MITTITE RETE ET INVENIETIS

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: " Veniamo anche noi con te". Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando era già l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: " Figlioli, non avete nulla da mangiare?" Gli risposero: "No". Allora egli disse loro: " Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse:" E' il Signore!". (Gv 21, 1-7)

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mercoledì 22 febbraio 2017

Santa Margherita da Cortona, mistica

Margherita nasce a Laviano, un paesino in provincia di Pisa, nel 1247, da una povera famiglia di contadini. Diventa presto orfana di mamma, suo padre si risposa e Margherita viene allevata da una matrigna gelosa e bisbetica, in mezzo a maltrattamenti ed angherie. Essendo molto bella è ammirata e corteggiata e all'età di 17 anni scappa di casa per realizzare il suo sogno d’amore con un giovane nobile di Montepulciano, Raniero dei Pecora, signori di Valiano, che la porta con sé nel suo castello e la fa sua amante per nove anni, ma che non la sposa, nemmeno quando dalla loro unione nasce un figlio. Raniero nel 1273, durante una battuta di caccia viene assassinato. Si dice che sia stato un cagnolino ad aiutare Margherita a ritrovarne il cadavere. Subito dopo il funerale la famiglia di lui la caccia sdegnosamente di casa insieme al figlio e così Margherita, da un giorno all’altro, passa dalle agiatezze di una vita mondana e dispendiosa alle misere condizioni di una ragazza madre, senza un tetto e senza di che mangiare. Va a stabilirsi a Cortona, trovando una casa e un lavoro come ostetrica, e qui avviene la sua metamorfosi. Conquistata dall’ideale francescano affida la cura del figlio ai frati minori di Arezzo e nel 1277 divenne terziaria e oblata francescana per dedicarsi agli ammalati poveri, visitandoli e curandoli a domicilio. Raduna attorno a sé un gruppo di volontarie e insieme a loro organizza una rete fittissima di carità per chiunque abbia bisogno di aiuto e così nel 1278 apre il primo ospedale per i poveri di Cortona. L’assistenza è assicurata dalla confraternita delle Poverelle e dai Mantellati, per la quale ha scritto gli Statuti di chiara impronta francescana ed alla quale, soprattutto, offre la testimonianza della sua vita interamente votata ai più deboli. Scende in piazza, quando è necessario, per pacificare gli animi e per rasserenare il turbolento clima politico del suo tempo, ma, soprattutto, Margherita si dedica ad una intensa vita di preghiera e ad una grande penitenza, che la portano alle più alte vette della mistica, nella Rocca sopra Cortona, dove ha ricavato una piccola cella in cui vive gli ultimi anni in meditazione e solitudine. Qui muore il 22 febbraio 1297, ad appena 50 anni. Nel 1728 papa Benedetto XIII la proclama santa. Il suo corpo incorrotto è custodito a Cortona.

mercoledì 2 marzo 2016

Santa Angela de la Cruz, vergine

Maria de los Angeles Guerrero y González, nacque a Siviglia il 30 gennaio 1846 da Francesco Guerrero e Giuseppina González, genitori di modeste condizioni sociali ma pieni di virtù cristiane.
Crebbe per questo in un ambiente molto religioso, aiutando i suoi genitori nei lavori manuali, specie nel cucito; di carattere molto docile e discreta, suscitava profonda ammirazione in quanti la conoscevano.
Ancora piccola dovette lasciare la scuola per lavorare in un laboratorio di calzature; nonostante ciò amava appartarsi per dedicarsi alla preghiera ed alle mortificazioni; nel 1871 a 25 anni, con un atto privato promise al Signore di vivere secondo i consigli evangelici.
Nella sua lunga esperienza di preghiera, vide una croce vuota davanti a quella di Cristo crocifisso e ciò le ispirò di immolarsi insieme a Gesù per la salvezza delle anime. Spinta da una forte vocazione, desiderò di entrare fra le Carmelitane, ma il suo direttore spirituale la indirizzò verso le Suore di Carità, ma per le precarie condizioni di salute fu costretta ad abbandonare, dopo poco tempo l’Istituto.
Ritornata in famiglia si dedicò tutta alle opere di carità verso i poveri. Seguendo con ubbidienza i consigli del direttore spirituale, prese a scrivere un diario spirituale nel quale esponeva dettagliatamente la regola di vita di una Comunità di religiose, che con la sua spiccata vocazione e con l’esperienza spirituale che viveva, sentiva di poter costituire.
Così nel 1875 a Siviglia, diede inizio alla Congregazione delle “Sorelle della Compagnia della Croce” per la cura degli infermi, nell’esercizio della più ardente carità. Il motto suo e dell’Istituzione fu “Farsi povero con il povero per portarlo a Cristo” che costituisce il fondamento della spiritualità e della missione della “Compagnia della Croce”.
La Santa Sede approvò l’Istituto nel 1904 che ebbe una rapida diffusione, imprimendo un impatto enorme sulla Chiesa e sulla società Sivigliana di quel tempo. Umile ed energica, Angela de la Cruz, questo il nome che prese quando diventò una religiosa, seppe infondere nell’animo delle sue figlie un crescente spirito di dedizione e di carità verso i bisognosi; per questo ammirata da tutti, venne chiamata dal popolo “madre dei poveri”.
Naturale e semplice, rifuggì da ogni gloria umana, ricercò la santità con uno spirito di mortificazione al servizio di Dio e dei fratelli e con questi sentimenti, lasciò questa terra il 2 marzo 1932 nella sua città di Siviglia, all’età di 86 anni.
La causa per la sua beatificazione fu introdotta presso la Congregazione dei Riti il 10 febbraio 1960. Papa Giovanni Paolo II, durante il suo primo pellegrinaggio in Spagna, la beatificò il 5 novembre 1982 nella sua Siviglia e lo stesso pontefice a distanza di 20 anni l’ha elevata agli onori degli altari della Chiesa universale, canonizzandola a Madrid il 4 maggio 2003, durante il suo quinto viaggio in terra spagnola.
Ricorrenza liturgica al 2 marzo. L'arcidiocesi di Siviglia la ricorda il 5 novembre, anniversario della beatificazione.
 

Autore:
Antonio Borrelli
 

giovedì 9 luglio 2015

Santa Veronica Giuliani, vergine

Orsola nasce il 27 dicembre del 1660 a Mercatello sul Metauro (Pesaro) da Francesco e Benedetta Mancini. E' una delle più grandi mistiche della storia. Ebbe numerose rivelazioni e ricevette le stimmate. Fin dalla più tenera età fu fatta oggetto di grandi doni da parte del Signore: a soli cinque mesi prese a camminare da sola per recarsi a venerare un quadro raffigurante la SS. Trinità. Non aveva ancora sette mesi quando ammonì un negoziante poco onesto. A due o tre anni cominciò a godere delle frequenti visioni di Gesù e Maria. 
Nella fanciullezza, sentendo leggere la vita dei martiri, la santa concepì grande desiderio di patire per amore di Gesù e, desiderosa di soffrire  tutto quello che aveva patito il Signore, che nella settimana santa  le appariva coperto di piaghe, si disciplinava con una grossa corda e si sottoponeva a grandissimi sacrifici.
Il 17 luglio 1677 entrò nel monastero delle Cappuccine di Città di Castello (Perugia).  Qui Dio le elargì un'innumerevole quantità di grazie, doni, privilegi, visioni, estasi, carismi singolari, fenomeni mistici, che in obbedienza al vescovo e confessore del monastero riportò in un diario. Scrisse 21.000 pagine raccolte in 44 volumi! Dopo che Gesù elevò Suor Veronica al suo mistico sposalizio, fu soddisfatta nella sua ardente brama di patire per Lui. In modo misterioso, ma reale e visibile, sperimentò a uno a uno tutti i martiri e gli oltraggi della sua Passione. Nel 1694 divenne maestra delle novizie e ricevette nel capo l'impressione delle spine. Dopo tre anni di digiuno a pane e acqua, il venerdì santo del 1697 le apparvero le stimmate e nel cuore ebbe impressi gli strumenti della Passione. Soffriva talmente, anche in modo visibile agli altri, che veniva chiamata la "sposa del crocifisso".
 
A causa dei fenomeni soprannaturali suor Veronica venne  controllata a lungo e severamente dalle autorità ecclesiastiche competenti e di proposito, fu trattata come una folle, una simulatrice e una bugiarda, fino a  chiuderla in una cella simile ad una prigione. A queste sofferenze suor Veronica univa di continuo indicibili penitenze, accesissime preghiere per la conversione dei peccatori. Sottomessa sempre in vita ai superiori, la santa volle morire il 9 luglio del 1727 dopo 33 giorni di malattia, appena il confessore, il P. Guelfi, le disse: "Suor Veronica, se è volontà di Dio che l'ordine del suo ministro intervenga in quest'ora suprema, vi comando di rendere lo spirito". Il suo corpo riposa sotto l'altare maggiore della chiesa delle Cappuccine in Città di Castello.  E' santa dal 1839.

mercoledì 19 novembre 2014

Santa Matilde, monaca benedettina

 
Della sua vita si sa ben poco, le scarse notizie che si trovano nel libro da lei scritto - Liber Gratiae Specialis - e in quello dell'Araldo del divino amore di Santa Gertrude di Helfta, sono tutto quanto sappiamo di questa importante monaca e mistica dell'Ordine benedettino vissuta nel Medioevo.
 
Nacque attorno al 1240 nel castello di Helfta, in Sassonia, da una delle più nobili e potenti famiglie della Turingia, i Von Hackerborn imparentata con l’imperatore Federico II.
La sorella maggiore, Gertrude, fu badessa nel convento di Helfta.
All'età di sette anni Matilde venne accolta come educanda nel monastero benedettino di Roderdsdorf. Qui la sua vocazione crebbe e la giovane decise di indossare il velo.
Nel 1258 raggiunse la sorella maggiore a Helfta dove, tre anni più tardi, le venne affidata la cura di una giovane monaca che resterà nella storia con il nome di santa Gertrude la Grande o di Helfta. Proprio a quest'ultima Matilde confessò le proprie visioni mistiche.
Da queste confidenze nascerà poi uno dei libri più noti della mistica medievale: il Libro della Grazia speciale (Liber Gratiae specialis).
Matilde ebbe grandi doti intellettuali ed artistiche. Essendo particolarmente dotata nel canto, veniva chiamata l'usignolo di Helfta, le venne affidata la direzione del coro del monastero.  La lode di Dio era per lei l'occupazione primaria della sua vita e l'espressione più profonda ed alta della sua  esistenza. Nella recita e nel canto del divino ufficio tutta la sua anima religiosamente vibrava. Le parole fluivano dolci dalle sue labbra e spesso, durante l'ufficiatura, veniva rapita in estasi. Tutto il suo raccoglimento, la sua pietà e la sua devozione convergevano verso la liturgia, donde essa ricavava ampi lumi di contemplazione e ardente amore divino. Con diligente cura custodiva i suoi sensi infliggendosi dure penitenze e con coraggio mortificava il suo delicato corpo per compensare generosamente, dinanzi alla maestà divina, il male commesso dai peccatori.
La sua grande umiltà, nonostante le sua applicazione costante nell'esercizio delle virtù, la portava ad accusarsi talvolta di pigrizia e di tristezza. Soffriva di atroci mal di testa, che negli ultimi anni (dal 1290 e più ancora dal 1295) si aggravarono, unitamente ad altre infermità, sottoponendola a un vero martirio. Ricevette l'Estrema Unzione il 18 ottobre del 1299 e morì «offrendo il suo cuore al Salvatore e immergendolo in quello di lui» il 19 novembre 1299.

 
 
 

mercoledì 16 ottobre 2013

Santa Edvige, monaca e duchessa di Slesia e di Polonia

Hedwig nasce ad Andescj in  Baviera nel 1174  e muore a Trebnitz in Polonia il 15 ottobre 1243.
 I genitori Bertoldo e Agnese, di alta nobiltà bavarese, la preparano a un matrimonio importante, facendola studiare alla scuola delle monache benedettine di Kitzingen, presso Würzburg. E a 16 anni, infatti, Edvige sposa a Breslavia (attuale Wroclaw, in Polonia) il giovane Enrico il Barbuto, erede del ducato della Bassa Slesia. Quattro anni dopo, Enrico succede al padre Boleslao e così lei diventa duchessa.
Questo territorio slesiano fa parte ancora del regno di Polonia, ma si sta germanizzando.I suoi duchi, già dal tempo di Federico Barbarossa (morto nel 1190) gravitano nell’orbita dell’Impero germanico; la feudalità locale è invece di stirpe polacca, come la maggioranza degli abitanti, ai quali però si sta mescolando una forte immigrazione di tedeschi. Edvige mette al mondo via via sei figli: Boleslao, Corrado, Enrico detto il Pio, Agnese, Sofia e Gertrude. E si rivela buona collaboratrice del marito nel difficile governo del ducato: guadagna la simpatia dei sudditi polacchi imparando la loro lingua, promuove l'assistenza ai poveri, come fanno e faranno molte altre sovrane; ma con una differenza: lei vive la povertà in prima persona, giorno per giorno, con le regole severe che si impone, eliminando dalla sua vita tutto quello che può distinguerla da una donna di condizione modesta. A cominciare dall’abbigliamento. I biografi parlano degli abiti usati che indossa, delle calzature logore, delle cinture simili a quelle dei carrettieri.
È poco fortunata con i figli, che non avranno rapporti affettuosi con lei, e che moriranno quasi tutti ancora giovani, tranne Gertrude. Suo marito, Enrico il Barbuto, muore nel 1238, e gli succede il figlio Enrico il Pio, che già nel 1241 viene ucciso in combattimento contro un’incursione mongola presso Liegnitz (attuale Legnica).
Disgrazie in serie, dunque. Ma i biografi dicono che lei le affronta ogni volta senza lacrime. Forse perché è tedesca.E fors’anche perché è molto legata all’ambiente monastico del tempo, con tutto il suo rigore. (Alle molte preghiere e pie letture, Edvige accompagna anche penitenze fisiche durissime). Eppure, quando si ritrova sola, non pensa di “fuggire dal mondo” subito, entrando in monastero. No, prima bisogna pensare ai poveri, come dirà alla figlia Gertrude, non per motivi di buona politica, ma perché i poveri sono “i nostri padroni”. E questo linguaggio richiama «la spiritualità degli Ordini mendicanti e in particolare quella dei Francescani, tra i quali Edvige, negli ultimi anni della sua esistenza, scelse il proprio confessore» (A. Vauchez, La santità nel Medioevo, ed. Il Mulino).
Entra infine nel monastero cistercense di Trebnitz (l’attuale Trzebnica) fondato da lei nel 1202. E qui vive da monaca. Anzi, da monaca superpenitente. Muore anche da monaca, chiedendo di essere sepolta nella tomba comune del monastero. Tedeschi e polacchi di Slesia sono concordi nel chiamarla santa: nel 1262, sotto papa Urbano IV, incomincia la causa per la sua canonizzazione, e nel 1267 papa Clemente IV la iscrive tra i santi. Il corpo sarà in seguito trasferito nella chiesa del monastero.

Autore:
Domenico Agasso

mercoledì 30 gennaio 2013

Santa Giacinta Marescotti

A Vignanello, in provincia di Viterbo, il 6 marzo del 1585, nel castello di Vignanello, nasce Clarice la figlia del principe Marcantonio Marescotti. Clarice è molto bella e, appena cresciuta, sogna un matrimonio degno del suo casato. Si presenta anche il partito giusto nella persona di un giovane marchese. I genitori, però, preferiscono dargli in sposa Ortensia la figlia minore. Grande è la delusione di Clarice che reagisce rendendo la vita impossibile a genitori e parenti. Da parte sua il principe Marcantonio costringe la figlia a entrare nel convento delle clarisse. Clarice non si arrende e, per evitare di essere costretta alla stretta clausura si fa terziaria francescana e prende il nome di Giacinta. Vive in convento, ma in un appartamentino ben arredato e servita da due novizie, per quindici anni -ella stessa dirà- una vita "di molte vanità et schiocchezze". All'età di 30 anni, dopo una grave malattia di lei e alcune morti in famiglia, avviene la profonda trasformazione. Per suor Giacinta cominciano ventiquattro anni straordinari e durissimi, in povertà totale e di continue penitenze, con asprezze oggi poco comprensibili, ma che rivelano energie nuove e sorprendenti. Dalle due camerette raffinate lei passa a una cella derelitta per vivere di privazioni: ma al tempo stesso, di lì, compie un’opera singolare di “riconquista”. Personaggi lontani dalla fede vi tornano per opera sua, e si fanno suoi collaboratori nell’aiuto ad ammalati e poveri. Un aiuto che Giacinta, la penitente, vuole sistematico, regolare, per opera di persone fortemente motivate. Questa mistica si fa organizzatrice di istituti assistenziali come quello detto dei “Sacconi” (dal sacco che i confratelli indossano nel loro servizio) che aiuta poveri, malati e detenuti, e che si perpetuerà fino al XX secolo. E come quello degli Oblati di Maria, chiamati a servire i vecchi. Nella sua stanza dopo essersi liberata del superfluo, l'unico ornamento è una grande croce che in continuazione le ricorda che «Gesù, il mio amore, è stato Crocefisso». Medita di continuo sui dolori della passione, è devota dello Spirito Santo, lo invoca di continuo perché accresca il suo amore. L’amore di Dio trascina con sé anche l’attenzione per il prossimo. Ai più poveri dona il suo cibo, le vesti, le coperte del letto. Muore a Viterbo il 30 gennaio 1640, ed è subito venerata come santa dalle consorelle e dai fedeli, tanto che, subito dopo la sua morte, tutta Viterbo accorre presso la chiesa dov’è esposta la salma, portando via un pezzetto del suo abito, sicché bisognerà rivestirla tre volte. Santa Giacinta riposa nella chiesa del monastero delle Clarisse a Viterbo, distrutta dalla guerra 1940-45 e ricostruita nel 1959. La sua canonizzazione sarà celebrata da Pio VII nel 1807.

martedì 16 ottobre 2012

Santa Margherita Maria Alacoque





Margherita nasce il 22
luglio 1647 a Verosvres (Francia) figlia di Claude, notaio e Philiberte. Entra nel Monastero della Visitazione di Paray-le-Monial a ventiquattro anni, vincendo le resistenze dei familiari che invece avevano deciso di sposarla. Il 27 dicembre 1673 Margherita ha un'apparizione, è Gesù che le domanda una particolare devozione al suo Sacro Cuore. Per tali 'incontri mistici' (ne avrà in tutto 17) Margherita subisce maltrattamenti e persecuzioni per l'incomprensione da parte delle sue consorelle e dei superiori, che la giudicavano una fanatica visionaria, fino al provvidenziale incontro col Beato Claudio La Colombière, che divenne preziosa e autorevole guida della mistica suora della Visitazione, che le ordina di scrivere le sue esperienze mistiche, rendendo pubbliche le rivelazioni da lei avute. Margherita Maria sin dall'ingresso nel Monastero si offre vittima al Cuore di Gesù in cambio riceve grazie straordinarie che vive nell'umiltà, nel nascondimento, tra aspre penitenze e mortificazioni, come lei stessa scrive nella sua autobiografia:


« Dormivo sopra un asse o sopra bastoni nodosi, e poi mi battevo con la disciplina, cercando rimedio ai conflitti e ai dolori che sentivo dentro me. Tutto quanto potevo soffrire esteriormente, sebbene le umiliazioni e le contraddizioni di cui ho parlato prima fossero continue e aumentassero invece di diminuire, mi pareva un sollievo in confronto alle pene che soffrivo dentro me e che mi facevo violenza per sopportare in silenzio e tenere nascoste, come il mio buon Maestro m'insegnava. ».
 
Muore il 17 ottobre 1690. Per ispirazione di santa Margherita Maria nasce la devozione al Sacro Cuore di Gesù e la pratica dei primi nove venerdi del mese.  

  

 


lunedì 15 ottobre 2012

Santa Teresa d'Avila

Teresa Sanchez de Cepeda Dávila y Ahumada nasce ad Avila il 28 marzo del 1515. Quei pochi tratti che si conoscono della vita familiare di Teresa sono stati descritti direttamente dalla sua penna nella sua autobiografia. Ebbe tanti fratelli e sorelle, suo padre Alfonso era uomo di grande fede e caritevole verso gli ammalati e i poveri; la madre Beatrice, sposata in seconde nozze, era donna molto virtuosa, bella, intelligente ed onesta. Teresa entra nel Carmelo dell'Incarnazione ad Avila nel 1535, contro la volontà del padre. Comincia per lei un cammino, tracciato dal Signore, di grandi avvenimenti mistici, di fatiche spirituali e fisiche, che la vedono protagonista della storia dell'Ordine Carmelitano come riformatrice e fondatrice di 17 Monasteri, nonchè Madre e Maestra con i suoi scritti spirituali e di Dottrina. Teresa è donna di eccezionali talenti di cuore e di mente, la sua vita è attraversata da dolori e patimenti (misteriose malattie e la salute malferma l'accompagneranno per tutta la vita), ma non si sottrae mai a quello che il Signore le chiede per la salvezza della sua anima e dei suoi fratelli nella fede. Muore ad Alba de Tormes (Salamanca) il 15 ottobre 1582. Viene canonizzata nel 1622. Papa Paolo VI la proclama Dottore della Chiesa nel 1970.         

lunedì 17 settembre 2012

Santa Hildegarde di Bingen

Hildegarde nasce a Bermersheim vor der Höhe(Assia) nel Castello di Boeckenheim, nel 1098 ultima di dieci figli, da famiglia di nobili origini. Viene portata nel Monastero Benedettino di Disinbodenberg all'età di otto anni come scolara, ma vi resta prendendo i voti come monaca. Nel 1136 diventa Abbadessa. Nel 1147 fonda un Monastero a Bingen, dove si trasferisce, e nel 1165 ne fonda un altro ad Eibingen. Hildegarde è una monaca che ha esperienze mistiche, parla del Cielo e della terra, è colta, scrive musica, riceve messaggi dal Signore, discute con maestri di teologia, di dogmatica e di morale, è esperta di medicina e di scienze naturali, cosmologia, drammaturgia, linguistica, è scrittrice, naturalista, filosofa, poetessa, compositrice. Sono documentati i suoi incontri con Federico Barbarossa, Filippo d'Alsazia, san Bernardo (al quale scrive delle sue esperienze mistiche), Eugenio III. Nonostante sia delicata e di salute cagionevole, intraprende numerosi viaggi per visitare i monasteri, predicare nelle piazze, affrontando una lunga vita piena di lavoro, lotte, contrasti spirituali e di sacrifici. Il suo carattere e le sue capacità esprimono appieno il significato del suo nome 'colei che è audace in battaglia'. Il 17 settembre 1179 termina questa sua battaglia fatta nel nome del Signore. Il suo processo di canonozzazione iniziato tanti secoli fa non si è mai concluso, ma Hildegarde è sempre stata venerata come santa. Papa Benedetto XVI il 10 maggio 2012 l'ha ufficialmente elevata agli onori degli altari e il 7 ottobre la proclamerà Dottore della Chiesa.
Le sue reliquie si trovano nel Monastero Benedettino di Rüdesheim am Rhein (sito ufficiale) .
Oggi la Chiesa ricorda anche san Roberto Bellarmino (qui)   Federico Barbarossa, Filippo d'Alsazia, san Bernardo, Eugenio III 

domenica 12 agosto 2012

Santa Giovanna Francesca de Chantal

Nasce il 23 gennaio 1572 a Digione (Francia) da Benigno Frémyot e Margherita di Berbisey, famiglia nobile. A un anno di età rimane orfana di madre. Viene educata virilmente dal padre, secondo presidente del parlamento di Francia, uomo insigne per pietà e fede. A vent'anni sposa Cristoforo de Rabutin barone di Chantal. Il loro è un matrimonio d'amore dal quale nascono sei figli, due dei qulai moriranno alla nascita. La baronessa de Chantal viene chiamata 'la dama perfetta', è dolce, buona, intelligente, umile, generosa, virtuosa, saggia amministratrice dei beni di famiglia, premurosa verso tutti e soprattutto verso i poveri ed i bisognosi della sua città, senza trascurare la preghiera e la vita di fede. Purtroppo a ventinove anni rimane vedova, il marito muore in seguito ad un incidente di caccia.

Il suocero, barone di Chantal, la informa che deve subito trasferirsi da lui, a Monthélon se desidera che i figli prendano parte all’eredità e lei accetta, pur sapendo che nella residenza dell’anziano barone comanda una «servapadrona». Per lungo tempo dovrà sopportare le angherie di quest’ultima.
Anche nella sua nuova residenza il suo nome inizia a rendersi noto per la sua carità. Non è più chiamata 'dama perfetta', ma la 'nostra buona signora'.
A Digione il 5 marzo 1604 conosce il vescovo di Ginevra san Francesco di Sales che diventerà il suo direttore spirituale. Nasce così un sodalizio spirituale e fraterno tra i due che si interromperà solo con la morte del santo vescovo il 28 dicembre 1622.
Nel 1610 firma, di fronte al notaio, un atto con il quale si spoglia di tutti i beni in favore dei figli. Lascia la famiglia e parte per Annecy e il 6 giugno, insieme a due compagne, Giacomina Favre e Giovanna Carlotta de Bréchard entra nella piccola ed umile «casa della Galleria», culla dell’Ordine della Visitazione.
Giovanna Francesca vede morire, dopo il marito, tutti i suoi figli, tranne una, generi, fratelli e nuora ed anche le sue prime e preziose collaboratrici. Il Signore la spoglia dei suoi affetti più cari e lei si aggrappa sempre più alla croce del suo Amore Divino, sempre più protesa a servirlo e ad amarlo nei fratelli. San Vincenzo dè Paoli sarà suo discepolo ed ammiratore. Guiderà l'Ordine fino alla morte avvenuta il 13 dicembre 1641 nel monastero di Moulins, lasciando 87 Monasteri da lei fondati. Lascia un epistolario ben nutrito in cui traspare la sua vita mistica, la sua personalità forte ed equilibrata, la lotta durissima contro le tentazioni verso la fede che la tormentarono per quarant'anni.
Viene canonizzata nel 1767.    
  

sabato 11 agosto 2012

Santa Chiara d'Assisi

Chiara nasce ad Assisi nel 1194 da una ricca e nobile famiglia. Ancora giovinetta conosce San Francesco e ne resta affascinata, tanto che appena diciottenne fugge di casa per raggiungerlo alla Porziuncola e condividere lo stesso ideale di vita consacrata. Francesco le taglia i capelli e le fa indossare il saio. Per sfuggire al padre, che tenta anche con la violenza di riportarla a casa, si rifugia nella chiesa di San Damiano, luogo dove nasce l'Ordine femminile delle Clarisse. Chiara viene nominata badessa, è donna di grande austerità, pietà e carità. Mangia solo pane che le viene donato in elemosina, veste panni ruvidi ed indossa un aspro cilicio. Per sè e per le sue monache chiede di vivere in povertà assoluta. Prima della morte ottiene l'approvazione della Regola. Dal 25 luglio 1253 malata, non si alimenta più, resta in attesa che Papa Innocenzo IV, in visita ad Assisi, conceda anche alle monache il privilegio di vivere in povertà come Francesco ha voluto per i suoi fraticelli. L'11 agosto un messo papale porta la bolla con l'approvazione delle Regola. Chiara è rapita in estasi, nelle sue mani stringe la pergamena, sorride e rende serenamente l'anima a Dio. Solo due anni dopo la morte il Papa Alessandro IV la proclama santa. Il corpo incorrotto riposa ad Assisi nella chiesa del Monastero delle Clarisse, dove possiamo anche vedere abiti ed oggetti a lei appartenuti. Santa Chiara nella sua vita in monastero operò tanti miracoli, uno in particolare merita di essere ricordato per la valenza storica e religiosa. Nel 1243 Assisi è minacciata dall'esercito dell'imperatore Federico II che conta tra le sue fila anche soldati Saraceni. Chiara sbaragliò quegli uomini, salvando Assisi, mostrando loro la pisside contenente il Santissimo Sacramento!
 
Da leggere anche l'articolo di M. Introvigne su Santa Chiara

lunedì 23 luglio 2012

Santa Brigida di Svezia, patrona d'Europa


Brigida nasce nel  Castello di Finsta (Svezia) nel 1303 da genitori pii e di alto rango, legati alla Casa regnante di Svezia. Suo padre Birger Persson è il Governatore di Uplandia, sua madre Ingeborg Bengsdotter appartiene alla vecchia stirpe reale dei Folkunghi. A soli dieci anni Brigida ha la sua prima conversazione con Cristo. A quattordici anni sposa il diciottenne Ulf Gudmarsson anch'egli di nobile famiglia e Governatore di Ostrogotia. 'Per circa due anni Ulf e Brigida vissero come fratello e sorella, finchè non ebbero raggiunto tra di loro una comunione di cuori sufficientemente robusta per sopportare insieme le passioni. E questa offerta a Dio della primizia della loro unione richiamò su di loro per tutta la vita le benedizioni celesti; una pace benedetta fondata sulla verace unione dei cuori. Non ardeva il fuoco dei sensi sul loro focolare, e perciò la loro casa era piena di calore, di luce e di tranquillità.'( Santa Brigida di Svezia - Giovanni Joergensen - Ed. Morcelliana ). In seguito la coppia ebbe otto figli, quattro maschi e quattro femmine, che Brigida educò con grande saggezza alla vita cristiana. Visse alla Corte svedese, fu dama della Regina Bianca di Namur. Oltre a questa alta carica di corte, la vita di santa Brigida si divise tra l'amministrazione dei numerosi beni di famiglia e i suoi doveri di sposa e di madre. Inoltre la vita di corte la mise in diretto contatto con la travagliata vita politica del tempo, suscitando un vivo interesse anche per la politica europea. Al centro della sua vita, però, resta indiscutibilmente la religione. Chiamò presso il Castello di Ulsàva, dove dimorava, il primo teologo svedese del suo tempo, il Canonico Magister Matthias, quale confessore e consigliere personale. Attraverso il suo insegnamento prese conoscenza della letteratura mistica ed apocalittica, nonchè si perfezionò nello studio delle Sacre Scritture e nella meditazione delle opere di san Bernardo di Chiaravalle. Nel 1341 i coniugi si recano in pellegrinaggio a Santiago di Compostela; nel viaggio di ritorno Ulf viene miracolosamente salvato da morte certa, così decidono al ritorno in Patria di abbracciare la vita religiosa. Ulf entra nel Monastero Cistercense ad Alvastra dove vi muore assistito da Brigida nel 1344. Brigida, rimasta vedova, decide di ritirarsi in un edificio annesso al Monastero. Qui comincia ad avere esperienze mistiche e rivelazioni sulle Passione del Signore, che ella trascrive in otto volumi. Nel 1350 si reca a Roma per lucrare l'Anno Santo. Vi rimane fino al 1373 anno della sua morte. Prima di partire traccia la Regola di una comunità monastica ma fu sua figlia, Santa Caterina di Svezia, a poter dar vita al Monastero di San Salvatore a Vadstena secondo i desideri della madre. A Roma prende dimora in piazza Farnese 96, luogo dove ancora oggi è possibile visitare le celle dove santa Brigida e sua figlia Caterina soggiornarono. Dopo la morte le sue spoglie mortali vengono riportate in Svezia, a Vadstena.
Santa Brigida è una grande figura di donna, è la Santa nazionale della Svezia, nonchè Patrona d'Europa insieme a santa Caterina da Siena e a santa Teresa Benedetta della Croce.  

domenica 29 aprile 2012

Santa Caterina da Siena


Caterina nasce a Siena il 25 marzo 1347 insieme ad una sorella gemella che morirà ancora neonata. E' la ventiquattresima figlia dei venticinque che Giacomo Benincasa e Lapa di Puccio dè Piacenti metteranno al mondo. All'età di sei anni le appare, per la prima volta, Gesù Cristo che la invita a seguirlo. A sette anni, davanti alla Madonna, fa voto di verginità e intraprende la via della perfezione cristiana: digiuna, prega, si mortifica con aspre penitenze, mangia e dorme pochissimo, porta un cilicio e combatte contro i genitori che, dall'età di dodici anni, vorrebbero maritarla. Caterina per evitare il matrimonio si taglia i capelli e si copre il capo con un velo bianco. La madre da quel momento la fa oggetto di grandi maltrattamenti, che Caterina accetta docilmente ed umilmente come prova. Una notte, in sogno, San Domenico le assicura che indosserà l'abito delle Mantellate Domenicane. La mattina dopo annunzia ai genitori la ferma intenzione di farsi suora. Il padre accondiscende perchè vede una colomba bianca posarsi sul capo della sua figliola assorta in preghiera. Così Caterina veste l'abito della Mantellate (terz'ordine laicale), nel 1363,  continuando a vivere nel mondo, ma  pronunciando i voti di castità, povertà ed obbedienza. Caterina non sa leggere nè scrivere, ma è il Signore stesso che glielo insegnerà. Nel 1367 si compiono le nozze mistiche e Caterina promette di dedicare la sua vita alla conversione dei peccatori, alla riforma della Chiesa e dei suoi rappresentanti. Caterina detta numerose lettere da inviare a privati, prelati, padri di famiglia, magistrati, Re, e persino al Papa, che si trova ad Avignone e che ella richiama a Roma. Mentre si occupa alla pacificazione della sua Patria non manca di prendersi cura degli ammalati, dei carcerati, dei poveri. Caterina lotta contro il demonio, ha un'intensa attività mistica e il 1 aprile 1375 riceve le stimmate invisibili. Il 18 giugno 1376 Caterina parte alla volta di Avignone per incontrare il Papa Gregorio XI, il quale convinto dall'intrepida donna rientrerà a Roma il 17 gennaio 1377. Muore a 33 anni il 29 aprile 1380.