MITTITE RETE ET INVENIETIS

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: " Veniamo anche noi con te". Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando era già l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: " Figlioli, non avete nulla da mangiare?" Gli risposero: "No". Allora egli disse loro: " Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse:" E' il Signore!". (Gv 21, 1-7)

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lunedì 21 ottobre 2013

Beato Carlo I d'Asburgo, Imperatore e Re

Il Principe della Corona d'Austria nasce il 17 agosto 1887 nel castello di Persenbeug, suo padre è Ottone d'Asburgo e la madre Giuseppina di Sassonia, donna ricca di fede e di carità cristiana, che ancora piccolo, lo sottrae agli istitutori dello Stato per educarlo personalmente e affidarlo poi ad ottimi maestri cattolici. Sua Altezza cresce distinguendosi per la fede, la purezza, la bontà, la carità, la generosità, l'amore per Gesù Eucaristia. A 16 anni intraprende la carriera militare: vive come uno qualsiasi dei suoi soldati. Diventa un perfetto ufficiale: sa comandare e ubbidire. Nel contempo frequenta l'università di Praga. A 20 anni parla una decina di lingue ed è molto ammirato dalle principesse d'Europa. Alla Corte di Vienna conosce la Principessa Zita di Borbone-Parma (Serva di Dio)  e se ne innamora ricambiato. Sotto la guida del gesuita Padre Andlau, Carlo e Zita si preparano al sacramento del matrimonio, pregando e facendo opere di penitenza e di carità. Il 21 ottobre 1911, nel castello di Schwarzau, Mons. Bisletti, mandato dal Papa Pio X, benedice le nozze di Carlo e di Zita.
Terminato il rito, Carlo dice alla sua sposa: «E ora dobbiamo aiutarci insieme per raggiungere il Paradiso». Subito partono per Marianzell, il santuario mariano dell’Austria, dove si affidano alla Madonna. Dal matrimonio di Carlo e Zita nasceranno otto figli. Una sera del maggio 1914, Francesco Ferdinando invitò a cena, nella reggia di Vienna, Carlo e la sua famiglia. Il principe ereditario gli disse: «So che tra poco mi uccideranno. Ti affido i documenti di questa scrivania». Il 28 giugno, Francesco Ferdinando cadeva a Sarajevo e Carlo diventa l’erede al trono. Due anni dopo, alla morte di Francesco Giuseppe, il 21 novembre 1916, Carlo d’Asburgo sale al trono imperiale, Carlo I è imperatore d'Austria e Re d'Ungheria. Questa circostanza lo vede di nuovo a Marianzell e là affida il suo Regno a Maria Santissima. Intanto la guerra iniziava su tutti i fronti d’Europa e Carlo I ha una solo pensiero: la pace. Nessuno come lui, in quel difficile momento per l' intera Europa, ascoltò il Papa Benedetto XV nel ricercare la pace non lasciando nulla di intentato, rivolgendosi a tutte le altre nazioni in guerra, mandando come intermediario suo cognato Sisto di Borbone. Occorreva arrivare alla pace. Ma il nemico principale era la massoneria che aveva giurato di far sparire dall’Europa quell’Imperatore cattolico che viveva la sua fede in chiesa come in politica e che non aveva mai permesso che una sola loggia massonica si aprisse nei suoi Stati. 
Il novembre del 1918 segnò il crollo dell’Impero. Nelle città dei suoi Stati era la rivolta. Il 12 novembre a Vienna si proclamava la repubblica. Tutto avveniva secondo i piani della massoneria. L’11 novembre, Carlo aveva abdicato al trono. Cominciava per lui l’esilio. Il 24 marzo 1919, riparava in Svizzera. Nel 1921, seguirono due tentativi da parte del sovrano di riprendere la corona d’Ungheria a cui non aveva mai rinunciato. Il 24 ottobre, insieme a Zita, fu fatto prigioniero dalle truppe di Horty, il reggente di Ungheria e consegnato agli Inglesi. Caricati su una nave, attraverso il Danubio, il Mar Nero, il Mediterraneo, Carlo e Zita furono portati nell’isola di Madera, in mezzo all’Atlantico. Ora aveva perso davvero tutto, il trono, i beni temporali, povero tra i poveri. Solo il Papa pensava a lui e ai suoi familiari. Qui tra privazioni e povertà si ammala gravemente di polmonite e il 1 aprile 1922, a soli 35 anni rende la sua bellissima anima a Dio: aveva offerto la sua vita per il bene dei suoi popoli.
Il momento della morte merita di essere conosciuto: Carlo morente e la sua sposa Zita pregano insieme il Rosario, le litanie alla Madonna e cantano il Te Deum in ringraziamento a Dio per la croce posatasi sulle loro spalle. Il cappellano gli amministra l’Unzione degli Infermi e Carlo desidera avere vicino il figlioletto Ottone: «Desidero che veda come muore un cattolico». Il sacerdote espone il Santissimo Sacramento nella stanzetta. Carlo lo adora: «Gesù, io confido in Te. Gesù, in Te vivo, in Te muoio. Gesù io sono tuo, nella vita e nella morte. Tutto come vuoi Tu».
Il sacerdote lo comunica e lui si raccoglie sereno, ilare di un’intima gioia. Zita gli dice: «Carlo, Gesù, viene a prenderti» e lui le risponde: «Oh sì, Gesù, vieni». Poi ancora: «Oh, Gesù, Gesù!». Alle ore 12 e 23 minuti Carlo I d'Austria inizia a contemplare il suo Gesù.
 Il medico che lo curava, miscredente, esclamò: «Alla morte di questo santo, devo ritrovare la fede perduta». E si convertì. Da tutta l’isola vennero a rendergli omaggio. Beatificato il 2 ottobre 2004 da Papa Giovanni Paolo II.

venerdì 28 settembre 2012

San Venceslao

Venceslao, principe di Boemia, nasce a Stochow (Repubblica Ceca ) verso il 907 . Viene educato cristianamente dalla nonna Santa Ludmilla, morta martire per mano della nuora (madre di Venceslao).  Giovanissimo, succede al padre, seppur con la reggenza di sua madre Drahomira.Una volta assunto il potere effettivo, Venceslao si adopera per la cristianizzazione del Paese, chiamandovi missionari tedeschi, perché questo fa parte della sua linea generale di governo: avvicinare la Boemia all’Europa occidentale e alla sua cultura (anche se non mancano conflitti con regnanti germanici).  La sua giovane età e il suo stile ne fanno un modello per molti suoi sudditi, ma proprio la vasta popolarità mette contro di lui – per motivi religiosi e di potere – una parte della nobiltà, che obbedisce (o che si è imposta) al suo fratello minore Boleslao. La madre  preferisce questo figlio, il secondogenito Boleslao, e fomenta a tal punto la rivalità fra i due fratelli  tanto da indurre Boleslao ad ordire una congiura contro il fratello per ucciderlo. Questi, non osando aggredire Venceslao in Praga, lo invita nel suo castello di Stará Boleslav. Si pensa di ucciderlo durante il pranzo, ma certe parole di Venceslao fanno temere che abbia scoperto il complotto. Allora lo si aspetta quando va in chiesa (da solo, come sempre) per recitarvi la preghiera delle Ore. E qui viene assassinato (la data è incerta ma si pensa sia tra il 929 ed il 935). Dice una leggenda che Boleslao tentò per primo di colpirlo, ma Venceslao reagì buttandolo a terra e facendogli cadere la spada; poi generosamente la raccolse e la volle restituire al fratello in segno di perdono.
Questo fu il suo ultimo gesto di grandezza, troncato dai sicari di Boleslao che lo colpirono a morte tutti insieme. Il corpo fu portato a Praga e sepolto nella chiesa di San Vito. Già nel secolo X Venceslao fu oggetto di culto, e nel secolo successivo diventò il simbolo dello Stato boemo.Venceslao visse nel periodo in cui, in Boemia, il Cristianesimo era agli albori e l'attività apostolica e missionaria erano molto difficili e pericolose. Egli, profondamente religioso, contribuì alla diffusione del messaggio evangelico, promuovendo religiosamente e culturalmente il proprio popolo e, per la sua bontà e per la sua rettitudine, divenne il santo più popolare della Boemia.

giovedì 16 agosto 2012

Santo Stefano, Re d'Ungheria


Nasce da nobile famiglia intorno all'anno 969 in Pannonia (l'attuale Ungheria) , il suo nome è Vajk. Suo padre Geza è principe dei Magiari e alla sua morte gli succede proseguendo nell'impresa di rendere l'Ungheria indipendente. Battezzato insieme al padre gli viene imposto il nome di Stefano. Nella notte di Natale dell'anno Mille viene consacrato primo Re d'Ungheria. Sposa la principessa Gisella di Baviera. E' un sovrano giusto, valente, saggio, pio. Organizza la vita politica del suo Paese e si adopera perchè la fede cattolica si possa diffondere e radicare. Muore nel 1038 e viene dichiarato santo nel 1083 insieme al figlio Emerico, che morì in un incidente di caccia a soli 24 anni. In Ungheria la memoria del Re Santo è ancora viva. Il Parlamento ungherese ne conserva la corona e lo scettro.

Dalle 'Esortazioni al figlio' scritte da S.Stefano
" In primo luogo questo ti consiglio, ti raccomando e ti impongo, figlio carissimo: fa onore alla corona regale, conserva la fede cattolica e apostolica con tale diligenza e scrupolo, da essere di esempio a tutti quelli che da Dio ti sono stati sottoposti, perchè tutte le persone dabbene giustamente ti indichino come un praticante autentico del Vangelo. Senza di questo, sappilo per certo, non sarai cristiano nè figlio della Chiesa. Nel palazzo reale dopo la fede in Cristo, viene quella nella Chiesa, la quale piantata dapprima dal nostro capo, Cristo, fu poi trapiantata e solidamente costruita e diffusa per tutto il mondo dalle sue membra, ossia dagli apostoli e dai santi padri. Questa Chiesa non cessa mai di generare ovunque nuovi figli, anche se in diverse regioni, data la sua antica introduzione, in un certo senso si potrebbe considerare vecchia.
Nel nostro regno però, o figlio carissimo, essa è ancora giovane, in quanto nuova e annunziata da poco. Per questo ha bisogno di persone che la custodiscano con maggior impegno e vigilanza, perchè quel bene, che la divina bontà ha elargito a noi, senza alcun merito, non vada perduto e ridotto al nulla per tua ignavia, pigrizia e negligenza.
Figlio mio carissimo, dolcezza del mio cuore, speranza della mia futura discendenza, ti scongiuro e ti comando di farti guidare in tutto e per tutto dall'amore, e di essere pieno di benevolenza, non solo verso i parenti e i congiunti, siano essi principi, condottieri, ricchi, vicini o lontani, ma anche verso gli estranei e tutti quelli che vengono da te.
Se praticherai la carità arriverai alla suprema beatitudine. Sii misericordioso verso tutti gli oppressi. Abbi sempre presente nel cuore il modello offerto dal Signore quando dice: "Misericordia io voglio e non sacrificio". (Mt 9,13). Sii paziente con tutti, non solo con i potenti ma anche con i deboli.
Infine sii forte, perchè non ti inorgoglisca la prosperità, nè ti abbatta l'avversità. Sii anche umile, perchè Dio ti esalti ora e in futuro. Sii moderato e non punire o condannare alcuno oltre misura.
Sii mite e non voler metterti mai in opposizione con la giustizia.
Sii onesto, perchè non abbia mai a procurare volutamente disonore ad alcuno. Sii casto, perchè tu abbia ad evitare, come spine di morte, le sollecitazioni malvage.
Tutte queste cose, qui sopra elencate, danno splendore alla corona regale, mentre, senza di esse, nessuno è in grado di regnare come si conviene quaggiù, nè di giungere al regno eterno".

venerdì 13 luglio 2012

Sant'Enrico II, Imperatore


Enrico nacque in Baviera nel 973. Sposò Cunegonda, che la Chiesa venera come santa. Venne incoronato imperatore del Sacro Romano Impero nel 1014 da Papa Benedetto VIII. Visse santamente e guidò il suo popolo con rettitudine. Per questo viene considerato un modello nell'arte di governare. Morì il 13 luglio 1024 a Bamberg. E'sepolto nella Cattedrale di questa città insieme alla sua sposa Cunegonda.

Enrico e Cunegonda