MITTITE RETE ET INVENIETIS

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: " Veniamo anche noi con te". Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando era già l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: " Figlioli, non avete nulla da mangiare?" Gli risposero: "No". Allora egli disse loro: " Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse:" E' il Signore!". (Gv 21, 1-7)

post scorrevoli

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mercoledì 5 aprile 2017

San Vincenzo Ferrer, sacerdote

Vicente Ferrer nasce il 23 gennaio del 1350 a Valencia (Spagna). Di nobile famiglia valenzana, studiò filosofia e a 17 anni entrò tra i domenicani: proseguì gli studi presso la casa di formazione del suo ordine a Barcellona, e poi a Lleida e a Tolosa, e dal 1385 insegnò teologia a Valencia. 
Nel 1379 conobbe il legato pontificio presso la corte di Pietro IV di Aragona, il cardinale Pedro de Luna, spinto dal quale divenne un sostenitore del papa avignonese, Clemente VII, che si opponeva ad Urbano VI.
Pedro de Luna, eletto Papa nel 1394 dai cardinali avignonesi col nome di Benedetto XIII, lo scelse come suo confessore personale e consigliere e lo nominò Penitenziere apostolico: per umiltà, rifiutò la nomina a cardinale offertagli dal papa.
Nel settembre del 1398, durante l'assedio di Carlo VI di Francia (che non aveva riconosciuto l'elezione di Benedetto XIII) ad Avignone, Vincenzo cadde malato: secondo una leggenda appartenente alla tradizione devozionale, sarebbe stato guarito miracolosamente da Gesù e dai santi Francesco e Domenico, che lo inviarono nel mondo a predicare, invitando i peccatori a convertirsi in attesa dell'imminente giudizio universale.
Ottenuto il permesso di lasciare la corte pontificia e ricevuto il titolo di legato a latere, trascorse i successivi vent'anni della sua vita come predicatore in giro per l'Europa occidentale, ma soprattutto in Spagna, ottenendo, grazie alla sua abilità oratoria, al tono apocalittico dei suoi sermoni e alla fama di taumaturgo, numerose conversioni, soprattutto di musulmani ed ebrei.
Si impegnò soprattutto per comporre lo scisma d'occidente, dapprima tentando una mediazione tra Gregorio XII e Benedetto XIII, poi cercando di convincere Benedetto a rinunciare alla tiara e, di fronte al suo rifiuto, cercando di sottrargli l'obbedienza della Spagna.
L'occasione gli si presentò nel 1412 quando, morto senza eredi Martino I di Aragona, fu tra i giudici incaricati di stabilire la successione al trono (compromesso di Caspe): il trono venne assegnato al candidato sostenuto da Vincenzo, Ferdinando I di Aragona (il "Giusto"), che nel Concilio di Costanza si batté per la fine dello scisma e riconobbe l'elezione al soglio pontificio di Martino V Colonna, mettendo fine ad ogni pretesa di Benedetto XIII.
Morì a Vannes il 5 aprile del 1419.
 

martedì 28 aprile 2015

San Luigi Maria Grignion De Montfort, sacerdote

Luigi Grignion nasce in una famiglia profondamente cattolica, il 31 gennaio 1673 a Montfort-la-Cane, in Bretagna, nella Francia nordoccidentale. Fin da bambino  manifesta una grande attenzione alla vita interiore ed una tenera devozione alla Santa Vergine, tale da fargli aggiungere il nome di Maria a quello di Luigi in occasione della Santa Cresima. Compie gli studi umanistici e filosofici presso i Gesuiti dove matura la vocazione sacerdotale. Nel 1692 si trasferisce a Parigi per studiare teologia alla Sorbona ed entra nel seminario di Saint-Sulpice, vivaio del clero di Francia, ove si distinguerà per il rigore ascetico e per i gesti di carità. Il 5 giugno 1700, a ventisette anni, riceve l’ordinazione sacerdotale e comincia a dedicarsi al riscatto spirituale del popolo, rianimandone la fede e difendendone la pietà contro gli attacchi degli innovatori in un'epoca dove sono in fermento le idee dei razionalisti e dei libertini, del deismo e del giansenismo, contro la fede e le tradizioni cattoliche. Nel 1701 viene nominato cappellano dell’ospedale di Poitiers. In seguito, dopo un pellegrinaggio a Roma, su suggerimento del Santo Padre Clemente XI, si dedica maggiormente alla predicazione, soprattutto nella nativa Bretagna e nella Vandea, ponendo le basi spirituali per l'azione contro-rivoluzionaria di quelle popolazioni investite dalla furia giacobina della rivoluzione francese. Le sue missioni sono caratterizzate dalla predicazione del catechismo e da grandi manifestazioni pubbliche di culto, soprattutto da solenni processioni, che culminano nella rinnovazione da parte dei partecipanti delle promesse battesimali e nell’innalzamento, in luogo eminente, della croce della missione. Allo scopo di perpetuare la sua opera Luigi Montfort fonda la Compagnia di Maria, una congregazione di sacerdoti, detti monfortani, votati unicamente alle missioni al popolo. Consumato dalle fatiche e dalle sofferenze muore il 28 aprile 1716. San Luigi Maria lascia diversi scritti il più conosciuto ormai in tutto il mondo è il 'Trattato della vera devozione a Maria' un concentrato di teologia ed altissima spiritualità di facile fruizione e meditazione.

martedì 30 aprile 2013

San Giuseppe Benedetto Cottolengo

 
 
Giuseppe Benedetto Cottolengo nasce il 3 maggio 1786 a Bra, una cittadina della provincia di Cuneo, in una famiglia medio borghese con salde radici cristiane. È il primogenito di 12 figli di cui 6 muoiono in tenera età. Fin dalla sua fanciullezza aveva mostra grande sensibilità verso i poveri. Sceglie la via del sacerdozio, seguito anche da due fratelli. Gli anni della sua giovinezza sono attraversati dall’avventura napoleonica e dai conseguenti disagi in campo religioso e sociale. Compiuti gli studi filosofici e teologici, viene ordinato sacerdote l’8 giugno 1811 nella cappella del seminario di Torino e nominato viceparroco a Corneliano d’Alba. Successivamente riprende gli studi e si trasferisce a Torino, dove nel 1816 si laurea in teologia presso la Regia Università. Due anni dopo viene nominato canonico e aggregato al gruppo di sacerdoti teologi addetti alla chiesa del Corpus Domini di Torino. Trascorre serenamente quel periodo e si distingue per il suo impegno nel predicare, nel confessare e nella dedizione ai poveri. Gli anni tra il 1822 e il 1827 sono caratterizzati da una crescente sensibilità spirituale, che assume l’impronta di un deciso distacco dagli interessi materiali, accompagnato da una tensione per la ricerca di un nuovo modo di vivere la sua vocazione sacerdotale; la meditazione della biografia di S. Vincenzo de’ Paoli lo conduce ad una maturazione della sua dimensione umana e spirituale. Il 2 settembre 1827 viene chiamato per amministrare i sacramenti ad una donna in fin di vita, respinta dagli ospedali della città. In quel tragico episodio, riesce a percepire con più chiarezza i disegni di Dio per la sua vita. Per evitare il ripetersi di simili tragedie umane, animato da divina ispirazione, decide di impegnarsi a soccorrere e assistere le persone abbandonate. È il 17 gennaio 1828 quando prende in affitto alcune stanze non lontano dalla chiesa del Corpus Domini. Qui, grazie alle generosa disponibilità di alcune signore, in particolare della Signora Marianna Nasi Pullino, e di volontari, ha inizio l’opera. Anche se sprovvisto di fondi e di rendite Giuseppe Cottolengo continua ad accogliere persone in stato di grave bisogno o abbandonate. Questa condizione di povertà di mezzi lo fa sentire pienamente libero di confidare in Dio ed essere aiutato dalla Sua Provvidenza. La prima struttura di accoglienza di malati in stato di abbandono incontra una seria di contrasti che ne segnano presto la fine. Tuttavia, sorretto dalla fede nell’azione di Dio, il Cottolengo viene ispirato ad aprire, nel 1832, una nuova casa nel quartiere torinese Valdocco (dove attualmente trova ancora la sua collocazione), e che denomina “Piccola Casa della Divina Provvidenza”, più comunemente conosciuta col nome del suo fondatore : il Cottolengo(SITO UFFICIALE).
Aumenta il numero dei ricoverati e Giuseppe Cottolengo pone alcune famiglie religiose al loro servizio: le Suore Vincenzine, i Fratelli di S. Vincenzo e i Sacerdoti della SS. Trinità. Dà inoltre vita ad alcune famiglie religiose: l’Istituto religioso delle Suore, i Fratelli e la Società dei Sacerdoti a lui intitolati. Pur attraversando nella sua vita momenti drammatici, Giuseppe Cottolengo ha sempre mantenuto serena fiducia di fronte agli eventi: attento a cogliere il ruolo della paternità divina, riconosce in tutte le situazioni la presenza e la misericordia di Dio e, nei poveri, l’immagine più amabile della Sua grandezza. Per mantenere in vita l’opera iniziata, Giuseppe Cottolengo vive tra difficoltà e ostacoli ma non dimentica mai di trattare i poveri con grande rispetto e stima, rivelando speciale affetto per i più indifesi. In tutti i modi possibili al suo tempo, opera per tutelare la loro dignità di essere umani. Con tratti profondamente paterni, con loro si mostra gioioso, pieno di iniziative, rispettoso della loro personalità e dei loro gusti. Si ammala di tifo e capisce che i suoi giorni sono contati. Si distacca allora volontariamente dalle opere che aveva compiuto per Dio e conclude il suo cammino di fede e di vita nella casa di suo fratello Luigi a Chieri (TO). Qui muore santamente il 30 aprile 1842. Giuseppe Benedetto Cottolengo viene sepolto a Torino nella Piccola Casa, in una cappella della chiesa principale, dove riposa ancora oggi. In seguito ai numerosi miracoli verificatisi per sua intercessione, Papa Benedetto XV (Giacomo della Chiesa, 1914-1922)lo beatificò il 28 aprile 1917 e Papa Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) lo canonizzò il 19 marzo 1934. Oltre alla commemorazione nel Martyrologium Romanum, il santo Cottolengo, per le sue peculiari opere caritatevoli, ha meritato di essere citato nella prima lettera enciclica di Papa Benedetto XVI Deus Caritas Est (Par. 40). San Giuseppe B. Cottolengo amava ripetere, infatti, “Charitas Christi urget nos” (L’Amore di Cristo ci spinge), consapevole che ogni attività assistenziale deve trarre ispirazione dalla pagina evangelica del giudizio finale (Mt 25, 31-40) e dall’ammonimento di Gesù ad abbandonarsi con fiducia alla Provvidenza celeste (cfr Mt 6, 25-34). Era la carità cristiana illuminata dalla fede che gli diceva: “Amen dico vobis : quamdiu fecistis uni de his fratribus meis minimis mihi fecistis.” (“In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.) (Mt 25,40). La “Piccola Casa della Divina Provvidenza”, grazie al suo crescente sviluppo, attualmente estende il raggio della sua azione fuori delle proprie originarie strutture, allargando le braccia ai poveri di altre città d’Italia e nazioni, dal Kenya agli Stati Uniti, alla Svizzera, all’India, all’Ecuador e alla Tanzania.(Tratto da QUI).

Oggi la Santa Chiesa fa anche memoria di
 
 

 

martedì 16 aprile 2013

San Benedetto Giuseppe Labre

Benedetto Giuseppe Labre nacque ad Amettes, presso Arras, il 26 marzo 1748, primo di 15 figli di modesti agricoltori. Fece qualche studio presso la scuola del villaggio e apprese i primi rudimenti del latino presso uno zio materno. Portato più alla vita contemplativa che al sacerdozio, sollecitò invano dai genitori il permesso di farsi trappista. Solo a diciotto anni poté fare richiesta d'ingresso alla certosa di S. Aldegonda, ma il parere dei monaci fu contrario. Stessa ripulsa ricevette dai cistercensi di Montagne in Normandia, dove giunse dopo aver percorso a piedi 60 leghe in pieno inverno. Solo sei settimane durò il suo soggiorno nella certosa di Neuville, e poco di più rimase nell'abbazia cistercense di Sept-Fons, di cui però avrebbe sempre portato la tunica e lo scapolare di novizio.
A 22 anni prese la grande decisione: il suo monastero sarebbe stata la strada, e più precisamente le strade di Roma.
Nel sacco di povero pellegrino portava tutti i suoi tesori: il Nuovo Testamento, l'Imitazione di Cristo e il breviario che recitava ogni giorno; sul petto portava un crocifisso, al collo e tra le mani una corona del santo rosario. Mangiava appena un tozzo dì pane e qualche erba; non chiedeva la carità e, se la riceveva, si affrettava a renderne partecipi gli altri poveri, anche a rischio che il donatore, scorgendovi un gesto di scontentezza, facesse seguire alla moneta una gragnuola di bastonate (come effettivamente avvenne un giorno). Di notte riposava tra le rovine del Colosseo e le sue giornate le passava nella preghiera contemplativa e nei pellegrinaggi ai vari santuari: uno dei più cari al suo cuore fu quello di Loreto.
Morì logorato dagli stenti e dall'assoluta mancanza d'igiene il 16 aprile 1783, nel retrobottega del macellaio Zaccarelli, presso la chiesa di S. Maria dei Monti, in cui venne sepolto tra grande concorso di popolo. Venne canonizzato nel 1881 da Leone XIII.  (Piero Bargellini)

 
 Per saperne di più: qui

Cappella nella casa dove san Benedetto morì
 
Luogo dove il santo morì
 
 
 
Oggi ricordiamo anche  santa Bernadette Soubirous

venerdì 12 aprile 2013

San Giuseppe Moscati

Giuseppe Moscati nacque a Benevento il 25 luglio 1880.
Figlio di Francesco, Presidente del Tribunale di Benevento, e di Rosa de Luca, dei Marchesi di Roseto, Giuseppe era il settimo di nove figli.
Fu battezzato in casa sei giorni dopo la nascita, il 31 luglio 1880, festa di S. Ignazio Loyola, da Don Innocenzo Maio. Nel 1881 il padre è promosso Consigliere di Corte d’Appello e si trasferisce ad Ancona con la famiglia. Nel 1884 è trasferito a Napoli come Presidente della Corte d’Appello. Il primo incontro con Gesù eucarestia, il piccolo Giuseppe lo ebbe l’ 8 dicembre 1888 nella chiesa delle Ancelle del Sacro Cuore di Napoli, nel corso di una cerimonia celebrata da Monsignor Enrico Marano. Conseguì la maturità classica con ottimi voti nel 1897.
Due mesi dopo aver intrapreso gli studi di medicina, il giovane Moscati è colpito da un grave lutto che scaverà un solco profondo nella sua vita. Il padre Francesco, due giorni dopo esser stato colpito da emorragia cerebrale, muore il 21 dicembre 1897, dopo aver ricevuto i Sacramenti.
Nell’ambiente universitario, Moscati continuò a distinguersi per la serietà e l’impegno ed il 4 agosto 1903, con una tesi sull’urogenesi epatica, conseguì la Laurea con il massimo dei voti e la lode.
Il 12 giugno 1904 si spense a Benevento, dove si era ritirato presso l'ospedale "Fatebenefratelli", il secondogenito Alberto. Nel 1892, durante una parata militare a Torino, era caduto da cavallo, riportando un trauma cranico, con sindrome di epilessia. Giuseppe Moscati frequentemente trascorreva molte ore accanto al fratello per assisterlo. Questa esperienza contribuirà a spingerlo, caso unico nella famiglia, a scegliere gli studi di medicina. La morte di Alberto gli causò un dolore che ricorderà per tutta la vita. Conseguita la laurea, università e ospedale furono i primi campi di lavoro del giovane medico Giuseppe. Presto vinse il concorso di Coadiutore straordinario presso l’Ospedale Incurabili (1903), quello di Assistente nell’Istituto di Chimica Fisiologica (1908) ed ebbe lusinghieri riconoscimenti in campo scientifico. Nel 1911, a trentuno anni, il dott. Moscati vinse il concorso di Coadiutore Ordinario negli Ospedali Riuniti, un concorso importantissimo che non si bandiva dal 1880 e al quale parteciparono medici venuti da ogni parte.
Il Prof. Cardarelli, che faceva parte della commissione esaminatrice, rimase ammirato e disse che in 60 anni di insegnamento non si era mai imbattuto in un simile giovane. Perciò lo ebbe caro per tutta la vita e lo scelse come medico curante. Nel medesimo anno, su proposta di Antonio Cardarelli, la Reale Accademia Medico-Chirurgica lo nominava Socio aggregato e il Ministero della Pubblica Istruzione gli conferiva la Libera Docenza in Chimica Fisiologica.
Oltre all’intenso lavoro tra Università e Ospedale, il Prof. Moscati diresse e diede nuovo impulso all’Istituto di Anatomia patologica, già diretto da Luciano Armanni, che era decaduto per incuria. Presto divenne "un vero maestro nell'esercizio delle autopsie", come afferma il Prof.Quagliariello. Moscati fu uno dei primi medici, a Napoli, a sperimentare l'insulina. Il 24 maggio 1915 l’Italia entrò nel conflitto mondiale ed il prof. Moscati fece domanda di arruolamento volontario senza, tuttavia, essere esaudito. Le autorità militari gli affidarono i soldati feriti che affluivano all’Ospedale degli Incurabili, che venne militarizzato. Visitò e curò circa 3000 militari, di cui redasse diari e storie cliniche. Per questi egli fu non solo il medico, ma il consolatore vigile ed affettuoso. Negli anni che seguirono, il prof. Moscati rinunciò alla cattedra di chimica fisiologica presso l’Università Federico II di Napoli. Dopo questa scelta cosciente consapevole, il prof. Moscati si orienta definitivamente verso il lavoro ospedaliero e nelle corsie dell’ospedale impegna tempo, esperienza, capacità umane. Le malattie e le miserie fisiche e spirituali saranno sempre in cima ai suoi pensieri, perché i malati - diceva - "sono le figure di Gesù Cristo, anime immortali, divine, per le quali urge il precetto evangelico di amarle come noi stessi". La fama di Moscati come maestro e come medico era indiscussa. Tutti parlavano delle sue lezioni, delle sue doti diagnostiche, del suo lavoro tra gli ammalati. Il Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale lo nominò Direttore della III Sala uomini. Era il 1919.Nonostante la rinunzia alla cattedra universitaria, Moscati fu sempre professore e maestro. Se aveva scelto di stare vicino agli ammalati, non per questo aveva rinunziato all'insegnamento, in cui aveva la possibilità di incontrare i giovani e comunicare loro.
Leggendo le testimonianze dei suoi allievi, dobbiamo dire che egli aveva particolari doti per fare il professore. A una preparazione solida, univa il desiderio dell'aggiornamento, la passione per la ricerca, una innata curiosità per il nuovo, la capacità di spaziare nei vari settori della medicina.
Il 12 aprile 1927, martedì santo, il prof. Moscati, dopo aver partecipato, come ogni giorno, alla Messa e aver ricevuto la Comunione, trascorse la mattinata in Ospedale per poi tornare a casa. Consumò, come sempre, un frugale pasto e poi si dedicò alle consuete visite ai pazienti che andavano da lui.
Ma verso le ore 15 si sentì male, si adagiò sulla poltrona, e poco dopo incrociò le braccia sul petto e spirò serenamente. Aveva 46 anni e 8 mesi.
La notizia della sua morte si diffuse immediatamente, e il dolore di tutti fu unanime. Soprattutto i poveri lo piansero sinceramente, perché avevano perduto il loro benefattore.
Alle 10 del 25 ottobre 1987, in Piazza San Pietro, il Papa Giovanni Paolo II, dinanzi a circa 100.000 persone, dichiarava Santo Giuseppe Moscati, a 60 anni dalla morte.www.sangiuseppemoscati.com

mercoledì 10 aprile 2013

Santa Maddalena di Canossa

Maddalena Gabriella nasce a Verona il l° marzo 1774 da nobile e ricca famiglia, terzogenita di sei fratelli. A soli cinque anni rimane orfana di padre. Lo zio Gerolamo, scapolo, si prese cura dei figli del fratello perché la madre Teresa, figlia del conte Szluha, ungherese, dopo due anni di vedovanza, abbandona figli e casa per contrasti familiari e passa a seconde nozze. A quindici anni Maddalena fu travagliata prima da una febbre maligna, poi da una dolorosa sciatica e quindi dal vaiolo. Attratta dall'amore di Dio, a 17 anni desidera consacrare la propria vita a Lui e per due volte tenta l'esperienza del Carmelo. Ritorna in famiglia e, costretta da avvenimenti dolorosi e da tragiche situazioni storiche di fine Settecento, racchiude nel segreto del cuore la sua chiamata e si inserisce nella vita di palazzo Canossa, accettando l'amministrazione del vasto patrimonio familiare. Con impegno e dedizione, Maddalena assolve i suoi doveri quotidiani e allarga la cerchia delle sue amicizie, rimanendo aperta all'azione misteriosa dello Spirito che gradualmente plasma il suo cuore. Accesa da questa carità, Maddalena si apre al grido dei poveri affamati di pane, di istruzione, di comprensione, della Parola di Dio. Li scopre nei quartieri periferici di Verona, dove i riflessi della Rivoluzione francese, le alterne dominazioni di Imperatori stranieri, le Pasque veronesi, avevano lasciato segni di evidenti devastazioni e di umane sofferenze.
Maddalena cerca e trova le prime compagne, chiamate a seguire Cristo povero, casto, obbediente e inviate a testimoniare la sua Carità incondizionata tra i fratelli.
Nel 1808, superate le ultime resistenze della sua famiglia, Maddalena lascia definitivamente il palazzo Canossa per dare inizio, nel quartiere più povero di Verona, a quella che interiormente riconosce essere la volontà del Signore: servire gli uomini più bisognosi con il cuore di Cristo!
L'Istituzione delle Figlie della Carità tra il 1819 e il 1820 ottiene l'approvazione ecclesiastica nelle varie Diocesi dove le Comunità sono presenti.
Sua Santità Leone XII approva la Regola dell'Istituto, con il Breve Si Nobis, il 23 dicembre 1828.
Verso la fine della vita, dopo ripetuti falliti tentativi con don Antonio Rosmini e don Antonio Provolo, Maddalena riesce a dare avvio anche all'Istituto maschile da lei progettato sin dal 1799.
Il 23 maggio 1831 a Venezia apre il primo Oratorio dei Figli della Carità per la formazione cristiana dei ragazzi e degli uomini, affidandolo al sacerdote veneziano don Francesco Luzzo, coadiuvato da due laici bergamaschi: Giuseppe Carsana e Benedetto Belloni.
Maddalena chiude la sua intensa e feconda giornata terrena a soli 61 anni. Muore a Verona assistita dalle sue Figlie il 10 aprile 1835, venerdì di Passione! Viene canonizzata il 2 ottobre 1988 da Papa Giovanni Paolo II.  

lunedì 30 aprile 2012

San Pio V, Papa

Antonio Michele Ghisleri nasce a Bosco Marengo in provincia di Alessandria, il 27 gennaio 1504. A 14 anni entra in noviziato tra i Domenicani di Voghera (PV). Nel 1528 viene ordinato sacerdote. Insegna filosofia e teologia e viene nominato inquisitore a Como. Il Papa Paolo IV lo nomina Vescovo di Sutri e Nepi (VT) e nel 1557 cardinale ed inquisitore generale di tutta la Cristianità. Nel 1560 il Papa Pio IV lo nomina vescovo di Mondovì (CN) ma ben presto fa ritorno a Roma per occuparsi di alcuni vescovi accusati di eresia. Viene eletto Papa il 7 gennaio 1566. Pone tutto il suo zelo al servizio delle anime, impone a sè e alla sua corte uno stile di vita austero. Si prende cura della preparazione umana e culturale dei futuri sacerdoti, corregge il Breviario ed il Messale, pubblica il 'Catechismo Romano', istituisce le 'Quarantore'. Le sue maggiori attenzioni sono rivolte ai poveri che ascolta e conforta anche con aiuti pecuniari. Partecipa alle manifestazioni pubbliche della fede, nonostante i problemi di salute che lo affliggono, fa visita agli ospedali, curare egli stesso i malati e li esorta alla rassegnazione. Suggerisce ai Fatebenefratelli di aprire un nuovo ospizio a Roma. Durante la carestia del 1566 e le epidemie che seguirono, fa distribuire ai bisognosi somme considerevoli ed organizzare i servizi sanitari. Al fine di reperire le ingenti somme necessarie, provvede egli stesso a sopprimere qualsiasi spesa superflua, addirittura facendo adattare alla sua statura gli abiti dei suoi predecessori. Con una simile austerità di vita il Papa riesce ad imporsi sugli avversari e ad indurre gli alti prelati e dignitari della curia romana ad un maggiore spirito di devozione e penitenza. Nel 1567 proclama San Tommaso d'Aquino Dottore della Chiesa. Al fine di contrastare l’immoralità dilagante fra il popolo romano, il pontefice punisce l’accattonaggio e la bestemmia, vieta il combattimento di tori ed i festeggiamenti carnevaleschi, espelle da Roma parecchie cortigiane. Per sottrarre i cattolici alle usure degli ebrei favorisce i cosiddetti Monti di Pietà, relegando gli ebrei in appositi quartieri della città. Pur non avendo una particolare attitudine per l’amministrazione dello Stato, non trascura il benessere dei suoi sudditi costruendo nuove strade ed acquedotti, favorendo l’agricoltura con bonifiche, adeguando le fortezze di difesa e curando gli ospedali. Contemporaneamente al lavoro di pubblica amministrazione, Pio V agisce con grande energia sul fronte della difesa della purezza della fede. Scomunica e “depone” la regina Elisabetta I d’Inghilterra, rea della morte della cugina Maria Stuart e di aver così aggravato l’oppressione dei cattolici inglesi.
Sotto il suo pontificato nel 1571 ebbe luogo la battaglia di Lepanto che vide la flotta della Lega degli Stati Cristiani sconfiggere severamente i Turchi arrestando, in questo modo, l'avanzata espansionistica dell'Impero Ottomano in Occidente. Di questo Pio V ringrazia la Santa Vergine ed istituisce la festa di Nostra Signora della Vittoria il 7 ottobre e fa aggiungere alle litanie lauretane l'invocazione Auxilium Christianorum. Dal punto di vista politico si impegna, tramite la Lega Santa, ad allearsi con Venezia e la Spagna.

In punto di morte radunati i cardinali attorno al suo letto, rivolge loro alcune raccomandazioni: “Vi raccomando la Santa Chiesa che ho tanto amato! Cercate di eleggermi un successore zelante, che cerchi soltanto la gloria del Signore, che non abbia altri interessi quaggiù che l’onore della Sede Apostolica e il bene della cristianità”.  Muore il 1 maggio 1572 e viene sepolto a Roma nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Papa Clemente XI lo proclama santo nel 1712.    

domenica 29 aprile 2012

Santa Caterina da Siena


Caterina nasce a Siena il 25 marzo 1347 insieme ad una sorella gemella che morirà ancora neonata. E' la ventiquattresima figlia dei venticinque che Giacomo Benincasa e Lapa di Puccio dè Piacenti metteranno al mondo. All'età di sei anni le appare, per la prima volta, Gesù Cristo che la invita a seguirlo. A sette anni, davanti alla Madonna, fa voto di verginità e intraprende la via della perfezione cristiana: digiuna, prega, si mortifica con aspre penitenze, mangia e dorme pochissimo, porta un cilicio e combatte contro i genitori che, dall'età di dodici anni, vorrebbero maritarla. Caterina per evitare il matrimonio si taglia i capelli e si copre il capo con un velo bianco. La madre da quel momento la fa oggetto di grandi maltrattamenti, che Caterina accetta docilmente ed umilmente come prova. Una notte, in sogno, San Domenico le assicura che indosserà l'abito delle Mantellate Domenicane. La mattina dopo annunzia ai genitori la ferma intenzione di farsi suora. Il padre accondiscende perchè vede una colomba bianca posarsi sul capo della sua figliola assorta in preghiera. Così Caterina veste l'abito della Mantellate (terz'ordine laicale), nel 1363,  continuando a vivere nel mondo, ma  pronunciando i voti di castità, povertà ed obbedienza. Caterina non sa leggere nè scrivere, ma è il Signore stesso che glielo insegnerà. Nel 1367 si compiono le nozze mistiche e Caterina promette di dedicare la sua vita alla conversione dei peccatori, alla riforma della Chiesa e dei suoi rappresentanti. Caterina detta numerose lettere da inviare a privati, prelati, padri di famiglia, magistrati, Re, e persino al Papa, che si trova ad Avignone e che ella richiama a Roma. Mentre si occupa alla pacificazione della sua Patria non manca di prendersi cura degli ammalati, dei carcerati, dei poveri. Caterina lotta contro il demonio, ha un'intensa attività mistica e il 1 aprile 1375 riceve le stimmate invisibili. Il 18 giugno 1376 Caterina parte alla volta di Avignone per incontrare il Papa Gregorio XI, il quale convinto dall'intrepida donna rientrerà a Roma il 17 gennaio 1377. Muore a 33 anni il 29 aprile 1380.      

sabato 28 aprile 2012

Santa Gianna Beretta Molla


Giovanna Francesca nasce a Magenta,in prov. di Milano il 4 ottobre 1922 da genitori profondamenti cristiani che allevano i tredici figli (cinque dei quali muoiono in tenera età) in un ambiente casalingo di grande religiosità. In quest'atmosfera fortemente religiosa, tre figli dei coniugi Beretta si consacrano al Signore: Enrico diventa medico e sacerdote missionario in Brasile, Virginia medico e suora missionaria in India, Giuseppe sacerdote nella diocesi di Bergamo. Anche Gianna nel 1949 si laurea in Medicina e Chirurgia e, mentre comincia a lavorare come medico mutualista, si specializza in pediatria. Gianna è un medico che vive la sua professione nella fede, nella fiducia nella Provvidenza e nell'amore verso il prossimo. Nel 1954 conosce l'ingegner Pietro Molla che diventerà suo marito il 24 settembre 1955. Gianna e Pietro vivono i pochi anni di matrimonio nella gioia, nel rispetto reciproco, nell'amore incondizionato e tenero,  allietati dalla nascita di Pierluigi, Maria Zita e Laura. Gianna riesce, seppur con molta fatica e abnegazione, a conciliare l'attività professionale con i diveri di mamma a sposa. Nell'agosto del 1961 Gianna è di nuovo incinta ma scopre di avere un grosso fibroma uterino. Il 6 settembre viene sottoposta ad un intervento chirurgico molto delicato e rischioso per lei, ma questo è l'unico modo per salvare la vita alla creatura che porta in grembo e portare a termine la gravidanza. Nei mesi successivi soffre molto ma non perde la speranza e prega perchè il diritto alla vita di quella nuova creaturina non richieda il sacrificio della sua vita. Il 20 aprile 1962 viene ricoverata in ospedale, è serena, pronta anche a donare la sua vita per far nascere la sua bambina. Il 21 aprile si procede al taglio cesareo e nasce Gianna Emanuela. Subito dopo le condizioni di Gianna precipitano, le viene diagnosticata una peritonite  settica. Nonostante le cure intensive Gianna entra in coma e muore il 28 aprile 1962 all'età di 39 anni. Viene proclamata santa dal Beato Giovanni Paolo II il 16 maggio 2004.  
Gianna Emanuela è anche medico, io l'ho conosciuta a Roma e ne parlo          

C R O N O L O G I A,   L U O G H I  D I   V I T A   E  T A P P E
 D E L L A    C A U S A   D I   B E A T I F I C A Z I O N E   
 E   D I   C A N O N I Z Z A Z I O N E
 

4 ottobre 1922

S. Francesco d’Assisi


Nasce a Magenta (Milano), da Alberto e Maria De Micheli, nella casa di campagna dei nonni paterni, decima di tredici figli. Entrambi i genitori sono Terziari francescani.

11 ottobre 1922

E’ battezzata con i nomi Giovanna Francesca, nella Basilica di S. Martino a Magenta

ottobre 1922-1924

Abita a Milano, in Piazza Risorgimento n.10. I genitori frequentano la Chiesa del Convento dei Cappuccini di Viale Piave

1925

Con la famiglia si trasferisce a Bergamo in Borgo Canale

4 aprile 1928

Riceve la Prima Comunione, a soli 5 anni e mezzo, nella Parrocchia Prepositurale di S. Grata inter vites

1928

Inizia le scuole elementari: frequenta la prima e la seconda presso la Scuola Elementare di Colle Aperto; la terza presso le Suore della Sagesse; la quarta e la quinta presso l’Istituto Canossiane di Via Sudorno

9 giugno 1930

Riceve la Santa Cresima nella Cattedrale di Bergamo

1933

Inizia la 1 a ginnasio al Liceo Classico Statale “Paolo Sarpi” di Bergamo

22 gennaio 1937

Muore Amalia, la sorella maggiore, all’età di 27 anni

1937

Con la famiglia si trasferisce a Genova Quinto al Mare e frequenta la 5a ginnasio presso l’Istituto di S. Dorotea

16-17-18 marzo 1938

Si raccoglie in esercizi spirituali predicati dal padre gesuita Michele Avedano nell’Istituto di S. Dorotea

1938-1939

Per decisione dei genitori, preoccupati per la sua salute, sospende per un anno gli studi, per riposarsi prima delle fatiche del liceo

ottobre 1939

Inizia il liceo classico, presso l’Istituto di S. Dorotea di Lido d’Albaro (Genova)

ottobre 1941

Con la famiglia ritorna a Bergamo, nella casa dei nonni materni a S. Vigilio. I bombardamenti su Genova hanno molto provato mamma Maria, già debole di cuore

novembre 1941

Ritorna a Genova, per terminare il liceo

29 aprile 1942

Muore la mamma, all’età di 55 anni

giugno 1942

Consegue il diploma di maturità classica

luglio 1942

Si ricongiunge a Bergamo con la sua famiglia

10 settembre 1942

Muore il papà, all’età di 60 anni

ottobre 1942

Ritorna, con tutti i fratelli e le sorelle, a Magenta, nella casa di campagna dei nonni paterni. Si impegna nell’Azione Cattolica, nelle Conferenze di S. Vincenzo e nelle opere parrocchiali

novembre 1942

Si iscrive e frequenta la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano

1945

Prosegue gli studi universitari a Pavia

30 novembre 1949

Consegue la laurea in Medicina e Chirurgia a Pavia.
Le lettere del fratello Padre Alberto, medico missionario Cappuccino in Brasile, ravvivano e alimentano in Gianna l’ideale missionario

20 giugno 1950

Si iscrive all’Albo professionale dell’Ordine dei Medici di Milano

1 luglio 1950

Apre un ambulatorio medico a Mesero (Milano)

7 luglio 1952

Ottiene il diploma di specialista in Pediatria, presso l’Università di Milano.
Le lettere del fratello Padre Alberto, che parlano del lavoro cui deve far fronte da solo ogni giorno, maturano in Gianna la specifica vocazione missionaria e la decisione di raggiungerlo a Grajaù per aiutarlo. Ma Gianna non ha una costituzione fisica robusta e il suo direttore spirituale riesce a convincerla che questa non è la sua strada. Gianna si rasserena e attende che il Signore le dia un segno.

8 dicembre 1954

1° Incontro pubblico con l’ingegner Pietro Molla

11 aprile 1955

Festeggia il suo fidanzamento ufficiale

24 settembre 1955

Si unisce in matrimonio con l’ingegner Pietro Molla nella Basilica di S. Martino a Magenta e si trasferisce a Ponte Nuovo di Magenta nella villetta riservata al Direttore degli Stabilimenti SAFFA. Nella piccola frazione di Ponte Nuovo Gianna, dal 1956, svolge con dedizione il compito di responsabile del Consultorio delle mamme e dell’Asilo nido facenti capo all’Opera Nazionale Maternità e Infanzia (O.N.M.I.), e presta assistenza medica volontaria nelle Scuole Materna ed Elementare di Stato.

19 novembre 1956

Nasce Pierluigi, nella casa di Ponte Nuovo

11 dicembre 1957

Nasce Maria Zita (Mariolina), nella casa di Ponte Nuovo

15 luglio 1959

Nasce Laura, nella casa di Ponte Nuovo

6 settembre 1961

Verso il termine del secondo mese di gravidanza le viene asportato un voluminoso fibroma uterino, tumore benigno, nell’Ospedale S. Gerardo di Monza (Milano). La vita della creatura che porta in grembo è salva, come Gianna ha pregato tanto il Cielo e supplicato il chirurgo che così fosse

20 aprile 1962

venerdì Santo

Nel pomeriggio viene nuovamente ricoverata nell’Ospedale S. Gerardo di Monza, reparto di Ostetricia e Ginecologia, dove le viene provocato il parto, per espletarlo per vie naturali, ritenuta la via meno rischiosa

21 aprile 1962

Al mattino nasce Gianna Emanuela, per via cesarea. Già dopo qualche ora le condizioni generali di Gianna si aggravano: febbre, sempre più elevata, e sofferenze addominali atroci da peritonite settica, che le fanno invocare ad ogni istante sua madre. Nonostante tutte le cure praticate, le sue condizioni peggiorano di giorno in giorno. Nella sua agonia Gianna ripete più volte: “Gesù ti amo, Gesù ti amo”.

28 aprile 1962

All’alba Gianna viene riportata, come da suo desiderio precedentemente espresso, nella sua casa di Ponte Nuovo di Magenta, dove muore, alle ore 8 del mattino, dopo aver udito la voce dei suoi “tesori”, svegliatisi per il subbuglio

30 aprile 1962

Vengono celebrati i funerali a Ponte Nuovo e la sepoltura a Mesero, paese natale del marito Pietro, nella cappella dei Parroci nel Campo Santo

12 febbraio 1964

Muore Mariolina, all’età di 6 anni e mezzo, di glomerulonefrite acuta

1965

Viene trasferita, con Mariolina, nella Cappella della Famiglia Molla nel Campo Santo di Mesero, dove riposa tuttora

6 novembre 1972

Il card. Giovanni Colombo, Arcivescovo di Milano, con il parere favorevole della Conferenza Episcopale Lombarda, promuove la Causa di Beatificazione della Serva di Dio Gianna Beretta Molla e chiede che siano raccolti atti e documenti informativi

11 aprile 1978

Il card. Giovanni Colombo e i 16 Vescovi della Conferenza Episcopale Lombarda chiedono al papa Paolo VI l’introduzione della Causa di Beatificazione della Serva di Dio

27 aprile 1978

La Curia Arcivescovile di Milano trasmette alla Congregazione delle Cause dei Santi atti e documenti informativi raccolti

8 febbraio 1980

La Congregazione autorizza l’Arcivescovo di Milano ad emettere il decreto per l’introduzione della Causa

15 marzo 1980

Papa Giovanni Paolo II conferma tale autorizzazione

28 aprile 1980

Il card. Carlo Maria Martini, nuovo Arcivescovo di Milano, decreta l’introduzione della Causa e indìce il Processo Cognizionale su vita e virtù della Serva di Dio

30 giugno 1980

Si apre il Processo Cognizionale nella Cappella dell’Arcivescovado

29 settembre 1980-

5 gennaio 1984

Si svolge un Processo Rogatoriale a Bergamo

21 marzo 1986

Il card. Carlo Maria Martini, a Milano, presiede la cerimonia di chiusura del Processo Cognizionale

11 aprile 1986

Tutti gli atti del Processo Cognizionale vengono consegnati, alla presenza del card. Carlo Maria Martini, al postulatore Padre Bernardino da Siena per la Congregazione delle Cause dei Santi

14 novembre 1986

La Congregazione delle Cause dei Santi emette il decreto di validità del Processo Cognizionale e dà l’avvio all’esame definitivo su vita e virtù della Serva di Dio

6 luglio 1991

Papa Giovanni Paolo II firma il Decreto che riconosce l’eroicità delle virtù della Serva di Dio. Con questo atto Gianna diventa Venerabile

Grajaù

30 novembre 1981-

15 gennaio 1982

Viene istruito un Processo Cognizionale per l’ascolto dei testimoni e la raccolta della documentazione scientifica su di un avvenimento straordinario ottenuto per intercessione della Beata Gianna, verificatosi nel 1977 a Grajaù, Stato del Maranão, Brasile, a favore di una donna di religione protestante.

Grajaù

30 ottobre 1986-

18 novembre 1986

Processo Addizionale, durante il quale viene ascoltato il medico curante

Grajaù

8 agosto 1987-

2 novembre 1987

Processo Suppletivo, durante il quale viene ascoltata la sanata.

L’Inchiesta diocesana viene quindi consegnata alla Congregazione delle Cause dei Santi dal postulatore, Padre Bernardino da Siena

9 dicembre 1990

Come postulatore subentra Padre Paolino Rossi, dopo la rinunzia di Padre Bernardino da Siena per le sue condizioni di salute sempre più precarie.
27 settembre 1991
L’Inchiesta diocesana ottiene il Decreto di validità

5 marzo 1992

La Consulta Medica si pronuncia all’unanimità sulla straordinarietà e inspiegabilità scientifica del caso

22 maggio 1992

I Rev.mi Consultori Teologi esaminano il caso, con esito positivo

17 novembre 1992

I Rev.mi Padri Cardinali esaminano il caso, con esito positivo

21 dicembre 1992

Promulgazione del Decreto, con chiusura di tutto il processo sul miracolo, alla presenza del Santo Padre (Sua Santità firma il Decreto di validità del miracolo)

24 aprile 1994

Il Santo Padre in Piazza S. Pietro a Roma proclama Gianna Beretta Molla Beata come madre di famiglia

31 maggio-1 agosto 2001

Il Tribunale ecclesiastico di Franca, São Paulo, Brasile, istruisce una regolare Inchiesta diocesana per l’ascolto dei testimoni e la raccolta della documentazione scientifica su di un avvenimento straordinario ottenuto per intercessione della Beata Gianna, verificatosi negli anni 1999-2000 nella Diocesi di Franca, a favore di una insegnante cattolica

20 settembre 2001

S.E. Dom Diógenes Matthes Silva, Vescovo di Franca, consegna alla Congregazione delle Cause dei Santi l’Inchiesta diocesana

22 febbraio 2002

L’Inchiesta diocesana ottiene il Decreto di validità

10 aprile 2003

La Consulta Medica si pronuncia all’unanimità (5 su 5) sulla straordinarietà e inspiegabilità scientifica del caso

17 ottobre 2003

I Rev.mi Consultori Teologi esaminano il caso, con esito positivo

16 dicembre 2003

I Rev.mi Padri Cardinali esaminano il caso, con esito positivo

20 dicembre 2003

Promulgazione del Decreto, con chiusura di tutto il processo sul miracolo, alla presenza del Santo Padre

19 febbraio 2004

Concistoro del Santo Padre e dei Cardinali, con conclusione ufficiale del Processo di Canonizzazione

16 maggio 2004

Sua Santità Giovanni Paolo II, in Piazza S. Pietro a Roma, ha proclamato Gianna Beretta Molla Santa

18 giugno 2008
Sua Ecc. Mons. Roberto Amadei, Vescovo di Bergamo, apre ufficialmente il Processo Diocesano di Beatificazione del fratello di Gianna, Servo di Dio Padre Alberto Beretta, presenti la sorella Madre Virginia e il fratello Mons. Giuseppe.

3 aprile 2010
Sabato santo
L’ing. Pietro Molla, marito di Gianna, la raggiunge in Paradiso. Egli riposa accanto a lei, nella Cappella della Famiglia Molla nel Cimitero di Mesero, insieme alla loro figlia Mariolina, alla sorella di Pietro, Teresina, morta di nefrite all’età di 23 anni, e ai genitori di Pietro, Maria Salmoiraghi e Luigi Molla