MITTITE RETE ET INVENIETIS

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: " Veniamo anche noi con te". Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando era già l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: " Figlioli, non avete nulla da mangiare?" Gli risposero: "No". Allora egli disse loro: " Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse:" E' il Signore!". (Gv 21, 1-7)

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mercoledì 2 marzo 2016

Santa Angela de la Cruz, vergine

Maria de los Angeles Guerrero y González, nacque a Siviglia il 30 gennaio 1846 da Francesco Guerrero e Giuseppina González, genitori di modeste condizioni sociali ma pieni di virtù cristiane.
Crebbe per questo in un ambiente molto religioso, aiutando i suoi genitori nei lavori manuali, specie nel cucito; di carattere molto docile e discreta, suscitava profonda ammirazione in quanti la conoscevano.
Ancora piccola dovette lasciare la scuola per lavorare in un laboratorio di calzature; nonostante ciò amava appartarsi per dedicarsi alla preghiera ed alle mortificazioni; nel 1871 a 25 anni, con un atto privato promise al Signore di vivere secondo i consigli evangelici.
Nella sua lunga esperienza di preghiera, vide una croce vuota davanti a quella di Cristo crocifisso e ciò le ispirò di immolarsi insieme a Gesù per la salvezza delle anime. Spinta da una forte vocazione, desiderò di entrare fra le Carmelitane, ma il suo direttore spirituale la indirizzò verso le Suore di Carità, ma per le precarie condizioni di salute fu costretta ad abbandonare, dopo poco tempo l’Istituto.
Ritornata in famiglia si dedicò tutta alle opere di carità verso i poveri. Seguendo con ubbidienza i consigli del direttore spirituale, prese a scrivere un diario spirituale nel quale esponeva dettagliatamente la regola di vita di una Comunità di religiose, che con la sua spiccata vocazione e con l’esperienza spirituale che viveva, sentiva di poter costituire.
Così nel 1875 a Siviglia, diede inizio alla Congregazione delle “Sorelle della Compagnia della Croce” per la cura degli infermi, nell’esercizio della più ardente carità. Il motto suo e dell’Istituzione fu “Farsi povero con il povero per portarlo a Cristo” che costituisce il fondamento della spiritualità e della missione della “Compagnia della Croce”.
La Santa Sede approvò l’Istituto nel 1904 che ebbe una rapida diffusione, imprimendo un impatto enorme sulla Chiesa e sulla società Sivigliana di quel tempo. Umile ed energica, Angela de la Cruz, questo il nome che prese quando diventò una religiosa, seppe infondere nell’animo delle sue figlie un crescente spirito di dedizione e di carità verso i bisognosi; per questo ammirata da tutti, venne chiamata dal popolo “madre dei poveri”.
Naturale e semplice, rifuggì da ogni gloria umana, ricercò la santità con uno spirito di mortificazione al servizio di Dio e dei fratelli e con questi sentimenti, lasciò questa terra il 2 marzo 1932 nella sua città di Siviglia, all’età di 86 anni.
La causa per la sua beatificazione fu introdotta presso la Congregazione dei Riti il 10 febbraio 1960. Papa Giovanni Paolo II, durante il suo primo pellegrinaggio in Spagna, la beatificò il 5 novembre 1982 nella sua Siviglia e lo stesso pontefice a distanza di 20 anni l’ha elevata agli onori degli altari della Chiesa universale, canonizzandola a Madrid il 4 maggio 2003, durante il suo quinto viaggio in terra spagnola.
Ricorrenza liturgica al 2 marzo. L'arcidiocesi di Siviglia la ricorda il 5 novembre, anniversario della beatificazione.
 

Autore:
Antonio Borrelli
 

lunedì 15 ottobre 2012

Santa Teresa d'Avila

Teresa Sanchez de Cepeda Dávila y Ahumada nasce ad Avila il 28 marzo del 1515. Quei pochi tratti che si conoscono della vita familiare di Teresa sono stati descritti direttamente dalla sua penna nella sua autobiografia. Ebbe tanti fratelli e sorelle, suo padre Alfonso era uomo di grande fede e caritevole verso gli ammalati e i poveri; la madre Beatrice, sposata in seconde nozze, era donna molto virtuosa, bella, intelligente ed onesta. Teresa entra nel Carmelo dell'Incarnazione ad Avila nel 1535, contro la volontà del padre. Comincia per lei un cammino, tracciato dal Signore, di grandi avvenimenti mistici, di fatiche spirituali e fisiche, che la vedono protagonista della storia dell'Ordine Carmelitano come riformatrice e fondatrice di 17 Monasteri, nonchè Madre e Maestra con i suoi scritti spirituali e di Dottrina. Teresa è donna di eccezionali talenti di cuore e di mente, la sua vita è attraversata da dolori e patimenti (misteriose malattie e la salute malferma l'accompagneranno per tutta la vita), ma non si sottrae mai a quello che il Signore le chiede per la salvezza della sua anima e dei suoi fratelli nella fede. Muore ad Alba de Tormes (Salamanca) il 15 ottobre 1582. Viene canonizzata nel 1622. Papa Paolo VI la proclama Dottore della Chiesa nel 1970.         

mercoledì 4 luglio 2012

Santa Elisabetta del Portogallo, Regina

Elisabetta nasce a Saragozza (Spagna) nel 1271. Suo Padre è il Re di Spagna Pietro III d'Aragona, la madre è figlia di Manfredi, successo nel Regno di Sicilia, al padre, l'Imperatore Federico II. Al battesimo le viene imposto il nome della santa prozia la Regina Elisabetta d'Ungheria. Elisabetta cresce in fretta, ad otto anni, recita l'ufficio divino, si mortifica, digiuna e compie opere di carità. A soli dodici anni viene data in sposa a Dionisio, Re del Portogallo. Alla corte della Casa Reale, pur non trascurando i doveri del suo stato, continua la sua intensa vita di fede. Nel 1290 nasce Costanza, la prima figlia che andrà in sposa a Ferdinando IV di Castiglia. L'anno dopo nasce l'erede al trono Alfonso IV. Il matrimonio di Elisabetta fu molto travagliato a causa delle continue infedeltà del marito, che ella sopporta con grande coraggio e forza, non venendo mai meno alla sua opera come pacificatrice in famiglia e consigliera del marito stesso, riuscendo a smorzare le tensioni tra Aragona, Portogallo e Spagna. Dionisio si converte dalla sua cattiva condotta e trascorre gli ultimi anni della sua vita accanto alla sua santa sposa, che neanche le calunnie contro di lei per presunta infedeltà coniugale avevano potuto distrarla dal suo amore e rispetto dovuti allo sposo. Nel 1325 Dionisio muore ed Elisabetta  rinuncia al mondo, si taglia i capelli, e veste l'abito del terz'ordine Francescano e si reca pellegrina a San Giacomo de Compostela. In suffragio del re defunto, offre al santuario la corona d'oro che aveva portato il giorno del matrimonio, con altri ricchissimi doni. Il vescovo della città le dona in cambio un bastone di pellegrino e una borsa che la santa  porterà con sé nella tomba. Rientrata a corte fa fondere le sue argenterie a favore delle chiese, divide i diademi e le altre insegne regali tra la sovrana Beatrice e le sue nipoti e, a Coimbra, fa terminare la costruzione del monastero di Santa Chiara. In esso intendeva terminare la vita, ma ne fu distolta da savi sacerdoti, per ragioni di Stato e per non privare tanti bisognosi dei suoi aiuti. Elisabetta si accontentò di portare sempre l'abito della penitenza e di fare costruire presso il monastero un appartamento che le consentisse, con il permesso della Santa Sede, di ritirarvisi sovente a pregare, a conversare e a pranzare con le religiose. 
Muore il 4 luglio 1336 dopo che la Vergine Maria le era apparsa. Viene canonizzata il 24 giugno 1626 da Papa Urbano VIII. 
Il suo corpo incorrotto si trova a Coimbra nella chiesa della Clarisse.     


OGGI LA SANTA CHIESA RICORDA ANCHE IL BEATO PIER GIORGIO FRASSATI CHE TROVATE QUI