seul da papa Giovanni Paolo II. Solo 10 sono stranieri, 3 vescovi e 7 sacerdoti, gli altri tutti coreani, catechisti e fedeli e la Chiesa li ricorda oggi tutti insieme.  
 
UN PO' DI STORIA
 La fede cattolica comparve in Corea agli inizi del 1600 tramite le delegazioni che ogni anno visitavano Pechino in Cina, per scambi culturali. Proprio in Cina i coreani vennero in contatto con la fede cristiana, portando in patria il libro del gesuita padre Matteo Ricci “La vera dottrina di Dio”; e un laico, Lee Byeok grande pensatore, ispirandosi al libro del famoso missionario, fondò una prima comunità cristiana molto attiva. Intorno al 1780, Lee Byeok pregò un suo amico Lee-sunghoon, che faceva parte della solita delegazione culturale in partenza per la Cina, di farsi battezzare e al ritorno portare con sé libri e scritti religiosi adatti ad approfondire la nuova fede.
Nella primavera del 1784 l’amico ritornò con il nome di Pietro, dando alla comunità un forte impulso; non conoscendo bene la natura della Chiesa, il gruppo si organizzò con una gerarchia propria celebrando il battesimo e non solo, ma anche la cresima e l’eucaristia.
Informati dal vescovo di Pechino che per avere una gerarchia occorreva una successione apostolica, lo pregarono di inviare al più presto dei sacerdoti; furono accontentati con l’invio di un prete Chu-mun-mo, così la comunità coreana crebbe in poco tempo a varie migliaia di fedeli.
Purtroppo anche in Corea si scatenò ben presto una persecuzione fin dal 1785, che si incrudeliva sempre più, finché nel 1801 anche l’unico prete venne ucciso, ma questo non bloccò affatto la crescita della comunità cristiana.
Il re nel 1802 emanò un editto di stato, in cui si ordinava addirittura lo sterminio dei cristiani, come unica soluzione per soffocare il germe di quella “follia”, ritenuta tale dal suo governo. Rimasti soli e senza guida spirituale, i cristiani coreani chiedevano continuamente al vescovo di Pechino e anche al papa di avere dei sacerdoti; ma le condizioni locali lo permisero solo nel 1837, quando furono inviati un vescovo e due sacerdoti delle Missioni Estere di Parigi; i quali penetrati clandestinamente in Corea furono martirizzati due anni dopo.
Un secondo tentativo operato da Andrea Kim Taegon, riuscì a fare entrare un vescovo e un sacerdote, da quel momento la presenza di una gerarchia cattolica in Corea non mancherà più, nonostante che nel 1866 si ebbe la persecuzione più accanita. Nel 1882 il governo decretò la libertà religiosa.
 

mercoledì 26 giugno 2013

San Josemaría Escrivá de Balaguer

Josemaría Escrivá nacque a Barbastro (Spagna) il 9 gennaio 1902. Fra i 15 e i 16 anni cominciò ad avvertire i primi presentimenti di una chiamata divina, e decise di farsi sacerdote. Nel 1918 iniziò gli studi ecclesiastici nel Seminario di Logroño, e dal 1920 li proseguì nel Seminario S. Francesco di Paola, a Saragozza, dove dal 1922 svolse mansioni di "Superiore". Nel 1923 iniziò gli studi di Legge nell’Università di Saragozza, col permesso dell’Autorità ecclesiastica, senza che ciò ostacolasse gli studi teologici. Ricevette il diaconato il 20 dicembre 1924, e fu ordinato sacerdote il 28 marzo 1925.
Nella primavera del 1927, sempre col permesso dell’Arcivescovo, si trasferì a Madrid, dove si prodigò in un instancabile lavoro sacerdotale in tutti gli ambienti, dedicandosi anche ai poveri e ai malati delle borgate, specie agli incurabili e ai moribondi degli ospedali. Divenne cappellano del “Patronato per i malati”, iniziativa assistenziale delle Dame Apostoliche del Sacro Cuore, e fu docente in un’Accademia universitaria. Frattanto continuava gli studi e i corsi di dottorato in Legge, che a quell’epoca si tenevano solo nell’Università di Madrid.
Il 2 ottobre del 1928 il Signore gli fece vedere con chiarezza l’Opus Dei. Da quel giorno il fondatore dell’Opus Dei si dedicò, con grande zelo apostolico per tutte le anime, a compiere la missione che Dio gli aveva affidato. Il 14 febbraio del 1930 iniziò l’apostolato dell’Opus Dei con le donne. Nel 1934 fu nominato Rettore del Patronato di Santa Elisabetta.
Il 14 febbraio 1943 fondò la Società sacerdotale della Santa Croce, inseparabilmente unita all’Opus Dei, che, oltre a permettere l’ordinazione sacerdotale di membri laici dell’Opus Dei e la loro incardinazione al servizio dell’Opera, avrebbe più tardi consentito pure ai sacerdoti incardinati nelle diocesi di condividere la spiritualità e l’ascetica dell’Opus Dei, cercando la santità nell’esercizio dei doveri ministeriali, pur restando alle esclusive dipendenze del rispettivo Ordinario diocesano.
Nel 1946 si trasferì a Roma, dove rimase fino alla fine della vita. Da Roma stimolò e guidò la diffusione dell’Opus Dei in tutto il mondo, prodigando tutte le sue energie nel dare agli uomini e alle donne dell’Opera una solida formazione dottrinale, ascetica e apostolica. Alla morte del fondatore l’Opus Dei contava più di 60.000 membri, di 80 nazionalità.
Monsignor Escrivá fu Consultore della Pontificia Commissione per l’interpretazione autentica del Codice di Diritto canonico e della Sacra Congregazione per i Seminari e le Università; Prelato onorario di Sua Santità e membro onorario della Pontificia Accademia teologica romana, è stato anche Gran Cancelliere delle Università di Navarra (Spagna) e Piura (Perù) .
San Josemaría Escrivá è morto il 26 giugno 1975. Da anni offriva la sua vita per la Chiesa e per il Papa. Fu sepolto nella Cripta della chiesa di Santa Maria della Pace a Roma.
La fama di santità che già ebbe in vita si è diffusa, dopo la sua morte, in tutti gli angoli della terra, come dimostrano le molte testimonianze di favori spirituali e materiali attribuiti all’intercessione del fondatore dell’Opus Dei; fra di essi si registrano anche guarigioni clinicamente inesplicabili. Numerosissime sono anche state le lettere provenienti dai cinque continenti, fra le quali si annoverano quelle di 69 cardinali e di circa 1.300 vescovi - più di un terzo dell’episcopato mondiale - che chiedevano al Papa l’apertura della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Josemaría Escrivá. La causa si è aperta nel febbraio del 1981. Conclusi tutti i necessari tramiti giuridici, la beatificazione del fondatore dell'Opus Dei è stata celebrata il 17 maggio 1992. Il 6 ottobre 2002 è stato canonizzato nel corso di una solenne cerimonia presieduta dal Santo Padre Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro alla presenza di oltre 300 mila fedeli provenienti da tutto il mondo.

Dal 21 maggio 1992 il corpo del beato Josemaría Escrivá riposa nell'altare della chiesa prelatizia di Santa Maria della Pace, nella sede centrale della Prelatura dell'Opus Dei, costantemente accompagnato dalla preghiera e dalla gratitudine delle tante persone di tutto il mondo che si sono avvicinate a Dio attratte dall'esempio e dagli insegnamenti del fondatore dell'Opus Dei e dalla devozione di quanti ricorrono alla sua intercessione.

Fonte:
Ufficio Informazioni dell'Opus Dei



 

lunedì 1 ottobre 2012

Santa Teresa di Gesù Bambino

 

Teresa nasce ad Alençon in Francia il 2 gennaio 1873, in una famiglia profondamente cattolica. (I suoi genitori Luigi e Zelia Martin sono stati beatificati da poco). La mamma muore quattro anni dopo e la famiglia si trasferisce a Lisieux. A soli 15 anni entra nel Carmelo. Trascorre gli anni in Monastero nell'umiltà e nella semplicità, compiendo con gioia e nell'obbedienza, desiderando di piacere a Dio solo, le piccole cose di ogni giorno. Santa Teresa è Vergine e Dottore della Chiesa. E' maestra di sapienza perchè ha dimostrato come le piccole e semplici cose fatte con amore e con spirito di oblazione sono gradite a Dio; ha trovato la 'piccola via' , la via dell'infanzia spirituale che nel nascondimento e nell'umiltà fa vivere abbandonata alla volontà di Dio. Disse il Papa Giovanni Paolo II nell' Omelia di proclamazione a Dottore della Chiesa il 19 ottobre 1997: " Tra i "Dottori della Chiesa" Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo è la più giovane, ma il suo cammino spirituale è così maturo ed ardito, le intuizioni di fede presenti nei suoi scritti sono così vaste e profonde, da meritarle un posto tra i grandi maestri dello spirito ". ( Omelia dal sito www.vatican.va ) Possiamo leggere le sue memorie ed esperienze spirituali (che lei scrisse per obbedire alla sua madre Abbadessa) in un volume dal titolo "Storia di un'anima". Si ammala di tubercolosi, soffre moltissimo, il medico che la visita poco prima della morte, dice: " Non ho mai visto soffrire tanto e con tale espressione di gioia soprannaturale. Non riuscirò purtroppo a guarirla; e poi non è fatta per rimanere quaggiù. E' un angelo!" ( tratto dal libro ' Santa Teresa di Lisieux' di Suor Gesualda ed. Paoline 1989). Muore il 30 settembre 1897 a soli 24 anni. " La nostra sorella serbò in morte un sorriso ineffabile e una beltà incantevole. Stringeva talmente il crocifisso, che occorse toglierlo a forza dalle mani per prepararla alla sepoltura". (ibidem)





Questa è la foto vera della santa dopo morta.
Viene dichiarata beata da Papa Pio XI il 29 aprile 1923, e il 17 maggio 1925 viene dichiarata Santa. Il 19 ottobre 1989 il Papa Giovanni Paolo II la dichiara Dottore della Chiesa.
Leggete qui l' Omelia del Papa






martedì 14 agosto 2012

San Massimiliano Maria Kolbe

Raimondo nasce  il 7 gennaio 1894 a Zdunska-Wola in Polonia, da genitori ferventi cristiani, Giulio e Maria; il padre è un operaio tessile. A causa delle scarse risorse finanziarie della famiglia Kolbe, Raimondo non può frequentare la scuola ma riceve un'istruzione da un sacerdote ed in seguito dal farmacista del paese. La Polonia in quel periodo è divisa in tre parti dominate da Russia, Germania ed Austria e, quando nella zona austriaca si insediano i francescani, i coniugi Kolbe accondiscendono a mandare i due figli più grandi, Francesco e Raimondo, in collegio per dar loro un'istruzione cattolica che, nella zona russa dove risiedono, è impossibile mettere in atto. Giulio e Maria, liberi dalla cura dei figli, nel 1908 decidono essi stessi di entrare in convento. Giulio nel convento francescano a Cracovia come Terziario (verrà ucciso perchè fervente patriota), Maria nel convento francescano di Leopoli. Anche il terzo dei fratelli Giuseppe, dopo un periodo tra i benedettini decide di entrare tra i francescani dove sono i suoi due fratelli. Francesco, in seguito si dedica alla carriera militare partecipa alla prima guerra mondiale e muore in un campo di concentramento. Raimondo, assunto ormai il nome di Massimiliano e ultimato il noviziato viene inviato a Roma, dove il 28 aprile 1918 viene ordinato sacerdote.A Roma si ammala di tisi che lo accompagnerà per tutta la sua breve vita e fonda la Milizia dell'Immacolata, associazione religiosa che ha lo scopo di convertire tutti gli uomini per mezzo di Maria. Ritornato a Cracovia, a causa della sua salute malferma, i suoi superiori gli affidano la cura e la custodia della Milizia. Comincia così un periodo di lavoro proficuo a servizio di Maria e della fede. Fonda Niepokalanow la 'città di Maria' su un terreno ricevuto in dono dal conte Lubecki a Varsavia ed avvia la stampa di un giornale nella propria tipografia. Desideroso di espandere il suo movimento si reca in Giappone ed in India. Per ragioni di salute viene richiamato in Polonia nella sua Niepokalanow, dove ormai vivono 762 religiosi, 127 seminaristi ed è diventata una cittadina dove lavorano gli 'operai di Maria'. La seconda guerra mondiale è ormai alle porte e il 1 settembre 1939, con l'invasione della Polonia da parte dei Tedeschi, viene ordinata la chiusura di Niepokalanow. I religiosi partirono per l'estero, in essa vi rimasero solo 40 frati che si dedicarono all'accoglienza dei profughi, dei feriti e degli ammalati. Dei 3500 rifiugiati 1500 sono Ebrei che in seguito finiscono dispersi o catturati. Anche padre Kolbe con altri 4 frati viene catturato ed imprigionato il 17 febbraio 1941 dopo aver rifiutato di prendere la cittadinanza tedesca, vista l'origine del suo cognome. Il 28  maggio viene trasferito nel campo di sterminio di Auschwitz. Viene messo insieme agli ebrei perché sacerdote, con il numero 16670 e addetto ai lavori più umilianti come il trasporto dei cadaveri al crematorio.
La sua dignità di sacerdote e uomo retto primeggia fra i prigionieri, un testimone disse: “Kolbe era un principe in mezzo a noi”. Alla fine di luglio viene trasferito al Blocco 14, dove i prigionieri erano addetti alla mietitura nei campi; uno di loro riesce a fuggire e secondo l’inesorabile legge del campo, dieci prigionieri vengono destinati al bunker della morte, senza mangiare e bere fino alla consunzione. Padre Kolbe si offre in cambio di uno dei prescelti, un padre di famiglia, suo compagno di prigionia.
Padre Kolbe trasforma la disperazione dei prigionieri in serenità e fiducia con la preghiera costante. Essi si spengono a poco a poco condannati a morire di fame e di sete. Dopo 14 giorni ne rimangono solo quattro ancora in vita, fra cui padre Massimiliano, allora le SS ne anticipano la fine con una iniezione di acido fenico; il francescano martire volontario, tende il braccio dicendo “Ave Maria”, è il 14 agosto 1941.
Le sue ceneri si mescolano insieme a quelle di tanti altri condannati, nel forno crematorio; così finisce la vita terrena di una delle più belle figure del francescanesimo della Chiesa polacca. Il suo fulgido martirio gli ha aperto la strada della beatificazione, avvenuta il 17 ottobre 1971 con papa Paolo VI e poi della canonizzazione il 10 ottobre 1982 da parte di Papa Giovanni Paolo II, suo concittadino.

mercoledì 4 luglio 2012

Beato Pier Giorgio Frassati

Nasce a Torino il 6 aprile 1901. Suo padre, Alfredo, è un affermato giornalista, proprietario del quotidiano 'La Stampa', la mamma, Adelaide Ametis, una pittrice. Entrambi vivono una vita di famiglia improntata sull'apparenza, chiusa alla luce della fede, più preoccupati del benessere materiale che di quello spirituale. Pier Giorgio nonostante la sterilità della vita familiare, vive un'intensa quotidianità intessuta nella fede, nella preghiera e nella carità. Va a Messa e si comunica ogni giorno, a 21 anni entra nel Terz'Ordine Domenicano, e si iscrive all'Azione Cattolica. Spesso è in disaccordo con i suoi genitori che non comprendono quel figlio così diverso da loro. Si iscrive alla Facoltà di Ingegneria, ma è confuso, pensa di farsi sacerdote, non riesce a capire il disegno di Dio sulla sua vita. Nell’ultimo anno della sua vita Pier Giorgio s’innamora di una ragazza, Laura Hidalgo, laureata in matematica e considerata da casa Frassati socialmente non all’altezza del nome di Pier Giorgio. Quell’esperienza lo segna fortemente. Quando la sorella Luciana si sposa per Pier Giorgio è un duro colpo, resta da solo nella casa delle discordie. La sua proverbiale allegria lo abbandona nell’ultima parte della sua esistenza, quando appare quasi presago della fine prematura. Viene meno quel suo spirito perennemente sereno a motivo di una serie di condizionamenti che sembrano preoccuparlo: l’amore per Laura Hidalgo, la volontà paterna di integrarlo nell’amministrazione de La Stampa, il timore dolorosissimo di una possibile separazione fra gli amati genitori, la cui convivenza è sempre più difficile. Un giorno, ad un amico che gli aveva domandato che cosa avrebbe voluto fare dopo gli studi, lui rispose: "Non lo so: sacerdote no, perché è una missione troppo grande e non ne sono degno; il matrimonio no. L’unica soluzione sarebbe quella che il Signore mi prendesse con sé".
E il Signore lo prende con sè: la morte lo coglie rapidissima. Viene colpito dalla poliomielite fulminante. Sei giorni appena per corrodere quel fisico sano e forte di 24 anni. Ancora una volta la famiglia non lo comprende: tutti sono attenti all’agonia dell’anziana nonna Ametis, non accorgendosi della gravità del suo male. Non un lamento uscirà dalla sua bocca, non una richiesta.
"Il giorno della mia morte sarà il più bello della mia vita", aveva detto ad un amico.
Quel giorno arrivò il 4 luglio 1925.
Alfredo Frassati è distrutto dal dolore, di fronte alla bara del figlio “ribelle”, alla quale rendono omaggio, con suo sconcerto, migliaia e migliaia di persone e di poveri della Torino semplice e umile. Quattro giorni dopo la morte del figlio, Alfredo scrive a sua madre, Giuseppina Frassati, una lettera colma di strazio, un tormento che perdurerà ancora 36 anni, fino alla sua morte: "Giorgio era un santo, oggi lo riconoscono tutti… L'impressione per la sua morte qui a Torino è stata pari alla sua bontà. Mai si è visto una folla unanime cantare le lodi di un morto. Ma il povero Pier Giorgio non c'è più e la mia vita è finita. Avevo troppo nel mondo: fino a 57 anni ho avuto tutto. Ora sono il più povero dei poveri. Mendico nel mondo, nessuno può darmi anche la minima parte di quello che mi fu tolto".
La morte di Pier Giorgio aprì gli occhi al padre e alla madre, la quale si occupò di raccogliere le prime testimonianze sul figlio e collaborò con il salesiano don Antonio Cojazzi, che era stato insegnante di Pier Giorgio, per la stesura della prima biografia sul beato, pubblicata nel 1928. Il primo miracolo di Pier Giorgio è stato la conversione dei suoi genitori.  

Giovanni Paolo II lo chiamò l'uomo delle otto beatitudini e lo beatificò il 20 maggio 1990.
Nell'Omelia alla Messa di beatificazione disse:
"Certo, a uno sguardo superficiale, lo stile di Pier Giorgio Frassati, un giovane moderno pieno di vita, non presenta granché di straordinario. Ma proprio questa è l’originalità della sua virtù, che invita a riflettere e che spinge all’imitazione. In lui la fede e gli avvenimenti quotidiani si fondono armonicamente, tanto che l’adesione al Vangelo si traduce in attenzione amorosa ai poveri e ai bisognosi, in un crescendo continuo sino agli ultimi giorni della malattia che lo porterà alla morte. Il gusto del bello e dell’arte, la passione per lo sport e per la montagna, l’attenzione ai problemi della società non gli impediscono il rapporto costante con l’Assoluto.
Tutta immersa nel mistero di Dio e tutta dedita al costante servizio del prossimo: così si può riassumere la sua giornata terrena!"
Tutta l'omelia qui


"...ogni giorno m'innamoro sempre più delle montagne e vorrei, se i miei studi me lo permettessero, passare intere giornate a contemplare in quell'aria pura la grandezza del Creatore...".

«Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere, ma vivacchiare».(PierGiorgio Frassati)

OGGI LA SANTA CHIESA RICORDA ANCHE SANTA ELISABETTA DEL PORTOGALLO, REGINA, CHE TROVATE QUI

venerdì 22 giugno 2012

Santi John Fisher e Thomas More, martiri




John Fisher nasce a Beverly (Yorkshire-Inghilterra)nel 1469. Ordinato sacerdote nel 1491, viene nominato cancelliere dell'Università di Cambridge e nel 1514 Vescovo di Rochester. John Fisher è teologo ed umanista di grande cultura, scrive diversi sermoni dottrinali e libri tra cui il 'De veritate corporis et sanguinis Christi in Eucharistia' nel 1522 per arginare l'avanzata luterana in Inghilterra e difendere la Chiesa di Roma. In quegli anni il Re d'Inghilterra è Enrico VIII che, ancora cattolico, si assurge a 'defensor fidei', fino al momento in cui deciderà di divorziare da Caterina d'Aragona per sposare Anna Bolena. Così scoppia un conflitto tra il Re e la Chiesa d'Inghilterra. John Fisher si rifiuta di firmare l'Atto di Supremazia redatto dal Re, che impone la totale sottomissione del clero alla Corona. Così, in seguito all'approvazione da parte di un Parlamento alquanto intimorito, dell' Atto di Tradimento il santo Vescovo viene imprigionato nell'estate del 1535 nella Torre di Londra, in attesa della condanna a morte. Il Papa Paolo III nel vano tentativo di salvarlo lo nomina cardinale di Santa Romana Chiesa. Viene decapitato il 22 giugno 1535 dopo aver rifiutato per tre volte di accettare l'Atto di Supremazia in totale sottomissione alla Corona. La sua testa viene esposta in pubblico all’ingresso del Ponte sul Tamigi. Quindici giorni dopo uno dei carnefici la butterà nel fiume, per fare posto alla testa di Thommas More che ha condiviso con John Fisher insieme ad una grande amicizia anche la fede ed infine il martirio.

Thomas More, nasce il 7 febbraio 1477 a Londra. In gioventù avrebbe voluto consacrarsi totalmente a Dio in un monastero certosino; intraprende invece la carriera legale, toccando l’apice della notorietà con la nomina a Cancelliere d’Inghilterra nel 1529. Si sposa con Jane Colt dalla quale avrà quattro figli. E' un avvocato, scrittore, uomo politico di grande spessore e notorietà. Scrive diverse opere, ma viene soprattutto ricordato per il suo saggio 'L'Utopia', in cui descrive un'isola immaginaria dotata di una società ideale, governata dalla giustizia e dalla libertà. E’ un umanista che porta il cilicio, che studia i Padri della Chiesa e vive la fede con fermezza, coerenza e gioia: si alza alle due del mattino per pregare e studiare fino alle sette, poi si reca a Messa. Neppure una convocazione del re interrompe i suoi pii esercizi.
Quando Lutero inizia la sua lotta contro Roma, il re Enrico VIII d’Inghilterra scrive un trattato in difesa della dottrina cattolica sui sacramenti, ricevendo lodi da papa Leone X e accuse da Lutero. A queste risponde Tommaso Moro, che Re Enrico stima per la cultura e l’integrità. Spesso lo consulta, gli affida missioni importanti all’estero e nel 1529 lo nomina Lord Cancelliere, al vertice dell’ordinamento giudiziario. Un posto di primissima importanza, ma molto pericoloso.
Anche Sir Thomas More, come il suo amico il Vescovo John Fisher, non si sottomette all'Atto di Supremazia del Re, con il quale egli stesso si autoproclama Capo della Chiesa d'inghilterra. La fede vieta a Thomas More di accettare il divorzio del Re e la sua supremazia nelle cose della fede. La sua fedeltà al Papa, la sua coerenza ed onestà saranno la causa del suo imprigionamento nella Torre di Londra dove si trova anche il suo amico il Vescovo John Fisher, con il quale si scambiano doni e lettere.
Viene decapitato il 6 luglio 1535, invita a pregare per Enrico VIII e dichiara di morire da suddito fedele al Re, ma anzitutto a Dio. Papa Pio XI li proclamerà santi insieme nel 1935 ed insieme la Chiesa Cattolica li ricorda come martiri per la fede. Sir Thomas More, in una lettera accorata e tenera alla figlia Margaret prima di morire scrive: "Nulla accade che Dio non voglia, ed io sono sicuro che, qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio".     
Papa Giovanni Paolo II ha proclamato Thomas More patrono dei politici e dei governanti.


venerdì 1 giugno 2012

Sant' Annibale Maria di Francia

'U Patri Francia', ogni messinese lo conosce, ne ammira lo zelo, le virtù, la santità. E' il padre degli orfani, dei poveri, dei bisognosi. Nasce da nobile famiglia di Messina il 5 luglio 1851. Ordinato sacerdote il 16 marzo 1878 chiede e ottiene dal suo Vescovo di stabilirsi nel quartiere Avignone, il più malfamato e povero della città, un covo di miseria materiale e morale, per farne il luogo del suo zelante apostolato di promozione umana e di evangelizzazione della povera gente. Ed è prorio lì, in quel quartiere, che 'u Patri Francia' costruisce gli orfanotrofi Antoniani per portare soccorso ed educare civilmente e religiosamente i bambini e i giovani. Per mantenerli, egli stesso, benchè di famiglia nobile, si fa mendicante, andando di porta in porta a chiedere aiuti e sovvenzioni. I suoi numerosi  Istituti poi si svilupparono in laboratori di arti e mestieri, collegi, centri di formazione professionale, colonie agricole e scuole di ogni tipo.
Scrive Padre Riccardo Pignatelli:
'Annibale è Sacerdote zelante, poeta prolifico, giornalista battagliero, predicatore dalla parola facile e convincente, Padre Annibale nella sua vita terrena ha saputo conciliare in un unico termine il binomio azione-contemplazione, mostrando la sua completezza di uomo spirituale, attivo ed instancabile, ma dotato di una intensa capacità contemplativa. Coltivò e predicò l’amore per la parola di Dio, per l’Eucaristia, per la Vergine Maria, per i Santi e la Chiesa, manifestando verso il Papa ed i Vescovi uno spirito di obbedienza e di particolare rispetto fino alla venerazione.
Tormentato dal pensiero che nel mondo vi erano milioni e milioni di persone bisognose di pane materiale e spirituale, afflitto per la scarsità di anime generose che si dedicassero alla loro salvezza spirituale e materiale, il Di Francia trovò la risposta nel comando di Gesù: Pregate dunque il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe, convinto che le vocazioni dei nuovi apostoli sono dono di Dio e frutto della preghiera. Egli, già d’allora, considerò operai della messe non soltanto i sacerdoti ed i consacrati, ma anche tutti coloro che sono chiamati ad impegnarsi in attività a beneficio del prossimo nella chiesa e nella società: genitori, insegnanti, governanti.Il Rogate (la preghiera per le vocazioni) divenne il programma della sua vita. Attratti dal suo carisma, uomini e donne si unirono a lui. Padre Annibale fondò le due Congregazioni delle Figlie del Divino Zelo (1887) e dei Rogazionisti (1897), che esprimono con un quarto voto l’impegno di pregare e di agire in attività specifiche per le vocazioni con centri di spiritualità, di discernimento e di promozione vocazionale, con attività editoriali e con seminari.Il Padre Francia è uomo di azione, ma visse in un crescente ed eroico esercizio di tutte le virtù cristiane, che convogliava nello zelo per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime. Il suo motto era: Innamoratevi di Gesù Cristo.
 Logorato dalle fatiche e pieno di meriti, muore a Messina il 1° giugno 1927, confortato dalla visione della Vergine Maria, sempre da lui amata, lodata e venerata. L’espressione più ricorrente, ascoltata durante e dopo i funerali, fu: “E’ morto il Santo”.
La Chiesa onora Annibale Di Francia con il titolo di “insigne apostolo della preghiera per le vocazioni”. Giovanni Paolo II, che lo ha proclamato Beato il 7 ottobre 1990, lo ha dichiarato “autentico anticipatore e zelante maestro della moderna pastorale vocazionale”, e il 16 maggio 2004 lo ha iscritto nell’albo dei Santi'.
Sant' Annibale riposa, in attesa della risurrezione del corpo, in un'urna, incorrotto, nella Basilica-Santuario di sant'Antonio di Padova a Messina, il 'Tempio del Rogate' meta preferita delle mie soste di preghiera, e di incontro in confessione con un santo sacerdote rogazionista, degno figlio di sant'Annibale, padre Marrazzo che sicuramente è in Cielo col suo Padre fondatore.....

  




   

venerdì 18 maggio 2012

Beato Giovanni Paolo II

Oggi il Santo Padre avrebbe compiuto 92 anni. Al secolo Karol Józef Wojtyła, nasce a Wadowice, città a 50 km da Kraków (Polonia), il 18 maggio 1920 
Dal Paradiso, dove vive beato, sicuramente apprezzerà i nostri auguri! Questa immagine mi piace particolarmente, mi ricorda la sua giovinezza interiore, nonostante le infermità che lo hanno afflitto nella sua vita. Uomo di grande freschezza e vigore, appassionato, carico di misericordiosissima umanità, padre premuroso, saggio, amorevole e severo. Grande Papa. Viva, viva Giovanni Paolo II..... Auguri Santità e preghi per noi!


sabato 28 aprile 2012

Santa Gianna Beretta Molla


Giovanna Francesca nasce a Magenta,in prov. di Milano il 4 ottobre 1922 da genitori profondamenti cristiani che allevano i tredici figli (cinque dei quali muoiono in tenera età) in un ambiente casalingo di grande religiosità. In quest'atmosfera fortemente religiosa, tre figli dei coniugi Beretta si consacrano al Signore: Enrico diventa medico e sacerdote missionario in Brasile, Virginia medico e suora missionaria in India, Giuseppe sacerdote nella diocesi di Bergamo. Anche Gianna nel 1949 si laurea in Medicina e Chirurgia e, mentre comincia a lavorare come medico mutualista, si specializza in pediatria. Gianna è un medico che vive la sua professione nella fede, nella fiducia nella Provvidenza e nell'amore verso il prossimo. Nel 1954 conosce l'ingegner Pietro Molla che diventerà suo marito il 24 settembre 1955. Gianna e Pietro vivono i pochi anni di matrimonio nella gioia, nel rispetto reciproco, nell'amore incondizionato e tenero,  allietati dalla nascita di Pierluigi, Maria Zita e Laura. Gianna riesce, seppur con molta fatica e abnegazione, a conciliare l'attività professionale con i diveri di mamma a sposa. Nell'agosto del 1961 Gianna è di nuovo incinta ma scopre di avere un grosso fibroma uterino. Il 6 settembre viene sottoposta ad un intervento chirurgico molto delicato e rischioso per lei, ma questo è l'unico modo per salvare la vita alla creatura che porta in grembo e portare a termine la gravidanza. Nei mesi successivi soffre molto ma non perde la speranza e prega perchè il diritto alla vita di quella nuova creaturina non richieda il sacrificio della sua vita. Il 20 aprile 1962 viene ricoverata in ospedale, è serena, pronta anche a donare la sua vita per far nascere la sua bambina. Il 21 aprile si procede al taglio cesareo e nasce Gianna Emanuela. Subito dopo le condizioni di Gianna precipitano, le viene diagnosticata una peritonite  settica. Nonostante le cure intensive Gianna entra in coma e muore il 28 aprile 1962 all'età di 39 anni. Viene proclamata santa dal Beato Giovanni Paolo II il 16 maggio 2004.  
Gianna Emanuela è anche medico, io l'ho conosciuta a Roma e ne parlo          

C R O N O L O G I A,   L U O G H I  D I   V I T A   E  T A P P E
 D E L L A    C A U S A   D I   B E A T I F I C A Z I O N E   
 E   D I   C A N O N I Z Z A Z I O N E
 

4 ottobre 1922

S. Francesco d’Assisi


Nasce a Magenta (Milano), da Alberto e Maria De Micheli, nella casa di campagna dei nonni paterni, decima di tredici figli. Entrambi i genitori sono Terziari francescani.

11 ottobre 1922

E’ battezzata con i nomi Giovanna Francesca, nella Basilica di S. Martino a Magenta

ottobre 1922-1924

Abita a Milano, in Piazza Risorgimento n.10. I genitori frequentano la Chiesa del Convento dei Cappuccini di Viale Piave

1925

Con la famiglia si trasferisce a Bergamo in Borgo Canale

4 aprile 1928

Riceve la Prima Comunione, a soli 5 anni e mezzo, nella Parrocchia Prepositurale di S. Grata inter vites

1928

Inizia le scuole elementari: frequenta la prima e la seconda presso la Scuola Elementare di Colle Aperto; la terza presso le Suore della Sagesse; la quarta e la quinta presso l’Istituto Canossiane di Via Sudorno

9 giugno 1930

Riceve la Santa Cresima nella Cattedrale di Bergamo

1933

Inizia la 1 a ginnasio al Liceo Classico Statale “Paolo Sarpi” di Bergamo

22 gennaio 1937

Muore Amalia, la sorella maggiore, all’età di 27 anni

1937

Con la famiglia si trasferisce a Genova Quinto al Mare e frequenta la 5a ginnasio presso l’Istituto di S. Dorotea

16-17-18 marzo 1938

Si raccoglie in esercizi spirituali predicati dal padre gesuita Michele Avedano nell’Istituto di S. Dorotea

1938-1939

Per decisione dei genitori, preoccupati per la sua salute, sospende per un anno gli studi, per riposarsi prima delle fatiche del liceo

ottobre 1939

Inizia il liceo classico, presso l’Istituto di S. Dorotea di Lido d’Albaro (Genova)

ottobre 1941

Con la famiglia ritorna a Bergamo, nella casa dei nonni materni a S. Vigilio. I bombardamenti su Genova hanno molto provato mamma Maria, già debole di cuore

novembre 1941

Ritorna a Genova, per terminare il liceo

29 aprile 1942

Muore la mamma, all’età di 55 anni

giugno 1942

Consegue il diploma di maturità classica

luglio 1942

Si ricongiunge a Bergamo con la sua famiglia

10 settembre 1942

Muore il papà, all’età di 60 anni

ottobre 1942

Ritorna, con tutti i fratelli e le sorelle, a Magenta, nella casa di campagna dei nonni paterni. Si impegna nell’Azione Cattolica, nelle Conferenze di S. Vincenzo e nelle opere parrocchiali

novembre 1942

Si iscrive e frequenta la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano

1945

Prosegue gli studi universitari a Pavia

30 novembre 1949

Consegue la laurea in Medicina e Chirurgia a Pavia.
Le lettere del fratello Padre Alberto, medico missionario Cappuccino in Brasile, ravvivano e alimentano in Gianna l’ideale missionario

20 giugno 1950

Si iscrive all’Albo professionale dell’Ordine dei Medici di Milano

1 luglio 1950

Apre un ambulatorio medico a Mesero (Milano)

7 luglio 1952

Ottiene il diploma di specialista in Pediatria, presso l’Università di Milano.
Le lettere del fratello Padre Alberto, che parlano del lavoro cui deve far fronte da solo ogni giorno, maturano in Gianna la specifica vocazione missionaria e la decisione di raggiungerlo a Grajaù per aiutarlo. Ma Gianna non ha una costituzione fisica robusta e il suo direttore spirituale riesce a convincerla che questa non è la sua strada. Gianna si rasserena e attende che il Signore le dia un segno.

8 dicembre 1954

1° Incontro pubblico con l’ingegner Pietro Molla

11 aprile 1955

Festeggia il suo fidanzamento ufficiale

24 settembre 1955

Si unisce in matrimonio con l’ingegner Pietro Molla nella Basilica di S. Martino a Magenta e si trasferisce a Ponte Nuovo di Magenta nella villetta riservata al Direttore degli Stabilimenti SAFFA. Nella piccola frazione di Ponte Nuovo Gianna, dal 1956, svolge con dedizione il compito di responsabile del Consultorio delle mamme e dell’Asilo nido facenti capo all’Opera Nazionale Maternità e Infanzia (O.N.M.I.), e presta assistenza medica volontaria nelle Scuole Materna ed Elementare di Stato.

19 novembre 1956

Nasce Pierluigi, nella casa di Ponte Nuovo

11 dicembre 1957

Nasce Maria Zita (Mariolina), nella casa di Ponte Nuovo

15 luglio 1959

Nasce Laura, nella casa di Ponte Nuovo

6 settembre 1961

Verso il termine del secondo mese di gravidanza le viene asportato un voluminoso fibroma uterino, tumore benigno, nell’Ospedale S. Gerardo di Monza (Milano). La vita della creatura che porta in grembo è salva, come Gianna ha pregato tanto il Cielo e supplicato il chirurgo che così fosse

20 aprile 1962

venerdì Santo

Nel pomeriggio viene nuovamente ricoverata nell’Ospedale S. Gerardo di Monza, reparto di Ostetricia e Ginecologia, dove le viene provocato il parto, per espletarlo per vie naturali, ritenuta la via meno rischiosa

21 aprile 1962

Al mattino nasce Gianna Emanuela, per via cesarea. Già dopo qualche ora le condizioni generali di Gianna si aggravano: febbre, sempre più elevata, e sofferenze addominali atroci da peritonite settica, che le fanno invocare ad ogni istante sua madre. Nonostante tutte le cure praticate, le sue condizioni peggiorano di giorno in giorno. Nella sua agonia Gianna ripete più volte: “Gesù ti amo, Gesù ti amo”.

28 aprile 1962

All’alba Gianna viene riportata, come da suo desiderio precedentemente espresso, nella sua casa di Ponte Nuovo di Magenta, dove muore, alle ore 8 del mattino, dopo aver udito la voce dei suoi “tesori”, svegliatisi per il subbuglio

30 aprile 1962

Vengono celebrati i funerali a Ponte Nuovo e la sepoltura a Mesero, paese natale del marito Pietro, nella cappella dei Parroci nel Campo Santo

12 febbraio 1964

Muore Mariolina, all’età di 6 anni e mezzo, di glomerulonefrite acuta

1965

Viene trasferita, con Mariolina, nella Cappella della Famiglia Molla nel Campo Santo di Mesero, dove riposa tuttora

6 novembre 1972

Il card. Giovanni Colombo, Arcivescovo di Milano, con il parere favorevole della Conferenza Episcopale Lombarda, promuove la Causa di Beatificazione della Serva di Dio Gianna Beretta Molla e chiede che siano raccolti atti e documenti informativi

11 aprile 1978

Il card. Giovanni Colombo e i 16 Vescovi della Conferenza Episcopale Lombarda chiedono al papa Paolo VI l’introduzione della Causa di Beatificazione della Serva di Dio

27 aprile 1978

La Curia Arcivescovile di Milano trasmette alla Congregazione delle Cause dei Santi atti e documenti informativi raccolti

8 febbraio 1980

La Congregazione autorizza l’Arcivescovo di Milano ad emettere il decreto per l’introduzione della Causa

15 marzo 1980

Papa Giovanni Paolo II conferma tale autorizzazione

28 aprile 1980

Il card. Carlo Maria Martini, nuovo Arcivescovo di Milano, decreta l’introduzione della Causa e indìce il Processo Cognizionale su vita e virtù della Serva di Dio

30 giugno 1980

Si apre il Processo Cognizionale nella Cappella dell’Arcivescovado

29 settembre 1980-

5 gennaio 1984

Si svolge un Processo Rogatoriale a Bergamo

21 marzo 1986

Il card. Carlo Maria Martini, a Milano, presiede la cerimonia di chiusura del Processo Cognizionale

11 aprile 1986

Tutti gli atti del Processo Cognizionale vengono consegnati, alla presenza del card. Carlo Maria Martini, al postulatore Padre Bernardino da Siena per la Congregazione delle Cause dei Santi

14 novembre 1986

La Congregazione delle Cause dei Santi emette il decreto di validità del Processo Cognizionale e dà l’avvio all’esame definitivo su vita e virtù della Serva di Dio

6 luglio 1991

Papa Giovanni Paolo II firma il Decreto che riconosce l’eroicità delle virtù della Serva di Dio. Con questo atto Gianna diventa Venerabile

Grajaù

30 novembre 1981-

15 gennaio 1982

Viene istruito un Processo Cognizionale per l’ascolto dei testimoni e la raccolta della documentazione scientifica su di un avvenimento straordinario ottenuto per intercessione della Beata Gianna, verificatosi nel 1977 a Grajaù, Stato del Maranão, Brasile, a favore di una donna di religione protestante.

Grajaù

30 ottobre 1986-

18 novembre 1986

Processo Addizionale, durante il quale viene ascoltato il medico curante

Grajaù

8 agosto 1987-

2 novembre 1987

Processo Suppletivo, durante il quale viene ascoltata la sanata.

L’Inchiesta diocesana viene quindi consegnata alla Congregazione delle Cause dei Santi dal postulatore, Padre Bernardino da Siena

9 dicembre 1990

Come postulatore subentra Padre Paolino Rossi, dopo la rinunzia di Padre Bernardino da Siena per le sue condizioni di salute sempre più precarie.
27 settembre 1991
L’Inchiesta diocesana ottiene il Decreto di validità

5 marzo 1992

La Consulta Medica si pronuncia all’unanimità sulla straordinarietà e inspiegabilità scientifica del caso

22 maggio 1992

I Rev.mi Consultori Teologi esaminano il caso, con esito positivo

17 novembre 1992

I Rev.mi Padri Cardinali esaminano il caso, con esito positivo

21 dicembre 1992

Promulgazione del Decreto, con chiusura di tutto il processo sul miracolo, alla presenza del Santo Padre (Sua Santità firma il Decreto di validità del miracolo)

24 aprile 1994

Il Santo Padre in Piazza S. Pietro a Roma proclama Gianna Beretta Molla Beata come madre di famiglia

31 maggio-1 agosto 2001

Il Tribunale ecclesiastico di Franca, São Paulo, Brasile, istruisce una regolare Inchiesta diocesana per l’ascolto dei testimoni e la raccolta della documentazione scientifica su di un avvenimento straordinario ottenuto per intercessione della Beata Gianna, verificatosi negli anni 1999-2000 nella Diocesi di Franca, a favore di una insegnante cattolica

20 settembre 2001

S.E. Dom Diógenes Matthes Silva, Vescovo di Franca, consegna alla Congregazione delle Cause dei Santi l’Inchiesta diocesana

22 febbraio 2002

L’Inchiesta diocesana ottiene il Decreto di validità

10 aprile 2003

La Consulta Medica si pronuncia all’unanimità (5 su 5) sulla straordinarietà e inspiegabilità scientifica del caso

17 ottobre 2003

I Rev.mi Consultori Teologi esaminano il caso, con esito positivo

16 dicembre 2003

I Rev.mi Padri Cardinali esaminano il caso, con esito positivo

20 dicembre 2003

Promulgazione del Decreto, con chiusura di tutto il processo sul miracolo, alla presenza del Santo Padre

19 febbraio 2004

Concistoro del Santo Padre e dei Cardinali, con conclusione ufficiale del Processo di Canonizzazione

16 maggio 2004

Sua Santità Giovanni Paolo II, in Piazza S. Pietro a Roma, ha proclamato Gianna Beretta Molla Santa

18 giugno 2008
Sua Ecc. Mons. Roberto Amadei, Vescovo di Bergamo, apre ufficialmente il Processo Diocesano di Beatificazione del fratello di Gianna, Servo di Dio Padre Alberto Beretta, presenti la sorella Madre Virginia e il fratello Mons. Giuseppe.

3 aprile 2010
Sabato santo
L’ing. Pietro Molla, marito di Gianna, la raggiunge in Paradiso. Egli riposa accanto a lei, nella Cappella della Famiglia Molla nel Cimitero di Mesero, insieme alla loro figlia Mariolina, alla sorella di Pietro, Teresina, morta di nefrite all’età di 23 anni, e ai genitori di Pietro, Maria Salmoiraghi e Luigi Molla