MITTITE RETE ET INVENIETIS

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: " Veniamo anche noi con te". Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando era già l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: " Figlioli, non avete nulla da mangiare?" Gli risposero: "No". Allora egli disse loro: " Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse:" E' il Signore!". (Gv 21, 1-7)

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martedì 22 gennaio 2013

Beata Laura Vicuña

Laura  nasce a Santiago del Cile il 5 aprile 1891.  Il padre, di nobile famiglia, è un militare in carriera che, allo scoppio della guerra civile, è costretto a fuggire con la moglie e la piccola Laura verso il sud del Paese. Muore di lì a poco, lasciando la moglie in gravi difficoltà economiche, Laura che ha solo due anni ed un'altra bambina in arrivo. Così la piccola famiglia si trasferisce in Argentina presso una tenuta agricola dove la mamma trova lavoro, ed in seguito accetta di vivere con il ricco imprenditore agricolo e padrone della tenuta, Manuel Mora, che si prende cura dell'educazione delle due bambine. A tale scopo vengono affidate nel gennaio 1900 ad un piccolo collegio missionario tenuto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, situato a Junin de los Andes ai confini con il Cile, patria natia di Laura. La situazione di precarietà della madre, la sua convivenza con un uomo fuori dal sacramento cattolico del matrimonio e il suo allontanamento dalla fede sono per Laura fonte di sofferenza e preoccupazione. Sono tre i capisaldi della sua "regola di vita": servire Dio per tutta la vita, preferire la morte piuttosto che offendere Dio con il peccato, fare tutto il possibile per far conoscere e amare Dio alle persone a lei più prossime, in particolare alla madre. Laura emette privatamente i voti di castità, povertà ed obbedienza ed offre la sua giovane vita al Signore per la conversione della madre. Vive la sua giovane età nelle mortificazioni, nella preghiera, nel digiuno. Più volte deve respingere le attenzioni morbose che il convivente della mamma le rivolge e subire le sue percosse. Nel 1903 lascia il collegio perché molto malata e va a vivere con la mamma in un appartamento a Junín de Los Andes. Il 22 gennaio riceve il Viatico e quella sera dice alla madre: “Mamma, io muoio! Io stessa l’ho chiesto a Gesù. Sono quasi due anni che gli ho offerto la vita per te, per ottenere la grazia del tuo ritorno alla fede. Mamma, prima della morte non avrò la gioia di vederti pentita?”. Questa le promette di cambiare completamente vita. Laura muore serenamente dopo aver pronunciato queste ultime gioiose parole: “Grazie, Gesù! Grazie, Maria! Ora muoio contenta!”
In occasione del funerale la mamma tornò ad accostarsi ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia.
La tomba di Laura è collocata nella cappella del Collegio Maria Ausiliatrice di Bahia Blanca, in Argentina.
Laura del Carmen Vicuña, poema di candore, di amore filiale e di sacrificio, è stata beatificata dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II il 3 settembre 1988 sul Colle delle beatitudini giovanili, presso Castelnuovo Don Bosco, in provincia di Asti.  

lunedì 20 febbraio 2012

Beata Giacinta Marto

Giacinta nasce l'11 marzo 1910 ad Aljustrel, nelle vicinaze di Fatima, in Portogallo. E' una bambina vivace, ma con un'anima estremamente sensibile: all'età di cinque anni, all'udire dei patimenti del Divin Redentore -dice Lucia - si commuove fino alle lacrime. E' mansueta, sin dalla tenera età, è molto legata da grande affetto alla cugina Lucia. Ama la natura nelle sue varie manifestazioni, le stelle che lei chiama 'le lampade degli Angeli', la luna 'lampada di Nostra Signora'. Nella primavera del 1916, pascolando il gregge con Lucia e  il fratellino Francesco ha i primi contatti col soprannaturale: la visione di un Angelo. Il 13 maggio del 1917 dopo essere stati a Messa, i tre pastorelli si avviano al pascolo in un luogo chiamato Cova di Iria, e, mentre giocano vedono un lampo, spaventati decidono di tornare a casa, prevedendo un temporale, invece, sulla chioma d'un piccolo elce vedono 'Una Signora vestita di bianco, più splendente del sole' (così la descrive Lucia). E' la Santa Vergine. Le apparizioni della Vergine trasformano i tre pastorelli, che ormai non sono più 'ragazzetti vivaci e spensierati' (Giovanni De Marchi - Era una signora più splendente del sole - Ed Missioni Consolata) ma 'fissi e quasi immersi nel soprannaturale'. Costante preoccupazione di Giacinta (come anche di Francesco e Lucia) è pregare e fare sacrifici per la conversione dei peccatori così come la Madonna ha loro chiesto. Così patisce, volontariamente la fame, la sete, si stringe una corda attorno alla vita per soffrire anche nella tenera carne. Il 13 ottobre, ultima apparizione, la Vergine si presenta come la Madonna del Rosario e raccomanda di recitare sempre questa preghiera. Dopo quest'ultima apparizione il Cielo non si chiude definitivamente per i tre pastorelli. Essi continuano a godere dei benefici di apparizioni 'private' soprattutto Francesco e Giacinta nel loro letto di dolore. Diciotto mesi dall'ultima apparizione, infatti si ammalano della terribile influenza chiamata spagnola. Da quel momento sia Giacinta che Francesco capiscono che la malattia li condurrà al Cielo e tranquillamente attendono l'incontro col Signore. Giacinta soffre molto a cusa della malattia e viene ricoverata in ospedale a Vila Nova de Ourém. Giacinta sa che in ospedale la cura non le restituirà la salute, ma servirà solo ad aumentarne la sofferenza. Il suo corpicino è debole, macilento, ed è prostrato dalla tubercolosi, ma il suo cuore è sempre fisso nel Cuore Immacolato di Maria, e si immola per la salvezza dei peccatori. Alla fine del 1919 la Madonna le dice che presto verrà a prenderla per portarla in Cielo. Il 2 febbraio 1920 viene nuovamente ricoverata per una pleurite purulenta con fistola. Viene operata ma, date le sue pessime condizioni fisiche, le viene fatta solamente un'anestesia locale. Giacinta soffre atroci dolori, ma tutto sopporta senza lamentarsi. Quattro giorni prima della morte la Madonna le appare e le dice che presto verrà prenderla e le toglie ogni dolore fisico. Il pomeriggio del 20 febbraio 1920 chiede di ricevere i Santi Sacramenti. Alle 22.30 si spegne serenamente. 'Quel piccolo corpo, che tre anni di mortificazioni ed un anno e mezzo di martirio avevano santificato, fu ricoperto con un vestitino bianco, stretto ai fianchi da una fascia azzurra: i colori della Vergine' (Op. già citata). Viene tumulata nel cimitero di Vila Nova. Il 12 settembre 1935 il vescovo di Leiria decide di trasportare i resti mortali della piccola Giacinta a Fatima. Venne aperta la cassa ed il volto della piccola pastorella apparve incorrotto! Il 13 maggio 2000 il Papa Giovanni Paolo II dichiara Giacinta ed il fratellino Francesco beati. Leggete qui l'omelia del Santo Padre .