MITTITE RETE ET INVENIETIS

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: " Veniamo anche noi con te". Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando era già l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: " Figlioli, non avete nulla da mangiare?" Gli risposero: "No". Allora egli disse loro: " Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse:" E' il Signore!". (Gv 21, 1-7)

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martedì 23 settembre 2014

San Pio da Pietrelcina, sacerdote

Francesco Forgione era nato a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. I suoi genitori, Grazio e Giuseppa, erano poveri contadini, ma assai devoti: in famiglia il rosario si pregava ogni sera in casa tutti insieme, in un clima di grande e filiale fiducia in Dio e nella Madonna. Il soprannaturale irrompe assai presto nella vita del futuro santo: fin da bambino egli riceveva visite frequenti di Gesù e Maria, vedeva demoni e angeli, ma poiché pensava che tutti avessero queste facoltà non ne faceva parola con nessuno. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Vuole partire missionario per terre lontane, ma Dio ha su di lui altri disegni, specialissimi.
I primi anni di sacerdozio sono compromessi e resi amari dalle sue pessime condizioni di salute, tanto che i superiori lo rimandano più volte a Pietrelcina, nella casa paterna, dove il clima gli è più congeniale. Padre Pio è malato assai gravemente ai polmoni. I medici gli danno poco da vivere. Come se non bastasse, alla malattia si vanno ad aggiungere le terribili vessazioni a cui il demonio lo sottopone, che non lasciano mai in pace il povero frate, torturato nel corpo e nello spirito. Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Un numero incalcolabile di uomini e donne, dal Gargano e da altre parti dell’Italia, cominciano ad accorrere al suo confessionale, dove egli trascorre anche quattordici-sedici ore al giorno, per lavare i peccati e ricondurre le anime a Dio. È il suo ministero, che attinge la propria forza dalla preghiera e dall’altare, e che Padre Pio realizza non senza grandi sofferenze fisiche e morali.
Il 20 settembre 1918, infatti, il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; il frate delle stimmate si dichiara “figlio dell’obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza. Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale.
La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”. Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità. A Lei, nel maggio 1956, dedica la “Casa Sollievo della Sofferenza”, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con 70.000 ricoveri l’anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo.
Negli anni ‘40, per combattere con l’arma della preghiera la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra. Con la “Casa Sollievo della Sofferenza” essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e contrassegnata da una devozione ardente alla Vergine.
Da Lei il frate si sentiva protetto nella sua lotta quotidiana col demonio, il “cosaccio” come lo chiamava, e per ben due volte la Vergine lo guarisce miracolosamente, nel 1911 e nel 1959. In quest’ultimo caso i medici lo avevano dato proprio per spacciato quando, dopo l’arrivo della Madonna pellegrina di Fatima a San Giovanni Rotondo, il 6 agosto 1959, Padre Pio fu risanato improvvisamente, tra lo stupore e la gioia dei suoi devoti.
“Esiste una scorciatoia per il Paradiso?”, gli fu domandato una volta. “Sì”, lui rispose, “è la Madonna”. “Essa – diceva il frate di Pietrelcina – è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni”. Esortava sempre i suoi figli spirituali a pregare il Rosario e a imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l’umiltà,la pazienza, il silenzio,la purezza,la carità.“Vorrei avere una voce così forte – diceva - per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”. Lui stesso aveva sempre la corona del rosario in mano. Lo recitava incessantemente per intero, soprattutto nelle ore notturne. “Questa preghiera – diceva Padre Pio – è la nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’esplosione della nostra carità”.
Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.  
Quando muore, il 23 settembre 1968, a 81 anni, le stimmate scompaiono dal suo corpo e, davanti alle circa centomila persone venute da ogni dove ai suoi funerali, ha inizio quel processo di santificazione che ben prima che la Chiesa lo elevasse alla gloria degli altari lo colloca nella devozione dei fedeli di tutto il mondo come uno dei santi più amati dell’ultimo secolo. Dichiarato venerabile nel 1997, è stato beatificato nel 1999 e canonizzato nel 2002.

Autore:
Maria Di Lorenzo 
                  
 

giovedì 14 febbraio 2013

San Valentino, martire

Di Valentino si hanno notizie in documenti ufficiali della Chiesa del V-VI e VIII secolo. In essi compare la data della morte ed alcuni particolari del martirio: la tortura, la decapitazione notturna, la sepoltura ad opera dei discepoli Proculo, Efebo e Apollonio. Valentino fu vescovo di Terni dal 197. Divenuto famoso per la santità della sua vita, per la carità ed umiltà, per lo zelante apostolato e per i miracoli che fece, venne invitato a Roma da un certo Cratone, oratore greco e latino, perché gli guarisse il figlio infermo da alcuni anni. Guarito il giovane, lo convertì al cristianesimo insieme alla famiglia ed ai greci studiosi di lettere latine Proculo, Efebo e Apollonio, insieme al figlio del Prefetto della città. Venne imprigionato sotto l’Imperatore Aureliano e  fu decapitato a Roma il 14 febbraio 273. Il suo corpo fu trasportato a Terni.
La Santa Chiesa oggi festeggia i Santi Cirillo e Metodio compatroni d'Europa.  La biografia QUI

venerdì 14 dicembre 2012

San Giovanni della Croce


Juan de Yepes Alvarez nasce a Fontiveros, nella provincia di Avila (Spagna) nel 1542. E' insieme a Santa Teresa d'Avila il riformatore dell'Ordine Carmelitano. Per tale ragione patì numerose sofferenze e fatiche. Muore a 49 anni nella mezzanotte fra il 13 e il 14 dicembre del 1591 a Ubeda. Viene canonizzato da Papa Benedetto XIII nel 1726 e dichiarato Dottore della Chiesa per la sua grande sapienza, da Papa Pio XI nel 1926. Ci lascia trattati mistici e poetici di grande valore artistico e spirituale.
Navigando ho trovato questo bel sito dei Carmelitani . Traduco le ultime righe che hanno dedicato alla figura di San Giovanni della Croce, che gli rendono merito e onore: 'Egli è un uomo straordinario. Il più grande poeta tra i santi ed il più santo tra i poeti. E' conoscitore dell'anima umana. E'la guida nella notte spirituale. Il teologo, il mistico. Sensibile alla bellezza ed alla sofferenza. Innamorato di Dio. E' il pellegrino nel cammino dello spirito. Figlio di Teresa di Gesù(Teresa è la fondatrice dei Carmelitani Scalzi), Padre di Santa Teresa (ella gli affidava la sua anima). Le parole di San Giovanni della Croce sono parole piene di luce e di amore'. San Giovanni della Croce ci insegna che, per amare Dio, con tutto il cuore, l'anima e le forze, bisogna essere uomini liberi, innamorati di Dio e cercatori instancabili dell'impronta di Dio nell'umanità'.

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¡Oh llama de amor viva
que tiernamente hieres
de mi alma en el más profundo centro!
Pues ya no eres esquiva
acaba ya si quieres,
¡rompe la tela de este dulce encuentro!

¡Oh cauterio suave!
¡Oh regalada llaga!
¡Oh mano blanda! ¡Oh toque delicado
que a vida eterna sabe
y toda deuda paga!
Matando, muerte en vida la has trocado.

¡Oh lámparas de fuego
en cuyos resplandores
las profundas cavernas del sentido,
que estaba oscuro y ciego,
con extraños primores
calor y luz dan junto a su querido!

¡Cuán manso y amoroso
recuerdas en mi seno
donde secretamente solo moras,
y en tu aspirar sabroso
de bien y gloria lleno,
cuán delicadamente me enamoras!

giovedì 4 ottobre 2012

San Francesco d'Assisi

Giovanni di Bernardone nasce ad Assisi nel 1182 da Pietro, ricco mercante di stoffe e Giovanna 'la Pica' di origine provenzale, di nobile famiglia e molto religiosa. In onore di Gesù, nato in una stalla, Giovanni viene partorito in una stalla improvvisata al pianterreno della casa. La madre lo chiama Giovanni in onore di san Giovanni il Battista, ma il padre assente alla nascita per un viaggio d'affari, al suo ritorno gli aggiungerà anche il nome di Francesco. Dopo una giovinezza allegra e spensierata trascorsa tra feste, balli ed allegre brigate, dopo aver partecipato alla guerra tra Perugia ed Assisi nel 1203 ed essere stato prigioniero per un anno intero, Francesco cambia vita, avvertendo nel cuore il grande desiderio di servire il Signore, dedicandosi ad una vita d'intensa meditazione e pietà, al servizio dei poveri e dei lebbrosi. Nel 1205 il Signore gli parla mentre era assorto in preghiera nella chiesetta di San Damiano. Francesco continua a vestire i panni del penitente ed occuparsi dei più deboli fino al 1208 anno in cui comprende appieno il significato delle parole del Signore rivoltegli presso san Damiano tre anni prima, di riparare la sua Chiesa. Così dismessi i panni del penitente, comincia la sua missione apostolica. Man mano si uniscono a lui tanti uomini desiderosi di imitarlo nel suo cammino di fede: nasce così l'Ordine dei Frati Minori. Anche una donna, Chiara, della nobile famiglia degli Affreduccio, subisce il fascino di questo umile fraticello, fino a scappare di casa manifestando a Francesco il desiderio di consacrarsi al Signore e servirlo nell'umiltà e nella povertà più assoluta. A Chiara si uniscono altre giovani fanciulle che porteranno alla nascita del ramo femminile dell'Opera di Francesco: 'le povere donne recluse di san Damiano', che presero il nome di Clarisse dopo la morte di Chiara, loro abbadessa. 
Francesco, nell'estate del 1224, minato nel fisico per le malattie, per le fatiche, i continui spostamenti e digiuni, è costretto a distaccarsi dal mondo e dal governo dell'Ordine.
Si ritira sul Monte della Verna nel Casentino, insieme ad alcuni dei suoi primi compagni, per celebrare con il digiuno e intensa partecipazione alla Passione di Cristo, la “Quaresima di San Michele Arcangelo”.
La mattina del 14 settembre, festa dell' Esaltazione della Santa Croce, mentre prega vede scendere dal cielo un serafino con sei ali di fiamma e di luce, che gli si avvicina in volo rimanendo sospeso nell'aria.
Fra le ali del serafino, Francesco vede lampeggiare la figura di un uomo con mani e piedi distesi e inchiodati ad una croce; quando la visione scompare lascia nel cuore di Francesco un ammirabile ardore e nella carne i segni della crocifissione.
Disceso dalla Verna, visibilmente dolorante e trasformato, torna ad Assisi; Francesco è prostrato da varie malattie, allo stomaco, alla milza e al fegato, ha frequenti emottisi e soffre anche di una incipiente cecità; nell'estate del 1226 si aggiunge anche una severa idropisia. Muore il 3 ottobre 1226 a 45 anni. Il 16 luglio 1228, papa Gregorio IX a meno di due anni dalla morte, proclama santo il Poverello d'Assisi, alla presenza della madre madonna Pica, del fratello Angelo e altri parenti, del vescovo Guido di Assisi, di numerosi cardinali e vescovi e di una folla di popolo mai vista, fissandone la festa al 4 ottobre.
Il 18 giugno 1939 Papa Pio XII lo proclama patrono d'Italia.
  
   

domenica 23 settembre 2012

San Pio da Pietrelcina

Francesco Forgione nasce a Pietrelcina in prov. di Benevento il 25 maggio 1887. I suoi genitori Grazio e Giuseppa sono poveri contadini ma di grande fede e devozione: in famiglia si prega il Santo Rosario tutte le sere insieme in un clima di amore e filiale devozione alla Madonna. Ben presto la vita soprannaturale si manifesta al piccolo Francesco: egli riceve, infatti, di frequente la visita di Gesù e Maria, vede demoni e angeli. Il 22 gennaio 1993 entra nel Convento francescano cappuccino di Morcone dove gli viene imposto il nome di fra Pio. Il 7 agosto 1910 è ordinato sacerdote. Nei primi anni di sacerdozio spesso deve far ritorno a casa per le sue pessime condizioni di salute. Padre Pio ha continue sofferenze nel corpo e nello spirito per le continue vessazioni del demonio che lo percuote e lo tortura. Nel 1916 viene trasferito a San Giovanni Rotondo in prov. di Foggia, nel Convento di Santa Maria delle Grazie, dove rimarrà sino alla morte e da dove inizia per P. Pio la straodinaria vita della grazia che si manifesta con guarigioni e prodigi. P. Pio dal suo confessionale attira migliaia e migliaia di gente, opera guarigioni e soprattutto conversioni. Il 20 settembre 1918 riceve dal Signore il dono delle stimmate che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per 50 anni e a causa delle quali P. Pio subirà calunnie, persecuzioni, ispezioni canoniche, incomprensioni, visite mediche. P. Pio obbedisce, tace, accetta e sopporta con grande serenità, fede e abbandono alla Madre Celeste che è tutta la sua forza, la sua consolazione e ragione di vita. Il segreto della santità di P. Pio è proprio la Vergine Maria! A lei, nel maggio 1956, dedica la 'Casa sollievo della sofferenza' grande opera ospedaliera oggi molto accreditata presso la comunità nazionale ed internazionale. Negli anni quaranti avvia i gruppi di preghiera che oggi sono sparsi in tutto il mondo. Muore il 23 settembre 1968 a 81 anni dopo una vita spesa per guadagnare le anime a Dio mediante la direzione spirituale dei fedeli, la riconciliazione sacramentale dei penitenti e la celebrazione dell'Eucaristia. P. Pio è stato uomo di grande preghiera, passava la giornata e gran parte della notte in colloquio con Dio
Fu sempre immerso nelle realtà soprannaturali. Non solo egli era l'uomo della speranza e della fiducia totale in Dio, ma infondeva queste virtù in tutti quelli che lo avvicinavano, con le parole e con l'esempio.E' santo dal 16 giugno 2002.

biografia dal sito della Santa Sede
omelia del Santo Padre Giovanni Paolo II nel giorno della canonizzazione
 

lunedì 20 agosto 2012

San Bernardo, abate


Nasce a Digione (Francia)nel 1090. A 22 anni entra nel Monastero di Citeaux, fondato da Roberto di Molesmes, padre dell'Ordine Cistercense. A 25 anni viene inviato a Clairveuax, per fondare un nuovo Monastero. In esso vi entra con 30 compagni, suoi parenti e ne diventa il primo abate. Ai suoi monaci chiede lavoro e preghiera. Egli stesso si sottopone alle dure regole della vita ascetica  con digiuni, sacrifici, preghiere. Studia e scrive lettere, sermoni e trattati. Muore nel suo Monastero il 20 agosto 1153 per un tumore allo stomaco. San Bernardo è Dottore della Chiesa. In vita  operò numerose guarigioni ed esorcismi. Il Papa Pio XII gli dedicò una Enciclica dal titolo Doctor Mellifluus, in cui ne illustra il suo pensiero mariano.  e con la vita, la dottrina e l’esempio i monaci sulla via dei precetti di Dio; percorse l’Europa per ristabilirvi la pace e l’unità e illuminò tutta la Chiesa con i suoi scritti e le sue ardenti esortazioni,iresse sapientemente con la vita, la dottrina e l’esempio i monaci sulla via dei precetti di Dio; percorse l’Europa per ristabilirvi la pace e l’unità e illuminò tutta la Chiesa con i suoi scritti e le sue ardenti esortazioni, diresse sapientemente con la vita, la dottrina e l’esempio i monaci sulla via dei precetti di Dio; percorse l’Europa per ristabilirvi la pace e l’unità e illuminò tutta la Chiesa con i suoi scritti e le sue ardenti esortazioni, 

lunedì 13 agosto 2012

Beato Marco d'Aviano

Carlo Domenico Cristofori nasce ad Aviano in provincia di Pordenone il 17 novembre 1631. Ancora giovinetto i genitori lo affidano al Collegio dei Gesuiti di Gorizia per farlo studiare, dopo che un precettore gli aveva dato una prima istruzione. Da qui, un giorno, lasciandosi prendere dall'entusiasmo, fugge con l'intento di andare a convertire i Turchi. Dopo due giorni di cammino bussa alla porta del Convento dei Cappuccini di Capodistria. Qui comprende la chiamata del Signore e il 21 novembre 1648 veste l'abito francescano ed assume il nome di Marco. Nel 1655 viene ordinato sacerdote. Presto la sua fama di grande ed appassionato predicatore e taumaturgo raggiunge l'intera Europa, tanto da essere chiamato da vari vescovi perchè svolga opera di predicazione. Il beato Marco diventa un instancabile viaggiatore, dovunque egli predichi, piazze, chiese (Anversa, Augusta, Colonia, Magonza, Salisburgo, Worms) si raduna, intorno a lui, una folla immensa accorsa per ascoltarlo ed anche strappargli gli abiti di dosso per avere una sua reliquia, dato che era ritenuto da tutti un santo. Anche Governanti ed Imperatori lo richiedono, e nel 1680 lo troviamo in Tirolo, Baviera ed in ultimo a Vienna come consigliere dell'Imperatore Leopoldo I d'Asburgo. Nel 1681 è nelle Fiandre, in Svizzera ed in Germania. Intanto i Turchi, comandati da Mustafà il Nero, generalissimo di Maometto IV, stanno avanzando verso la città di Vienna. Il Santo Padre Innocenzo XI, di fronte al timore della caduta della città in mano ai musulmani, invia Padre Marco per rinsaldare l'alleanza tra gli eserciti cristiani, capitanati dal grande Giovanni Sobieski ed inviati a combattere per la difesa della Cristianità. Padre Marco incita i soldati a chiedere l'aiuto divino per ottenenere la vittoria che arriva il 12 settembre 1683: Vienna viene liberata dall'assedio e i Turchi sconfitti. Padre Marco viene acclamato come il 'liberatore dell'Europa', con le sue predicazioni continua a dare forza, slancio e coraggio ai soldati cristiani, provocando la definitiva sconfitta degli islamici con le battaglie di Budapest (1684-1686), Neuhäusel (1685), Mohacz (1687), Belgrado (1688) e con la pace di Karlowitz (1689).
Terminate le guerre Marco d’Aviano riprende instancabile la sua opera pastorale. Nel 1699, riparte, ormai a 68 anni, di nuovo per Vienna, nonostante sia logorato da un tumore.
Il 25 luglio è costretto a letto e, assistito dall’Imperatore Leopoldo I, il 13 agosto 1699 rende l'anima a Dio; dopo solenni funerali viene sepolto nella cripta dei Cappuccini di Vienna, accanto alle tombe degli imperatori asburgici; il suo sepolcro divenne subito visitatissimo dai fedeli.
La sua figura poco ricordata in Italia, invece si studia a scuola in Austria e nell’Europa dell’Est. Papa Pio X firmò il decreto d’introduzione della causa di beatificazione e il 27 aprile 2003 è stato beatificato in Piazza s. Pietro a Roma, da papa Giovanni Paolo II.

 
      

martedì 24 luglio 2012

San Charbel Makhluf

Giuseppe Makhluf, nacque nel villaggio di Biqa ’Kafra il più alto del Libano l'8 maggio 1828. Rimasto orfano del padre a tre anni, passò sotto la tutela dello zio paterno. A 14 anni già si ritirava in una grotta appena fuori del paese a pregare per ore (oggi è chiamata “la grotta del santo”).
Egli pur sentendo di essere chiamato alla vita monastica, non poté farlo prima dei 23 anni, vista l’opposizione dello zio, quindi nel 1851 entrò come novizio nel monastero di Annaya dell’Ordine Maronita Libanese. Cambiò il nome di battesimo Giuseppe in quello di Sarbel (Charbel) che è il nome di un martire antiocheno dell’epoca di Traiano.
Trascorso il primo anno di noviziato fu trasferito da Annaya al monastero di Maifuq per il secondo anno di studi. Emessi i voti solenni il 1° novembre 1853 fu mandato al Collegio di Kfifan dove insegnava anche Ni’matallah Kassab la cui Causa di beatificazione è in corso.
Nel 1859 fu ordinato sacerdote e rimandato nel monastero da Annaya dove stette per quindici anni; dietro sua richiesta ottenne di farsi eremita nel vicino eremo di Annaya, situato a 1400 m. sul livello del mare, dove si sottopose alle più dure mortificazioni.
Mentre celebrava la s. Messa in rito Siro-maronita, il 16 dicembre 1898, al momento della sollevazione dell’ostia consacrata e del calice con il vino e recitando la bellissima preghiera eucaristica, lo colse un colpo apoplettico; trasportato nella sua stanza vi passò otto giorni di sofferenze ed agonia finché il 24 dicembre lasciò questo mondo.
A partire da alcuni mesi dopo la morte si verificarono fenomeni straordinari sulla sua tomba, questa fu aperta e il corpo fu trovato intatto e morbido, rimesso in un’altra cassa fu collocato in una cappella appositamente preparata, e dato che il suo corpo emetteva del sudore rossastro, le vesti venivano cambiate due volte la settimana. Nel 1927, essendo iniziato il processo di beatificazione, la bara fu di nuovo sotterrata. Nel 1950 a febbraio, monaci e fedeli videro che dal muro del sepolcro stillava un liquido viscido, e supponendo un’infiltrazione d’acqua, davanti a tutta la Comunità monastica fu riaperto il sepolcro; la bara era intatta, il corpo era ancora morbido e conservava la temperatura dei corpi viventi. Il superiore con un amitto asciugò il sudore rossastro dal viso del beato Sarbel e il volto rimase impresso sul panno.
Sempre nel 1950 ad aprile le superiori autorità religiose con una apposita commissione di tre noti medici riaprirono la cassa e stabilirono che il liquido emanato dal corpo era lo stesso di quello analizzato nel 1899 e nel 1927. Fuori la folla implorava con preghiere la guarigione di infermi lì portati da parenti e fedeli ed infatti molte guarigioni istantanee ebbero luogo in quell’occasione. Si sentiva da più parti gridare Miracolo! Miracolo! Fra la folla vi era chi chiedeva la grazia anche non essendo cristiano o non cattolico.
Il papa Paolo VI il 5 dicembre 1965 lo beatificò davanti a tutti i Padri Conciliari durante il Concilio Ecumenico Vaticano II.


Autore:
Antonio Borrelli
Tratto dal sito santi, beati e testimoni

Questo è il SITO UFFICIALE dell'eremo, esso è curato in inglese, francese e spagnolo oltre che in libanese.