MITTITE RETE ET INVENIETIS

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: " Veniamo anche noi con te". Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando era già l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: " Figlioli, non avete nulla da mangiare?" Gli risposero: "No". Allora egli disse loro: " Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse:" E' il Signore!". (Gv 21, 1-7)

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mercoledì 22 giugno 2016

San Paolino da Nola, Vescovo

 
Paolino da Nola, al secolo Ponzio Anicio Meropio Paolino nasce a  Bordeaux (Francia) nel 355 e muore a Nola il  22 giugno del 431. Discendente da una illustre famiglia romana senatoriale e consolare, è il figlio del prefetto della Provincia di Aquitania. I suoi studi vengono affidati ad un amico del padre, il poeta Ausonio che insegnava a Bordeaux. Educato alla severità degli studi e soprattutto alla poesia, studiò fisica, legge e i sistemi filosofici di allora. A quindici anni, quando il maestro si trasferisce a Milano, egli ha già completato la sua istruzione letteraria.
A poco più di venti anni è annoverato tra i seicento senatori. Nel 378, uscito di carica, gli spettava il governo di una provincia senatoriale ed egli sceglie la Campania e precisamente la città di Nola dove era venerato san Felice. Prima di tornare in Aquitania, con bizzarra cerimonia pagana, si taglia la barba e la consacra simbolicamente a san Felice. A Barcellona conosce Therasia, donna ricca e bella, ma (diversamente da lui) è cristiana e battezzata: sarà la sua consorte e lo guiderà sulla strada della conversione. Nel 389 a 35 anni, nella chiesa di Bordeaux, riceve il battesimo dal vescovo Delfino. Nel 392 dalla coppia nasce Celso ma appena dopo otto giorni il bambino muore: questo evento lo segnò per sempre, e lo spinse ancor più a rifugiarsi nella fede. Nel 394 viene ordinato sacerdote. In un viaggio in Italia conosce sant'Ambrogio e sant'Agostino. Durante una sosta in Toscana lui e la moglie decidono di dedicarsi completamente alla vita monastica. Si stabilisce a Nola, dove aveva soggiornato quando era stato governatore della Campania e fonda un cenobio maschile ed uno femminile, che si contraddistinsero per l'intensa vita di preghiera e per l'assistenza ai poveri. Qui nel 410 viene acclamato dai fedeli vescovo di Nola.

lunedì 21 dicembre 2015

San Pietro Canisio, sacerdote e Dottore della Chiesa

 
Cari fratelli e sorelle,
oggi vorrei parlarvi di san Pietro Kanis, Canisio nella forma latinizzata del suo cognome, una figura molto importante nel Cinquecento cattolico. Era nato l’8 maggio 1521 a Nimega, in Olanda. Suo padre era borgomastro della città. Mentre era studente all’Università di Colonia, frequentò i monaci Certosini di santa Barbara, un centro propulsivo di vita cattolica, e altri pii uomini che coltivavano la spiritualità della cosiddetta devotio moderna. Entrò nella Compagnia di Gesù l’8 maggio 1543 a Magonza (Renania – Palatinato), dopo aver seguito un corso di esercizi spirituali sotto la guida del beato Pierre Favre, Petrus Faber, uno dei primi compagni di sant’Ignazio di Loyola. Ordinato sacerdote nel giugno 1546 a Colonia, già l’anno seguente, come teologo del Vescovo di Augusta, il cardinale Otto Truchsess von Waldburg, fu presente al Concilio di Trento, dove collaborò con due confratelli, Diego Laínez e Alfonso Salmerón.
Nel 1548, sant’Ignazio gli fece completare a Roma la formazione spirituale e lo inviò poi nel Collegio di Messina a esercitarsi in umili servizi domestici. Conseguito a Bologna il dottorato in teologia il 4 ottobre 1549, fu destinato da sant'Ignazio all'apostolato in Germania. Il 2 settembre di quell'anno, il '49, visitò Papa Paolo III in Castel Gandolfo e poi si recò nella Basilica di San Pietro per pregare. Qui implorò l'aiuto dei grandi Santi Apostoli Pietro e Paolo, che dessero efficacia permanente alla Benedizione Apostolica per il suo grande destino, per la sua nuova missione. Nel suo diario annotò alcune parole di questa preghiera. Dice: “Là io ho sentito che una grande consolazione e la presenza della grazia mi erano concesse per mezzo di tali intercessori [Pietro e Paolo]. Essi confermavano la mia missione in Germania e sembravano trasmettermi, come ad apostolo della Germania, l’appoggio della loro benevolenza. Tu conosci, Signore, in quanti modi e quante volte in quello stesso giorno mi hai affidato la Germania per la quale in seguito avrei continuato ad essere sollecito, per la quale avrei desiderato vivere e morire”.
Dobbiamo tenere presente che ci troviamo nel tempo della Riforma luterana, nel momento in cui la fede cattolica nei Paesi di lingua germanica, davanti al fascino della Riforma, sembrava spegnersi. Era un compito quasi impossibile quello di Canisio, incaricato di rivitalizzare, di rinnovare la fede cattolica nei Paesi germanici. Era possibile solo in forza della preghiera. Era possibile solo dal centro, cioè da una profonda amicizia personale con Gesù Cristo; amicizia con Cristo nel suo Corpo, la Chiesa, che va nutrita nell'Eucaristia, Sua presenza reale.
Seguendo la missione ricevuta da Ignazio e da Papa Paolo III, Canisio partì per la Germania e partì innanzitutto per il Ducato di Baviera, che per parecchi anni fu il luogo del suo ministero. Come decano, rettore e vicecancelliere dell’Università di Ingolstadt, curò la vita accademica dell’Istituto e la riforma religiosa e morale del popolo. A Vienna, dove per breve tempo fu amministratore della Diocesi, svolse il ministero pastorale negli ospedali e nelle carceri, sia nella città sia nelle campagne, e preparò la pubblicazione del suo Catechismo. Nel 1556 fondò il Collegio di Praga e, fino al 1569, fu il primo superiore della provincia gesuita della Germania superiore.
In questo ufficio, stabilì nei Paesi germanici una fitta rete di comunità del suo Ordine, specialmente di Collegi, che furono punti di partenza per la riforma cattolica, per il rinnovamento della fede cattolica. In quel tempo partecipò anche al colloquio di Worms con i dirigenti protestanti, tra i quali Filippo Melantone (1557); svolse la funzione di Nunzio pontificio in Polonia (1558); partecipò alle due Diete di Augusta (1559 e 1565); accompagnò il Cardinale Stanislao Hozjusz, legato del Papa Pio IV presso l’Imperatore Ferdinando (1560); intervenne alla Sessione finale del Concilio di Trento dove parlò sulla questione della Comunione sotto le due specie e dell’Indice dei libri proibiti (1562).
Nel 1580 si ritirò a Friburgo in Svizzera, tutto dedito alla predicazione e alla composizione delle sue opere, e là morì il 21 dicembre 1597. Beatificato dal beato Pio IX nel 1864, fu proclamato nel 1897 secondo Apostolo della Germania dal Papa Leone XIII, e dal Papa Pio XI canonizzato e proclamato Dottore della Chiesa nel 1925.

San Pietro Canisio trascorse buona parte della sua vita a contatto con le persone socialmente più importanti del suo tempo ed esercitò un influsso speciale con i suoi scritti. Fu editore delle opere complete di san Cirillo d’Alessandria e di san Leone Magno, delle Lettere di san Girolamo e delle Orazioni di san Nicola della Fluë. Pubblicò libri di devozione in varie lingue, le biografie di alcuni Santi svizzeri e molti testi di omiletica. Ma i suoi scritti più diffusi furono i tre Catechismi composti tra il 1555 e il 1558. Il primo Catechismo era destinato agli studenti in grado di comprendere nozioni elementari di teologia; il secondo ai ragazzi del popolo per una prima istruzione religiosa; il terzo ai ragazzi con una formazione scolastica a livello di scuole medie e superiori. La dottrina cattolica era esposta con domande e risposte, brevemente, in termini biblici, con molta chiarezza e senza accenni polemici. Solo nel tempo della sua vita sono state ben 200 le edizioni di questo Catechismo! E centinaia di edizioni si sono succedute fino al Novecento. Così in Germania, ancora nella generazione di mio padre, la gente chiamava il Catechismo semplicemente il Canisio: fu realmente il catechista della Germania, ha formato la fede di persone per secoli.
BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Aula Paolo VI
Mercoledì, 9 febbraio 2011
 
© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana
Il testo intero qui

martedì 28 aprile 2015

San Luigi Maria Grignion De Montfort, sacerdote

Luigi Grignion nasce in una famiglia profondamente cattolica, il 31 gennaio 1673 a Montfort-la-Cane, in Bretagna, nella Francia nordoccidentale. Fin da bambino  manifesta una grande attenzione alla vita interiore ed una tenera devozione alla Santa Vergine, tale da fargli aggiungere il nome di Maria a quello di Luigi in occasione della Santa Cresima. Compie gli studi umanistici e filosofici presso i Gesuiti dove matura la vocazione sacerdotale. Nel 1692 si trasferisce a Parigi per studiare teologia alla Sorbona ed entra nel seminario di Saint-Sulpice, vivaio del clero di Francia, ove si distinguerà per il rigore ascetico e per i gesti di carità. Il 5 giugno 1700, a ventisette anni, riceve l’ordinazione sacerdotale e comincia a dedicarsi al riscatto spirituale del popolo, rianimandone la fede e difendendone la pietà contro gli attacchi degli innovatori in un'epoca dove sono in fermento le idee dei razionalisti e dei libertini, del deismo e del giansenismo, contro la fede e le tradizioni cattoliche. Nel 1701 viene nominato cappellano dell’ospedale di Poitiers. In seguito, dopo un pellegrinaggio a Roma, su suggerimento del Santo Padre Clemente XI, si dedica maggiormente alla predicazione, soprattutto nella nativa Bretagna e nella Vandea, ponendo le basi spirituali per l'azione contro-rivoluzionaria di quelle popolazioni investite dalla furia giacobina della rivoluzione francese. Le sue missioni sono caratterizzate dalla predicazione del catechismo e da grandi manifestazioni pubbliche di culto, soprattutto da solenni processioni, che culminano nella rinnovazione da parte dei partecipanti delle promesse battesimali e nell’innalzamento, in luogo eminente, della croce della missione. Allo scopo di perpetuare la sua opera Luigi Montfort fonda la Compagnia di Maria, una congregazione di sacerdoti, detti monfortani, votati unicamente alle missioni al popolo. Consumato dalle fatiche e dalle sofferenze muore il 28 aprile 1716. San Luigi Maria lascia diversi scritti il più conosciuto ormai in tutto il mondo è il 'Trattato della vera devozione a Maria' un concentrato di teologia ed altissima spiritualità di facile fruizione e meditazione.

martedì 17 marzo 2015

San Patrizio, vescovo

Patrizio nasce nella Britannia Romana nel 385 circa da genitori cristiani appartenenti alla società romanizzata della provincia.
Il padre Calpurnio era diacono e possedeva un podere nel quale Patrizio da giovinetto trascorreva le sue giornate di fanciullo a pascolare il bestiame. A 16 anni venne fatto prigioniero insieme a migliaia di persone dai pirati irlandesi e portato sulle coste nordiche dell’Irlanda e venduto come schiavo.
Purtroppo la vita di Patrizio da schiavo fu triste e grama, si trovava in terra straniera a pascolare le pecore, tra sofferenze, solitudine e privazioni, tanto da tentare per due volte la fuga, ma inutilmente.
Dopo sei anni di servitù, aveva man mano conosciuto i costumi dei suoi padroni, imparato la lingua e conosciuto meglio i popoli Celti, che erano socialmente ben organizzati ma non erano cristiani e adoravano ancora gli idoli. Il terzo tentativo di fuga, nella primavera del 407, riuscì e Patrizio si imbarcò su una nave in partenza e, dopo tre giorni di navigazione, sbarcò su una costa deserta della Gallia per poi fare ritorno in Patria dai suoi familiari. Qui Patrizio sognò che gli Irlandesi lo chiamavano ed interpretando ciò come una vocazione all’apostolato fra quei pagani, decise di farsi chierico per convertirli. Tornò in Gallia, presso il santo vescovo di Auxerre Germano, per continuare gli studi, terminati i quali fu ordinato diacono e poi presbitero.
A Roma Patrizio fu consacrato vescovo e nominato successore di Palladio, primo vescovo d'Irlanda, intorno al 460. L'opera di evangelizzazione procedette con grande entusiasmo e senza che gli fossero risparmiate persecuzioni ed imboscate, soprattutto dai druidi e dagli anziani dei clan che erano restii a lasciare il paganesimo.  In tali territori il vescovo Patrizio introdusse il monachesimo che di recente era sorto in Occidente e un gran numero di giovani aderirono con entusiasmo facendo fiorire conventi di monaci e vergini. Inoltre stabilì delle diocesi territoriali con vescovi dotati di piena giurisdizione nel rispetto dell'organizzazione delle singole tribù. Benché il santo vescovo vivesse per carità di Cristo fra ‘stranieri e barbari’ da anni, in cuor suo si sentì sempre romano con il desiderio di rivedere la sua patria la Britannia e quella spirituale la Gallia; ma la sua vocazione missionaria non gli permise mai di lasciare la Chiesa d’Irlanda che Dio gli aveva affidato, in quella che fu la terra della sua schiavitù. L’infaticabile apostolo concluse la sua vita nel 461 nell’Ulster a Down.

 

mercoledì 22 ottobre 2014

San Giovanni Paolo II, papa


Karol Józef Wojtyła, divenuto Giovanni Paolo II con la sua elezione alla Sede Apostolica il 16 ottobre 1978, nacque a Wadowice, città a 50 km da Kraków (Polonia), il 18 maggio 1920. Era l’ultimo dei tre figli di Karol Wojtyła e di Emilia Kaczorowska, che morì nel 1929. Suo fratello maggiore Edmund, medico, morì nel 1932 e suo padre, sottufficiale dell’esercito, nel 1941. La sorella, Olga, era morta prima che lui nascesse.

Fu battezzato il 20 giugno 1920 nella Chiesa parrocchiale di Wadowice dal sacerdote Franciszek Zak; a 9 anni ricevette la Prima Comunione e a 18 anni il sacramento della Cresima. Terminati gli studi nella scuola superiore Marcin Wadowita di Wadowice, nel 1938 si iscrisse all’Università Jagellónica di Cracovia.

Quando le forze di occupazione naziste chiusero l’Università nel 1939, il giovane Karol lavorò (1940-1944) in una cava ed, in seguito, nella fabbrica chimica Solvay per potersi guadagnare da vivere ed evitare la deportazione in Germania.

A partire dal 1942, sentendosi chiamato al sacerdozio, frequentò i corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia, diretto dall’Arcivescovo di Cracovia, il Cardinale Adam Stefan Sapieha. Nel contempo, fu uno dei promotori del "Teatro Rapsodico", anch’esso clandestino.

Dopo la guerra, continuò i suoi studi nel seminario maggiore di Cracovia, nuovamente aperto, e nella Facoltà di Teologia dell’Università Jagellónica, fino alla sua ordinazione sacerdotale avvenuta a Cracovia il 1̊ novembre 1946, per le mani dell’Arcivescovo Sapieha.

Successivamente fu inviato a Roma, dove , sotto la guida del domenicano francese P. Garrigou-Lagrange, conseguì nel 1948 il dottorato in teologia, con una tesi sul tema della fede nelle opere di San Giovanni della Croce (Doctrina de fide apud Sanctum Ioannem a Cruce). In quel periodo, durante le sue vacanze, esercitò il ministero pastorale tra gli emigranti polacchi in Francia, Belgio e Olanda.

Nel 1948 ritornò in Polonia e fu coadiutore dapprima nella parrocchia di Niegowić, vicino a Cracovia, e poi in quella di San Floriano, in città. Fu cappellano degli universitari fino al 1951, quando riprese i suoi studi filosofici e teologici. Nel 1953 presentò all’Università cattolica di Lublino la tesi: "Valutazione della possibilità di fondare un'etica cristiana a partire dal sistema etico di Max Scheler". Più tardi, divenne professore di Teologia Morale ed Etica nel seminario maggiore di Cracovia e nella Facoltà di Teologia di Lublino.

Il 4 luglio 1958, il Papa Pio XII lo nominò Vescovo titolare di Ombi e Ausiliare di Cracovia. Ricevette l’ordinazione episcopale il 28 settembre 1958 nella cattedrale del Wawel (Cracovia), dalle mani dell’Arcivescovo Eugeniusz Baziak.

Il 13 gennaio 1964 fu nominato Arcivescovo di Cracovia da Papa Paolo VI, che lo creò e pubblicò Cardinale nel Concistoro del 26 giugno 1967, del Titolo di S. Cesareo in Palatio, Diaconia elevata pro illa vice a Titolo Presbiterale.

Partecipò al Concilio Vaticano II (1962-1965) con un contributo importante nell’elaborazione della costituzione Gaudium et spes. Il Cardinale Wojtyła prese parte anche alle 5 assemblee del Sinodo dei Vescovi anteriori al suo Pontificato.

I Cardinali, riuniti in Conclave, lo elessero Papa il 16 ottobre 1978. Prese il nome di Giovanni Paolo II e il 22 ottobre iniziò solennemente il ministero Petrino, quale 263° successore dell’Apostolo. Il suo pontificato è stato uno dei più lunghi della storia della Chiesa ed è durato quasi 27 anni.


Giovanni Paolo II ha esercitato il suo ministero con instancabile spirito missionario, dedicando tutte le sue energie sospinto dalla sollecitudine pastorale per tutte le Chiese e dalla carità aperta all’umanità intera. I suoi viaggi apostolici nel mondo sono stati 104. In Italia ha compiuto 146 visite pastorali. Come Vescovo di Roma, ha visitato 317 parrocchie (su un totale di 333).

Più di ogni Predecessore ha incontrato il Popolo di Dio e i Responsabili delle Nazioni: alle Udienze Generali del mercoledì (1166 nel corso del Pontificato) hanno partecipato più di 17 milioni e 600 mila pellegrini, senza contare tutte le altre udienze speciali e le cerimonie religiose [più di 8 milioni di pellegrini solo nel corso del Grande Giubileo dell’anno 2000], nonché i milioni di fedeli incontrati nel corso delle visite pastorali in Italia e nel mondo. Numerose anche le personalità governative ricevute in udienza: basti ricordare le 38 visite ufficiali e le altre 738 udienze o incontri con Capi di Stato, come pure le 246 udienze e incontri con Primi Ministri.

Il suo amore per i giovani lo ha spinto ad iniziare, nel 1985, le Giornate Mondiali della Gioventù. Le 19 edizioni della GMG che si sono tenute nel corso del suo Pontificato hanno visto riuniti milioni di giovani in varie parti del mondo. Allo stesso modo la sua attenzione per la famiglia si è espressa con gli Incontri mondiali delle Famiglie da lui iniziati a partire dal 1994.

Giovanni Paolo II ha promosso con successo il dialogo con gli ebrei e con i rappresentati delle altre religioni, convocandoli in diversi Incontri di Preghiera per la Pace, specialmente in Assisi.


Sotto la sua guida la Chiesa si è avvicinata al terzo millennio e ha celebrato il Grande Giubileo del 2000, secondo le linee indicate con la Lettera apostolica Tertio millennio adveniente. Essa poi si è affacciata al nuovo evo, ricevendone indicazioni nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, nella quale si mostrava ai fedeli il cammino del tempo futuro.

Con l’Anno della Redenzione, l’Anno Mariano e l’Anno dell’Eucaristia, Giovanni Paolo II ha promosso il rinnovamento spirituale della Chiesa.

Ha dato un impulso straordinario alle canonizzazioni e beatificazioni, per mostrare innumerevoli esempi della santità di oggi, che fossero di incitamento agli uomini del nostro tempo: ha celebrato 147 cerimonie di beatificazione - nelle quali ha proclamato 1338 beati - e 51 canonizzazioni, per un totale di 482 santi. Ha proclamato Dottore della Chiesa santa Teresa di Gesù Bambino.

Ha notevolmente allargato il Collegio dei Cardinali, creandone 231 in 9 Concistori (più 1 in pectore, che però non è stato pubblicato prima della sua morte). Ha convocato anche 6 riunioni plenarie del Collegio Cardinalizio.
Ha presieduto 15 assemblee del Sinodo dei Vescovi: 6 generali ordinarie (1980, 1983, 1987, 1990; 1994 e 2001), 1 assemblea generale straordinaria (1985) e 8 assemblee speciali (1980, 1991, 1994, 1995, 1997, 1998 [2] e 1999).

Tra i suoi documenti principali si annoverano 14 Lettere encicliche, 15 Esortazioni apostoliche, 11 Costituzioni apostoliche e 45 Lettere apostoliche.

Ha promulgato il Catechismo della Chiesa cattolica, alla luce della Tradizione, autorevolmente interpretata dal Concilio Vaticano II. Ha riformato i Codici di diritto Canonico Occidentale e Orientale, ha creato nuove Istituzioni e riordinato la Curia Romana.

A Papa Giovanni Paolo II, come privato Dottore, si ascrivono anche 5 libri: “Varcare la soglia della speranza” (ottobre 1994); "Dono e mistero: nel cinquantesimo anniversario del mio sacerdozio" (novembre 1996); “Trittico romano”, meditazioni in forma di poesia (marzo 2003); “Alzatevi, andiamo!” (maggio 2004) e “Memoria e Identità” (febbraio 2005).

Giovanni Paolo II è morto in Vaticano il 2 aprile 2005, alle ore 21.37, mentre volgeva al termine il sabato e si era già entrati nel giorno del Signore, Ottava di Pasqua e Domenica della Divina Misericordia.

Da quella sera e fino all’8 aprile, quando hanno avuto luogo le Esequie del defunto Pontefice, più di tre milioni di pellegrini sono confluiti a Roma per rendere omaggio alla salma del Papa, attendendo in fila anche fino a 24 ore per poter accedere alla Basilica di San Pietro.

Il 28 aprile successivo, il Santo Padre Benedetto XVI ha concesso la dispensa dal tempo di cinque anni di attesa dopo la morte, per l’inizio della Causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II. La Causa è stata aperta ufficialmente il 28 giugno 2005 dal Cardinale Camillo Ruini, Vicario Generale per la diocesi di Roma.
 
Qui http://www.vatican.va c'è un'ampia sezione dedicata al Santo Padre Giovanni Paolo II
 

martedì 23 settembre 2014

San Pio da Pietrelcina, sacerdote

Francesco Forgione era nato a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. I suoi genitori, Grazio e Giuseppa, erano poveri contadini, ma assai devoti: in famiglia il rosario si pregava ogni sera in casa tutti insieme, in un clima di grande e filiale fiducia in Dio e nella Madonna. Il soprannaturale irrompe assai presto nella vita del futuro santo: fin da bambino egli riceveva visite frequenti di Gesù e Maria, vedeva demoni e angeli, ma poiché pensava che tutti avessero queste facoltà non ne faceva parola con nessuno. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Vuole partire missionario per terre lontane, ma Dio ha su di lui altri disegni, specialissimi.
I primi anni di sacerdozio sono compromessi e resi amari dalle sue pessime condizioni di salute, tanto che i superiori lo rimandano più volte a Pietrelcina, nella casa paterna, dove il clima gli è più congeniale. Padre Pio è malato assai gravemente ai polmoni. I medici gli danno poco da vivere. Come se non bastasse, alla malattia si vanno ad aggiungere le terribili vessazioni a cui il demonio lo sottopone, che non lasciano mai in pace il povero frate, torturato nel corpo e nello spirito. Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Un numero incalcolabile di uomini e donne, dal Gargano e da altre parti dell’Italia, cominciano ad accorrere al suo confessionale, dove egli trascorre anche quattordici-sedici ore al giorno, per lavare i peccati e ricondurre le anime a Dio. È il suo ministero, che attinge la propria forza dalla preghiera e dall’altare, e che Padre Pio realizza non senza grandi sofferenze fisiche e morali.
Il 20 settembre 1918, infatti, il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; il frate delle stimmate si dichiara “figlio dell’obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza. Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale.
La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”. Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità. A Lei, nel maggio 1956, dedica la “Casa Sollievo della Sofferenza”, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con 70.000 ricoveri l’anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo.
Negli anni ‘40, per combattere con l’arma della preghiera la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra. Con la “Casa Sollievo della Sofferenza” essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e contrassegnata da una devozione ardente alla Vergine.
Da Lei il frate si sentiva protetto nella sua lotta quotidiana col demonio, il “cosaccio” come lo chiamava, e per ben due volte la Vergine lo guarisce miracolosamente, nel 1911 e nel 1959. In quest’ultimo caso i medici lo avevano dato proprio per spacciato quando, dopo l’arrivo della Madonna pellegrina di Fatima a San Giovanni Rotondo, il 6 agosto 1959, Padre Pio fu risanato improvvisamente, tra lo stupore e la gioia dei suoi devoti.
“Esiste una scorciatoia per il Paradiso?”, gli fu domandato una volta. “Sì”, lui rispose, “è la Madonna”. “Essa – diceva il frate di Pietrelcina – è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni”. Esortava sempre i suoi figli spirituali a pregare il Rosario e a imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l’umiltà,la pazienza, il silenzio,la purezza,la carità.“Vorrei avere una voce così forte – diceva - per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”. Lui stesso aveva sempre la corona del rosario in mano. Lo recitava incessantemente per intero, soprattutto nelle ore notturne. “Questa preghiera – diceva Padre Pio – è la nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’esplosione della nostra carità”.
Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.  
Quando muore, il 23 settembre 1968, a 81 anni, le stimmate scompaiono dal suo corpo e, davanti alle circa centomila persone venute da ogni dove ai suoi funerali, ha inizio quel processo di santificazione che ben prima che la Chiesa lo elevasse alla gloria degli altari lo colloca nella devozione dei fedeli di tutto il mondo come uno dei santi più amati dell’ultimo secolo. Dichiarato venerabile nel 1997, è stato beatificato nel 1999 e canonizzato nel 2002.

Autore:
Maria Di Lorenzo 
                  
 

mercoledì 30 luglio 2014

San Pietro 'crisologo', vescovo e dottore della Chiesa

Pietro nasce ad Imola verso il  380.  Nel  433 venne consacrato vescovo di Ravenna, dal Papa in persona, Sisto III. Il suo ministero come vescovo venne svolto con tale maestria e santità, da attirare alla fede le folle con la rete della sua celeste dottrina, saziandole con la dolcezza del suo divino eloquio. Infatti a motivo del suo modo di parlare gli venne dato il soprannome di «Crisologo», che significa «dalle parole d'oro».
La sua identità di uomo e di vescovo santo la scopriamo chiaramente dai documenti che possediamo, circa 180 sermoni. E' lì che riusciamo a conoscerlo completamente, come uomo di grande cultura, apprezzabile in quei tempi e tra quelle vicende, e per il suo calore umano animato dallo schietto vigore della sua fede.
Ravenna ai tempi di Pietro è una città crocevia di problemi e di incontri. Dall'Oriente lo consulta l'archimandrita Eutiche, in conflitto dottrinale col patriarca di Costantinopoli e con gran parte del clero circa le due nature in Gesù Cristo. Il vescovo di Ravenna gli risponde rimandandolo alla decisione del Papa (che ora è Leone I) «per mezzo del quale il beato Pietro continua a insegnare, a coloro che la cercano, la verità della fede».
Muore a Imola il 31 luglio del 450.
(tratto da Avvenire)

martedì 25 febbraio 2014

Santi Luigi e Callisto, martiri


 
Callisto Caravario, nato a Cuorgnè (Torino) l’8 giugno 1903 e fin da piccolo poté frequentare l’oratorio e la scuola dei Salesiani fino agli studi del Liceo classico. Nel 1919, sedicenne, conobbe monsignor Versiglia, di passaggio a Torino, al quale rivelò: «La seguirò in Cina». Così avvenne. Si imbarcò a Genova a 21 anni. Prima lavorò in Estremo Oriente, nell’isola di Timor, poi a Shangai e infine a Schiu Chow, dove fu ordinato sacerdote da monsignor Versiglia stesso nel 1929.
 
Luigi Versiglia nacque il 5 giugno 1873 a Oliva Gessi, in provincia di Pavia; a 12 anni venne mandato a Torino a studiare alla scuola di san Giovanni Bosco, il quale, in un fugace incontro nel 1887, gli disse: «Vieni a trovarmi ho qualcosa da dirti», ma don Bosco non potè più parlare con Luigi perché si ammalò e morì. Il giovane era legatissimo alla figura di don Bosco, tanto che, per rispondere alla chiamata vocazionale, decise a 16 anni di emettere i voti religiosi nella congregazione dei Salesiani.
Dopo aver completato gli studi superiori, frequentò la Facoltà di Filosofia all’Università Gregoriana di Roma e le ore libere le trascorreva fra i giovani. Venne ordinato sacerdote nel 1895 a soli 22 anni. L’anno dopo fu nominato direttore e maestro dei novizi nella Casa di Genzano di Roma, carica che tenne per dieci anni, durante i quali si distinse per le notevoli capacità formative sui futuri sacerdoti.
Fin dal principio la sua aspirazione era quella di raggiungere le missioni per portare Cristo ai popoli, aspirazione che si realizzò a 33 anni, diventando il responsabile dei primi Salesiani che nel 1906, con coraggio e fede indomita, partirono alla volta della lontanissima nazione cinese.
Padre Versiglia si stabilì a Macao dove fondò la Casa Madre dei Salesiani.
In 12 anni di missione, dal 1918 al 1930, il Vescovo Versiglia riuscì a compiere prodigi in una terra del tutto nemica dei cattolici: istituì 55 stazioni missionarie primarie e secondarie rispetto alle 18 trovate; ordinò 21 sacerdoti, due religiosi laici, 15 suore del luogo e 10 straniere; lasciò 31 catechisti (18 donne), 39 insegnanti (8 maestre) e 25 seminaristi. Portò al battesimo tremila cristiani convertiti, a fronte dei 1.479 trovati al suo arrivo. Eresse un orfanotrofio, una casa di formazione per catechisti; l’istituto Don Bosco, comprensivo delle scuole professionali, complementari e magistrali per i ragazzi; l’Istituto Maria Ausiliatrice per le ragazze; un ricovero per gli anziani; un brefotrofio, due dispensari per medicinali e la Casa del missionario, come desiderava fosse chiamato l’episcopio.
Mons. Vesiglia non si fermava mai di fronte a nulla, neppure davanti alle carestie, alle epidemie, alle sconfitte che si presenavano, fatiche non sempre umanamente ricompensate: apostasie, calunnie, abbandoni, incomprensioni, viltà… Ma tutto veniva superato grazie alla preghiera, intensa e costante. Monsignor Luigi Versiglia e padre Callisto Caravario furono assassinati dalla furia dei briganti, che odiavano i missionari, il 25 febbraio 1930  mentre erano diretti a Li Thau Tzeui in barca, accompagnati da due allievi e da tre giovani donne, per la cui difesa avevano lottato sino alla morte.
 
tratto da qui

lunedì 11 novembre 2013

San Martino, vescovo

Nasce in Pannonia l'attuale Ungheria, tra il 316 ed il 317, da famiglia pagana ma viene istruito sulla dottrina cristiana quando è ancora ragazzo. Martino è figlio di un ufficiale dell’esercito romano ed ancora giovanissimo, per seguire le orme del padre, si arruola nella cavalleria imperiale, prestando poi servizio in Gallia. E’ in quest’epoca che può collocarsi l’episodio famosissimo di Martino a cavallo, che con la spada taglia in due il suo mantello militare, per difendere un mendicante dal freddo. Nel frattempo Martino si fa battezzare e nel 356 lascia l'esercito e raggiunge a Poitiers il dotto e combattivo vescovo Ilario che aveva conosciuto qualche anno prima e che lo nomina esorcista: un passo sulla via del sacerdozio, avvenuto dopo il 360 dalle stesse mani del Vescovo Ilario. Un anno dopo fonda a Ligugé (a dodici chilometri da Poitiers) una comunità di asceti, che è considerata il primo monastero databile in Europa.
Nel 371 viene eletto vescovo di Tours. Per qualche tempo, tuttavia, risiede nell’altro monastero da lui fondato a quattro chilometri dalla città chiamato Marmoutier. Di qui intraprende la sua missione, ultraventennale azione per cristianizzare le campagne: per esse Cristo è ancora "il Dio che si adora nelle città". Non ha la cultura di Ilario, e un po’ rimane il soldato sbrigativo che era, come quando abbatte edifici e simboli dei culti pagani, ispirando più risentimenti che adesioni. Ma l’evangelizzazione riesce perché l’impetuoso vescovo si fa protettore dei poveri contro lo spietato fisco romano, promuove la giustizia tra deboli e potenti. Con lui le plebi rurali rialzano la testa. Sapere che c’è lui fa coraggio. Questo spiega l’enorme popolarità in vita e la crescente venerazione successiva.
Quando muore a Candes, verso la mezzanotte di domenica 8 novembre 397, si disputano il corpo gli abitanti di Poitiers e quelli di Tours. Questi ultimi, di notte, lo portano poi nella loro città per via d’acqua, lungo i fiumi Vienne e Loire.

venerdì 20 settembre 2013

Santi Andrea Kim, Paolo Chong e compagni, martiri

Andrea Kim è il primo sacerdote martire della nascente Chiesa coreana.Era nato nel 1821 da una nobile famiglia cristiana, crebbe in un ambiente decisamente ispirato ai principi cristiani, il padre aveva trasformato la sua casa in una ‘chiesa domestica’, ove affluivano i cristiani ed i neofiti della nuova fede, per ricevere il battesimo, scoperto tenne con forza la sua fede, morendo a 44 anni martire.  Andrea aveva 15 anni quando uno dei primi missionari francesi arrivati in Corea nel 1836, lo inviò a Macao per prepararlo al sacerdozio. Nel 1846 venne arrestato. Subì  tanti interrogatori ma non smise di professare la sua fedeltà al suo Dio, rifiutando i tentativi di farlo apostatare, nonostante le atroci torture. Venne decapitato il 16 settembre del 1846 a Seul.
 
Paolo Chong,era nato nel 1795 a Mahyan. Si distinse per la santità di vita nell'impegno dell'apostolato laicale. Anche lui venne arrestato, interrogato e ripetutamente torturato per fargli abbandonare la religione straniera a cui si era associato, ma vista la sua grande fermezza, venne condannato e decapitato il 22 settembre 1839.
 Nelle persecuzioni coreane, cominciate intorno all'anno 1785 e terminate nel 1882, perirono, secondo fonti locali, più di 10.000 martiri, di questi, 103 furono beatificati in due gruppi distinti nel 1925 e nel 1968 e poi canonizzati tutti insieme il 6 maggio 1984 a Seul da papa Giovanni Paolo II. Solo 10 sono stranieri, 3 vescovi e 7 sacerdoti, gli altri tutti coreani, catechisti e fedeli e la Chiesa li ricorda oggi tutti insieme.  
 
UN PO' DI STORIA
 La fede cattolica comparve in Corea agli inizi del 1600 tramite le delegazioni che ogni anno visitavano Pechino in Cina, per scambi culturali. Proprio in Cina i coreani vennero in contatto con la fede cristiana, portando in patria il libro del gesuita padre Matteo Ricci “La vera dottrina di Dio”; e un laico, Lee Byeok grande pensatore, ispirandosi al libro del famoso missionario, fondò una prima comunità cristiana molto attiva. Intorno al 1780, Lee Byeok pregò un suo amico Lee-sunghoon, che faceva parte della solita delegazione culturale in partenza per la Cina, di farsi battezzare e al ritorno portare con sé libri e scritti religiosi adatti ad approfondire la nuova fede.
Nella primavera del 1784 l’amico ritornò con il nome di Pietro, dando alla comunità un forte impulso; non conoscendo bene la natura della Chiesa, il gruppo si organizzò con una gerarchia propria celebrando il battesimo e non solo, ma anche la cresima e l’eucaristia.
Informati dal vescovo di Pechino che per avere una gerarchia occorreva una successione apostolica, lo pregarono di inviare al più presto dei sacerdoti; furono accontentati con l’invio di un prete Chu-mun-mo, così la comunità coreana crebbe in poco tempo a varie migliaia di fedeli.
Purtroppo anche in Corea si scatenò ben presto una persecuzione fin dal 1785, che si incrudeliva sempre più, finché nel 1801 anche l’unico prete venne ucciso, ma questo non bloccò affatto la crescita della comunità cristiana.
Il re nel 1802 emanò un editto di stato, in cui si ordinava addirittura lo sterminio dei cristiani, come unica soluzione per soffocare il germe di quella “follia”, ritenuta tale dal suo governo. Rimasti soli e senza guida spirituale, i cristiani coreani chiedevano continuamente al vescovo di Pechino e anche al papa di avere dei sacerdoti; ma le condizioni locali lo permisero solo nel 1837, quando furono inviati un vescovo e due sacerdoti delle Missioni Estere di Parigi; i quali penetrati clandestinamente in Corea furono martirizzati due anni dopo.
Un secondo tentativo operato da Andrea Kim Taegon, riuscì a fare entrare un vescovo e un sacerdote, da quel momento la presenza di una gerarchia cattolica in Corea non mancherà più, nonostante che nel 1866 si ebbe la persecuzione più accanita. Nel 1882 il governo decretò la libertà religiosa.
 

mercoledì 26 giugno 2013

San Josemaría Escrivá de Balaguer

Josemaría Escrivá nacque a Barbastro (Spagna) il 9 gennaio 1902. Fra i 15 e i 16 anni cominciò ad avvertire i primi presentimenti di una chiamata divina, e decise di farsi sacerdote. Nel 1918 iniziò gli studi ecclesiastici nel Seminario di Logroño, e dal 1920 li proseguì nel Seminario S. Francesco di Paola, a Saragozza, dove dal 1922 svolse mansioni di "Superiore". Nel 1923 iniziò gli studi di Legge nell’Università di Saragozza, col permesso dell’Autorità ecclesiastica, senza che ciò ostacolasse gli studi teologici. Ricevette il diaconato il 20 dicembre 1924, e fu ordinato sacerdote il 28 marzo 1925.
Nella primavera del 1927, sempre col permesso dell’Arcivescovo, si trasferì a Madrid, dove si prodigò in un instancabile lavoro sacerdotale in tutti gli ambienti, dedicandosi anche ai poveri e ai malati delle borgate, specie agli incurabili e ai moribondi degli ospedali. Divenne cappellano del “Patronato per i malati”, iniziativa assistenziale delle Dame Apostoliche del Sacro Cuore, e fu docente in un’Accademia universitaria. Frattanto continuava gli studi e i corsi di dottorato in Legge, che a quell’epoca si tenevano solo nell’Università di Madrid.
Il 2 ottobre del 1928 il Signore gli fece vedere con chiarezza l’Opus Dei. Da quel giorno il fondatore dell’Opus Dei si dedicò, con grande zelo apostolico per tutte le anime, a compiere la missione che Dio gli aveva affidato. Il 14 febbraio del 1930 iniziò l’apostolato dell’Opus Dei con le donne. Nel 1934 fu nominato Rettore del Patronato di Santa Elisabetta.
Il 14 febbraio 1943 fondò la Società sacerdotale della Santa Croce, inseparabilmente unita all’Opus Dei, che, oltre a permettere l’ordinazione sacerdotale di membri laici dell’Opus Dei e la loro incardinazione al servizio dell’Opera, avrebbe più tardi consentito pure ai sacerdoti incardinati nelle diocesi di condividere la spiritualità e l’ascetica dell’Opus Dei, cercando la santità nell’esercizio dei doveri ministeriali, pur restando alle esclusive dipendenze del rispettivo Ordinario diocesano.
Nel 1946 si trasferì a Roma, dove rimase fino alla fine della vita. Da Roma stimolò e guidò la diffusione dell’Opus Dei in tutto il mondo, prodigando tutte le sue energie nel dare agli uomini e alle donne dell’Opera una solida formazione dottrinale, ascetica e apostolica. Alla morte del fondatore l’Opus Dei contava più di 60.000 membri, di 80 nazionalità.
Monsignor Escrivá fu Consultore della Pontificia Commissione per l’interpretazione autentica del Codice di Diritto canonico e della Sacra Congregazione per i Seminari e le Università; Prelato onorario di Sua Santità e membro onorario della Pontificia Accademia teologica romana, è stato anche Gran Cancelliere delle Università di Navarra (Spagna) e Piura (Perù) .
San Josemaría Escrivá è morto il 26 giugno 1975. Da anni offriva la sua vita per la Chiesa e per il Papa. Fu sepolto nella Cripta della chiesa di Santa Maria della Pace a Roma.
La fama di santità che già ebbe in vita si è diffusa, dopo la sua morte, in tutti gli angoli della terra, come dimostrano le molte testimonianze di favori spirituali e materiali attribuiti all’intercessione del fondatore dell’Opus Dei; fra di essi si registrano anche guarigioni clinicamente inesplicabili. Numerosissime sono anche state le lettere provenienti dai cinque continenti, fra le quali si annoverano quelle di 69 cardinali e di circa 1.300 vescovi - più di un terzo dell’episcopato mondiale - che chiedevano al Papa l’apertura della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Josemaría Escrivá. La causa si è aperta nel febbraio del 1981. Conclusi tutti i necessari tramiti giuridici, la beatificazione del fondatore dell'Opus Dei è stata celebrata il 17 maggio 1992. Il 6 ottobre 2002 è stato canonizzato nel corso di una solenne cerimonia presieduta dal Santo Padre Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro alla presenza di oltre 300 mila fedeli provenienti da tutto il mondo.

Dal 21 maggio 1992 il corpo del beato Josemaría Escrivá riposa nell'altare della chiesa prelatizia di Santa Maria della Pace, nella sede centrale della Prelatura dell'Opus Dei, costantemente accompagnato dalla preghiera e dalla gratitudine delle tante persone di tutto il mondo che si sono avvicinate a Dio attratte dall'esempio e dagli insegnamenti del fondatore dell'Opus Dei e dalla devozione di quanti ricorrono alla sua intercessione.

Fonte:
Ufficio Informazioni dell'Opus Dei



 

venerdì 12 aprile 2013

San Giuseppe Moscati

Giuseppe Moscati nacque a Benevento il 25 luglio 1880.
Figlio di Francesco, Presidente del Tribunale di Benevento, e di Rosa de Luca, dei Marchesi di Roseto, Giuseppe era il settimo di nove figli.
Fu battezzato in casa sei giorni dopo la nascita, il 31 luglio 1880, festa di S. Ignazio Loyola, da Don Innocenzo Maio. Nel 1881 il padre è promosso Consigliere di Corte d’Appello e si trasferisce ad Ancona con la famiglia. Nel 1884 è trasferito a Napoli come Presidente della Corte d’Appello. Il primo incontro con Gesù eucarestia, il piccolo Giuseppe lo ebbe l’ 8 dicembre 1888 nella chiesa delle Ancelle del Sacro Cuore di Napoli, nel corso di una cerimonia celebrata da Monsignor Enrico Marano. Conseguì la maturità classica con ottimi voti nel 1897.
Due mesi dopo aver intrapreso gli studi di medicina, il giovane Moscati è colpito da un grave lutto che scaverà un solco profondo nella sua vita. Il padre Francesco, due giorni dopo esser stato colpito da emorragia cerebrale, muore il 21 dicembre 1897, dopo aver ricevuto i Sacramenti.
Nell’ambiente universitario, Moscati continuò a distinguersi per la serietà e l’impegno ed il 4 agosto 1903, con una tesi sull’urogenesi epatica, conseguì la Laurea con il massimo dei voti e la lode.
Il 12 giugno 1904 si spense a Benevento, dove si era ritirato presso l'ospedale "Fatebenefratelli", il secondogenito Alberto. Nel 1892, durante una parata militare a Torino, era caduto da cavallo, riportando un trauma cranico, con sindrome di epilessia. Giuseppe Moscati frequentemente trascorreva molte ore accanto al fratello per assisterlo. Questa esperienza contribuirà a spingerlo, caso unico nella famiglia, a scegliere gli studi di medicina. La morte di Alberto gli causò un dolore che ricorderà per tutta la vita. Conseguita la laurea, università e ospedale furono i primi campi di lavoro del giovane medico Giuseppe. Presto vinse il concorso di Coadiutore straordinario presso l’Ospedale Incurabili (1903), quello di Assistente nell’Istituto di Chimica Fisiologica (1908) ed ebbe lusinghieri riconoscimenti in campo scientifico. Nel 1911, a trentuno anni, il dott. Moscati vinse il concorso di Coadiutore Ordinario negli Ospedali Riuniti, un concorso importantissimo che non si bandiva dal 1880 e al quale parteciparono medici venuti da ogni parte.
Il Prof. Cardarelli, che faceva parte della commissione esaminatrice, rimase ammirato e disse che in 60 anni di insegnamento non si era mai imbattuto in un simile giovane. Perciò lo ebbe caro per tutta la vita e lo scelse come medico curante. Nel medesimo anno, su proposta di Antonio Cardarelli, la Reale Accademia Medico-Chirurgica lo nominava Socio aggregato e il Ministero della Pubblica Istruzione gli conferiva la Libera Docenza in Chimica Fisiologica.
Oltre all’intenso lavoro tra Università e Ospedale, il Prof. Moscati diresse e diede nuovo impulso all’Istituto di Anatomia patologica, già diretto da Luciano Armanni, che era decaduto per incuria. Presto divenne "un vero maestro nell'esercizio delle autopsie", come afferma il Prof.Quagliariello. Moscati fu uno dei primi medici, a Napoli, a sperimentare l'insulina. Il 24 maggio 1915 l’Italia entrò nel conflitto mondiale ed il prof. Moscati fece domanda di arruolamento volontario senza, tuttavia, essere esaudito. Le autorità militari gli affidarono i soldati feriti che affluivano all’Ospedale degli Incurabili, che venne militarizzato. Visitò e curò circa 3000 militari, di cui redasse diari e storie cliniche. Per questi egli fu non solo il medico, ma il consolatore vigile ed affettuoso. Negli anni che seguirono, il prof. Moscati rinunciò alla cattedra di chimica fisiologica presso l’Università Federico II di Napoli. Dopo questa scelta cosciente consapevole, il prof. Moscati si orienta definitivamente verso il lavoro ospedaliero e nelle corsie dell’ospedale impegna tempo, esperienza, capacità umane. Le malattie e le miserie fisiche e spirituali saranno sempre in cima ai suoi pensieri, perché i malati - diceva - "sono le figure di Gesù Cristo, anime immortali, divine, per le quali urge il precetto evangelico di amarle come noi stessi". La fama di Moscati come maestro e come medico era indiscussa. Tutti parlavano delle sue lezioni, delle sue doti diagnostiche, del suo lavoro tra gli ammalati. Il Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale lo nominò Direttore della III Sala uomini. Era il 1919.Nonostante la rinunzia alla cattedra universitaria, Moscati fu sempre professore e maestro. Se aveva scelto di stare vicino agli ammalati, non per questo aveva rinunziato all'insegnamento, in cui aveva la possibilità di incontrare i giovani e comunicare loro.
Leggendo le testimonianze dei suoi allievi, dobbiamo dire che egli aveva particolari doti per fare il professore. A una preparazione solida, univa il desiderio dell'aggiornamento, la passione per la ricerca, una innata curiosità per il nuovo, la capacità di spaziare nei vari settori della medicina.
Il 12 aprile 1927, martedì santo, il prof. Moscati, dopo aver partecipato, come ogni giorno, alla Messa e aver ricevuto la Comunione, trascorse la mattinata in Ospedale per poi tornare a casa. Consumò, come sempre, un frugale pasto e poi si dedicò alle consuete visite ai pazienti che andavano da lui.
Ma verso le ore 15 si sentì male, si adagiò sulla poltrona, e poco dopo incrociò le braccia sul petto e spirò serenamente. Aveva 46 anni e 8 mesi.
La notizia della sua morte si diffuse immediatamente, e il dolore di tutti fu unanime. Soprattutto i poveri lo piansero sinceramente, perché avevano perduto il loro benefattore.
Alle 10 del 25 ottobre 1987, in Piazza San Pietro, il Papa Giovanni Paolo II, dinanzi a circa 100.000 persone, dichiarava Santo Giuseppe Moscati, a 60 anni dalla morte.www.sangiuseppemoscati.com

giovedì 21 marzo 2013

San Nicola di Flue

Nicola nasce il 21 marzo del 1417  in Svizzera, è figlio di poveri contadini del cantone di Unterwalden.  Uomo saggio e di grande fede, ricopre cariche sia civili che militari. Dall’età di 23 anni serve come capitano nell’esercito della Confederazione Svizzera, battendosi con la spada in una mano ed il rosario nell’altra. Tornato a casa carico di decorazioni, rifiuta di assumere la carica di sindaco che gli è offerta, affermando che le sue umili origini non lo rendono adatto al ruolo. Accetta invece l’incarico di giudice, che esercita in modo esemplare per nove anni. Nel 1445 si sposa con Dorothea Wyss dalla quale ebbe dieci figli. Dalla più giovane età e per tutta la vita è favorito da visioni celesti. A 50 anni con il permesso della moglie, si ritira a vita eremitica a Ranft, a poche miglia dalla sua casa. Per 19 anni Nicola si ciba soltanto dell' Eucarestia,  dedicandosi alla cura della sua anima e dei molti pellegrini, tra i quali alti dignitari cantonali, che lo interpellano per consigli di natura spirituale e non. La sua è una vita di rigore, di preghiera, di penitenza. Muore il 21 marzo 1487 giorno del suo 70' compleanno.  Nel 1501 venne compilata da Enrico Wólflin una sua biografia sulla base di "fatti accertati con giuramento da testimoni oculari ed auricolari". Beatificato nel 1669, venne canonizzato da Pio XII nel 1947. Nicola è riconosciuto 'Padre della Patria' per i servigi militari resi alla Svizzera in varie occasioni.

giovedì 21 febbraio 2013

San Pier Damiani

Pietro Damiani nacque a Ravenna nel 1007. La famiglia numerosa, che viveva nel disagio, aveva origini nobiliari. Il suo primo biografo, suo segretario e poi suo successore nel Priorato, san Giovanni di Lodi, narra che la madre, dandolo alla luce, non voleva neppure allattarlo. Rimasto, di lì a poco, orfano dei genitori, venne allevato da una sua sorella Rodelinda, e successivamente, adottato dal fratello maggiore Damiano, arciprete, del quale assunse il nome, che, col tempo, divenne Pier Damiani. Studiò a Faenza e a Parma, con profitto e dedizione, tanto che  a venticinque anni era già apprezzato e bravo insegnante. Era pure conosciuto come 'uno dei migliori latinisti del suo tempo'. Ebbe successo, ma forse, ricordandosi delle peripezie della sua infanzia, a 27 anni sente forte il desiderio di dedicarsi alla vita contemplativa. Entra, deciso, nell'Eremo di Fonte Avellana, nelle marche, dove ancora aleggiava lo spirito di san Romualdo, la cui santità di vita fu, per lui, perenne fonte di emulazione. Vi soggiornavano, in quel monastero, una ventina di eremiti, dediti alla preghiera ed alla meditazione. Il suo ascetismo , la sua mortificazione ed il suo austero comportamento, indussero i suoi confratelli a volerlo come guida spirituale e poi come Priore nel 1043. Sotto la sua direzione l'eremo si espande, creando nuove case nelle Marche, in Umbria ed in altre regioni limitrofe.  Il secolo in cui visse san Pier Damiani era tempo di lotte per le investiture e di conflitto tra Papato ed Impero. Nel 1057aveva appena finito di scrivere la 'Regula vitae eremiticae', il Papa Stefano IX (Federico di Lorena) chiese e volle che Pier Damiani gli fosse vicino per aiutarlo a riformare la Chiesa, estirpando il male dei vescovi simoniaci e la piaga dei preti concubini (nicolaiti). Lo nominò, pertanto, vescovo di Ostia e cardinale, arrivando perfino a minacciarlo di scomunica se non avesse accettato il porporato. Costretto così a lasciare la vita di solitudine d i Fonte Avellana, si trasferì  Roma, ove conobbe il monaco Ildebrando di Soana, divenuto poi Papa con il nome di Gregorio  VII. Gli incarichi lo assillavano: intraprende nel 1059 un viaggio a Milano per pacificare il clero in preda agli scontri tra il movimento dei Patarini contro quello dei Nicolaiti. Portò la pace, anche se durò pochi anni, mentre persisteva tra i Papi e l'impero una non facile convivenza. Stanco, san Pier Damiani, dal Papa Alessandro II (Anselmo da Baggio) nel 1062 il permesso di rientrare a Fonte Avellana, ansioso com'era di riprendere la vita di preghiera e di austerità. Rinuncia al vescovato di Ostia. Nella quiete del suo eremo scrive la 'De Sancta Semplicitate', la 'Vita beati Romualdi', il 'Liber Gratissimus' contro la simonia, il 'Liber Gommorrhianus' per i peccati contro natura. In difesa della legittimità dell'elezione di Papa Alessandro II scrive la 'Disceptatio Synodalis'.
Spesso, purtroppo, deve lasciare il monastero per risolvere questioni anche delicate , come quella nel 1069, di far recedere Enrico IV dal proposito di divorziare da Bertha di Savoia. Nel 1072 si reca a Ravenna per portare la pace: il vescovo della sua città natale, aveva provocato l'interdetto del Papa sulla sessa per aver riconosciuto l'antipapa Onorio II. Durante il rientro, però, mal ridotto in salute, si ferma a Faenza nel monastero dei benedettini di Santa Maria foris portam (oggi Santa Maria vecchia).
Muore nella notte tra il 22 e il 23 febbraio1072: aveva 67 anni.
Le sue spoglie riposano nella Cattedrale di Faenza. Venerato subito come santo, ebbe riconosciuto il suo culto ufficialmente e venne proclamato anche Dottore della Chiesa, per i suoi numerosi scritti di contenuto teologico, da Papa Leone XII nel 1828.
 
Per gentile concessione dell'amico Giovanni Mangano

giovedì 7 febbraio 2013

Beato Pio IX, Papa

Giovanni Maria Mastai Ferretti nasce a Senigallia in provincia di Ancona il 13 maggio 1792. Educato alla vita cristiana dai suoi genitori, Giovanni Maria coltiva nel suo cuore il desiderio di diventare un santo sacerdote. E' allegro, ama giocare, ma ogni venerdì, dopo il gioco, tenendo alzato tra le mani il Crocifisso, raccoglie sulle piazze gruppi di coetanei e predica il Vangelo. Spesso si fermano ad ascoltarlo anche degli adulti, ammirati. Nel 1809 inizia in seminario a Roma il percorso formativo, ma una malattia  durata diversi anni lo terrà lontano dal suo desiderio. Fino a quando viene guarito miracolosamente dalla Madonna di Loreto nel 1814. Il 10 aprile 1819 è ordinato sacerdote. Il 3 giugno 1827 viene consacrato vescovo di Spoleto a soli 35 anni ed il 14 dicembre 1840 viene insignito della porpora cardinalizia. L'Italia sta vivendo un periodo di grandi cambiamenti politici, sociali e culturali. E' il tempo del 'risorgimento', tempo di ostilità verso la Santa Chiesa, il Papa e la religione cattolica.Il Card. Mastai Ferretti ben conosce i progetti di coloro che vogliono scristianizzare l'Italia e l'intera Europa e lavora in prima linea per radicare Gesù nelle anime e nella società. Sa che Gesù regna sul mondo per mezzo di Maria SS.ma e per questo promuove e diffonde la preghiera del Rosario e le Confraternite del Cuore di Maria. Il 16 giugno 1846, all'età di 54 anni viene eletto Papa. Soffre molto a causa dei massoni e dei liberali. Il 24 novembre 1848, vestito da semplice prete, Pio IX parte in esilio per Gaeta. A Roma, senza alcun consenso del popolo, si instaura la “repubblica romana”, capeggiata da Mazzini che dichiara decaduto il Papato dal governo temporale. Da Gaeta, Pio IX chiede l’aiuto dei principi cattolici contro gli usurpatori. Sconfitta la “repubblica romana” per intervento dei francesi, il 12 aprile 1850, il Papa è accolto a Roma che lo acclama Padre e Maestro. L'8 dicembre 1854 dichiara il dogma dell'Immacolata Concezionel’8 dicembre 1864, ancora nella solennità dell’Immacolata, emana l’enciclica Quanta cura e il Sillabo, elenco degli errori più gravi discendenti dalla negazione di Dio e li condanna con la luce e la forza irresistibile della Verità assoluta ed eterna.
"Negatori di tutte le risme, si scagliano con violenza contro il Papa accusandolo di oscurantismo, fanatismo, di essere contrario alla ragione e alla civiltà. È certo che il Sillabo ha colpito un’intera visione della vita e della storia, quale è comune a tutte le ideologie nate dalla negazione di Dio. Ma oggi, che vediamo il fallimento di tutte le ideologie e il suicidio di società intere costruite su quei tragici errori, Pio IX con il Sillabo appare il più grande maestro e profeta della sua ora e dell’avvenire"(Paolo Risso).
 
L’8 dicembre 1869 – ancora una volta nella solennità dell’Immacolata – Pio IX apre a Roma il Concilio Vaticano I. Il 18 luglio 1870, con la costituzione Pastor aeternus, Pio IX, proclama il dogma dell’infallibilità del Papa quando come maestro della fede e della vita cristiana, insegna ex cathedra con l’autorità di Cristo. Il Santo Padre ebbe in don Bosco un grande sostenitore e figlio devotissimo. Pio IX, governò la Chiesa per 32 anni, fino al 7 febbraio 1878. Fu uno dei Papi più grandi della storia, un gigante di luce e di santità. Il 3 settembre 2000, finalmente, da Giovanni Paolo II è stato elevato alla gloria degli altari.

mercoledì 6 febbraio 2013

San Paolo Miki e compagni martiri

E' il primo giapponese accolto in un Ordine religioso cattolico: il primo gesuita. Nato in una famiglia benestante e battezzato a cinque anni, Paolo Miki entra poi in un collegio della Compagnia di Gesù, e a 22 anni è novizio. Riesce bene in tutto: solo lo studio del latino lo fa penare; troppo lontano dal suo modo nativo di parlare e di pensare. Diventa invece un esperto della religiosità orientale, cosicché viene destinato alla predicazione, che comporta il dialogo con dotti buddhisti. Riesce bene, ottiene conversioni; però, dice un francescano spagnolo, più efficaci della parola sono i suoi sentimenti affettuosi. Il cristianesimo è penetrato in Giappone nel 1549 con Francesco Saverio, che vi è rimasto due anni, aprendo poi la via ad altri missionari, bene accolti dalla gente. Li lascia in pace anche lo Stato, in cui gli imperatori sopravvivono come simboli, mentre chi comanda è sempre lo Shogun, capo militare e politico. Paolo Miki vive anni attivi e fecondi, percorrendo continuamente il Paese. I cristiani diventano decine di migliaia. Nel 1582-84 c’è la prima visita a Roma di una delegazione giapponese, autorizzata dallo Shogun Hideyoshi, e lietamente accolta da papa Gregorio XIII. Ma proprio Hideyoshi capovolge poi la politica verso i cristiani, facendosi persecutore per un complesso di motivi: il timore che il cristianesimo minacci l’unità nazionale, già indebolita dai feudatari; il comportamento offensivo e minaccioso di marinai cristiani (spagnoli) arrivati in Giappone; e anche i gravi dissidi tra gli stessi missionari dei vari Ordini in terra giapponese, tristi fattori di diffidenza. Un insieme di fatti e di sospetti che porterà a spietati eccidi di cristiani nel secolo successivo. Ma già al tempo di Hideyoshi, ecco una prima persecuzione locale, che coinvolge Paolo Miki. Arrestato nel dicembre 1596 a Osaka, trova in carcere tre gesuiti e sei francescani missionari, con 17 giapponesi terziari di San Francesco. E insieme a tutti loro egli viene crocifisso su un’altura presso Nagasaki.
Prima di morire, tiene l’ultima predica, invitando tutti a seguire la fede in Cristo; e dà il suo perdono ai carnefici. Andando al supplizio, ripete le parole di Gesù in croce: "In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum". Proprio così le dice: in quel latino che da giovane studiava con tanta fatica. Nel 1862, papa Pio IX lo proclamerà santo. Nell’anno 1846, a Verona, un seminarista quindicenne legge il racconto di questo supplizio e ne riceve la prima forte spinta alla vita missionaria: è Daniele Comboni, futuro apostolo della “Nigrizia”, alla quale dedicherà vita e morte, tre secoli dopo san Paolo Miki.
 
  Autore: Domenico Agasso

martedì 15 gennaio 2013

San Mauro, abate

Nasce verso il sec. VI. E'figlio di un nobile romano, che lo affida, ancora bambino, a S. Benedetto che vive a Subiaco, perché lo educhi secondo la regola monastica. Mauro diventa il discepolo prediletto dell'abate Benedetto e quindi suo fidato collaboratore. Mandato in Francia fonda a Granfeul un monastero. Nell’ultimo periodo della sua vita si dedicò alla preghiera e alle letture.  La sua vita, oltre che di amore verso Dio, è ancora oggi esempio di obbedienza all’Ordine Benedettino.
Quando Benedetto lascia Subiaco per Montecassino (verso il 529), Mauro quasi certamente rimane lì, come abate di Subiaco. Purtroppo di lui non si conosce né il giorno della nascita né quello della morte. Nell'anno 863 compare in Francia una sedicente “biografia” di lui, l'autore è l’abate Odone di Glanfeuil, che dice di aver praticamente riscritto il racconto di un certo Fausto, amico di Mauro e arrivato con lui in Francia, portandovi la Regola benedettina. Non c’è alcun documento che confermi il racconto di Odone o che certifichi la presenza di Mauro in terra francese. Però il paese dell’abate Odone, Glanfeuil, si è poi chiamato Saint Maur sur Loire. Nel 1618, mille anni dopo Mauro, nasce in Francia una congregazione benedettina, che nel 1766 avrà 191 case e 1.917 monaci. E con loro, ecco tornare il nome del discepolo di san Benedetto: questi religiosi si chiamano infatti monaci maurini. La fine della loro congregazione, poi, è una grande pagina di storia benedettina: nei “massacri di settembre” della Francia rivoluzionaria (1792) viene messo a morte l’ultimo abate generale: Agostino Chevreux. E con lui altri quaranta confratelli. Tutti monaci maurini.

giovedì 6 dicembre 2012

San Nicola, vescovo


Nasce a Pàtara, Asia Minore (attuale Turchia),nel 250 d.C circa. Sulla sua vita le notizie certe sono pochissime. Proveniva da una famiglia nobile. Fu eletto vescovo di Mira per le sue doti di pietà e di carità molto esplicite fin da bambino. Fu considerato santo anche da vivo per i miracoli e i prodigi che compiva. Durante la persecuzione di Diocleziano, pare sia stato imprigionato fino all’epoca dell’Editto di Costantino. Nicola muore a Mira il 6 dicembre forse nell'anno 326. I pellegrinaggi alla sua tomba, posta fuori dell’abitato di Mira, cominciano subito dopo la sua morte, numerosi e non solo del circondario. Oltre sette secoli dopo la sua morte, quando in Puglia è subentrato il dominio normanno, “Nicola di Mira” diventa “Nicola di Bari”. Sessantadue marinai baresi, sbarcati nell’Asia Minore già soggetta ai Turchi, arrivano al sepolcro di Nicola e s’impadroniscono dei suoi resti, che il 9 maggio 1087 giungono a Bari accolti in trionfo: ora la città ha un suo patrono. Il 29 settembre 1089 esse trovano sistemazione definitiva nella cripta, già pronta, della basilica che si sta innalzando in suo onore. E’ il Papa in persona, Urbano II, a deporle sotto l’altare. Nel 1098 lo stesso Urbano II presiede nella basilica un concilio di vescovi, tra i quali alcuni “greci” dell’Italia settentrionale: c’è già stato lo scisma d’Oriente.
Alla fine del XX secolo la basilica, affidata da Pio XII ai domenicani, è luogo d’incontro tra le Chiese d’Oriente e
d’Occidente.
                
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venerdì 16 novembre 2012

Santa Margherita di Scozia


Margherita, figlia di Re Edoardo d'Inghilterra, nasce in esilio in Ungheria intorno all'anno 1046, dove il padre si trovava con l'intera famiglia per sfuggire all'usurpatore Canuto. Alla morte dell'usurpatore, Margherita che ha nove anni e la sua famiglia possono ritornare in Patria,  ma dopo qualche anno la famiglia Reale deve fuggire di nuovo e questa volta in Scozia. Qui Margherita viene chiesta in moglie dal ventiquattrenne Re di Scozia Malcom III. Dal matrimonio nascono otto figli che Margherita educa amorosamente nella fede. Il suo sposo la ama, ha un grande rispetto per lei che è istruita  tanto da non disdegnare, lui rude ed ignorante, di chiederle consigli. Ed è tanta la devozione ed il rispetto che il Re le porta che arriva a baciare i libri di preghiera che le vede leggere. Margherita è discreta, rispettosa e modesta, caritatevole verso i poveri, gli orfani, i malati, ed invitava il marito a fare altrettanto. Per la Scozia non corsero mai anni migliori di quelli passati sotto il governo veramente cristiano di Malcom III e di Margherita, la quale, benvoluta dai sudditi, amata dal marito, venerata dai figli, dedicava tutta la sua vita al bene della sua anima e al benessere degli altri.
Non avendo dolori propri, cercò di lenire quelli degli altri; non avendo disgrazie familiari o dinastiche, cercò di soccorrere gli altri disgraziati, non conoscendo né, miseria né mortificazioni, cercò di consolare i miseri e gli umiliati. E accolse con animo lieto l'unica brutta notizia, che le giunse sul letto di morte. Il marito ed un figlio erano caduti ad Alnwick combattendo in una spedizione contro Guglielmo detto il Rosso. A chi, con cautela, cercava di attenuare la crudeltà della notizia, Margherita fece capire di averla già avuta. E ringraziò Dio di quel dolore che le sarebbe servito a scuotere, nelle ultime ore, i peccati di tutta la vita.

Muore ad Edimburgo il 16 novembre 1093.  
 
Oggi la Santa Chiesa ricorda anche San Giuseppe Moscati, il medico santo di Napoli che trovate qui   

martedì 16 ottobre 2012

Santa Margherita Maria Alacoque





Margherita nasce il 22
luglio 1647 a Verosvres (Francia) figlia di Claude, notaio e Philiberte. Entra nel Monastero della Visitazione di Paray-le-Monial a ventiquattro anni, vincendo le resistenze dei familiari che invece avevano deciso di sposarla. Il 27 dicembre 1673 Margherita ha un'apparizione, è Gesù che le domanda una particolare devozione al suo Sacro Cuore. Per tali 'incontri mistici' (ne avrà in tutto 17) Margherita subisce maltrattamenti e persecuzioni per l'incomprensione da parte delle sue consorelle e dei superiori, che la giudicavano una fanatica visionaria, fino al provvidenziale incontro col Beato Claudio La Colombière, che divenne preziosa e autorevole guida della mistica suora della Visitazione, che le ordina di scrivere le sue esperienze mistiche, rendendo pubbliche le rivelazioni da lei avute. Margherita Maria sin dall'ingresso nel Monastero si offre vittima al Cuore di Gesù in cambio riceve grazie straordinarie che vive nell'umiltà, nel nascondimento, tra aspre penitenze e mortificazioni, come lei stessa scrive nella sua autobiografia:


« Dormivo sopra un asse o sopra bastoni nodosi, e poi mi battevo con la disciplina, cercando rimedio ai conflitti e ai dolori che sentivo dentro me. Tutto quanto potevo soffrire esteriormente, sebbene le umiliazioni e le contraddizioni di cui ho parlato prima fossero continue e aumentassero invece di diminuire, mi pareva un sollievo in confronto alle pene che soffrivo dentro me e che mi facevo violenza per sopportare in silenzio e tenere nascoste, come il mio buon Maestro m'insegnava. ».
 
Muore il 17 ottobre 1690. Per ispirazione di santa Margherita Maria nasce la devozione al Sacro Cuore di Gesù e la pratica dei primi nove venerdi del mese.