MITTITE RETE ET INVENIETIS

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: " Veniamo anche noi con te". Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando era già l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: " Figlioli, non avete nulla da mangiare?" Gli risposero: "No". Allora egli disse loro: " Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse:" E' il Signore!". (Gv 21, 1-7)

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mercoledì 2 marzo 2016

Santa Angela de la Cruz, vergine

Maria de los Angeles Guerrero y González, nacque a Siviglia il 30 gennaio 1846 da Francesco Guerrero e Giuseppina González, genitori di modeste condizioni sociali ma pieni di virtù cristiane.
Crebbe per questo in un ambiente molto religioso, aiutando i suoi genitori nei lavori manuali, specie nel cucito; di carattere molto docile e discreta, suscitava profonda ammirazione in quanti la conoscevano.
Ancora piccola dovette lasciare la scuola per lavorare in un laboratorio di calzature; nonostante ciò amava appartarsi per dedicarsi alla preghiera ed alle mortificazioni; nel 1871 a 25 anni, con un atto privato promise al Signore di vivere secondo i consigli evangelici.
Nella sua lunga esperienza di preghiera, vide una croce vuota davanti a quella di Cristo crocifisso e ciò le ispirò di immolarsi insieme a Gesù per la salvezza delle anime. Spinta da una forte vocazione, desiderò di entrare fra le Carmelitane, ma il suo direttore spirituale la indirizzò verso le Suore di Carità, ma per le precarie condizioni di salute fu costretta ad abbandonare, dopo poco tempo l’Istituto.
Ritornata in famiglia si dedicò tutta alle opere di carità verso i poveri. Seguendo con ubbidienza i consigli del direttore spirituale, prese a scrivere un diario spirituale nel quale esponeva dettagliatamente la regola di vita di una Comunità di religiose, che con la sua spiccata vocazione e con l’esperienza spirituale che viveva, sentiva di poter costituire.
Così nel 1875 a Siviglia, diede inizio alla Congregazione delle “Sorelle della Compagnia della Croce” per la cura degli infermi, nell’esercizio della più ardente carità. Il motto suo e dell’Istituzione fu “Farsi povero con il povero per portarlo a Cristo” che costituisce il fondamento della spiritualità e della missione della “Compagnia della Croce”.
La Santa Sede approvò l’Istituto nel 1904 che ebbe una rapida diffusione, imprimendo un impatto enorme sulla Chiesa e sulla società Sivigliana di quel tempo. Umile ed energica, Angela de la Cruz, questo il nome che prese quando diventò una religiosa, seppe infondere nell’animo delle sue figlie un crescente spirito di dedizione e di carità verso i bisognosi; per questo ammirata da tutti, venne chiamata dal popolo “madre dei poveri”.
Naturale e semplice, rifuggì da ogni gloria umana, ricercò la santità con uno spirito di mortificazione al servizio di Dio e dei fratelli e con questi sentimenti, lasciò questa terra il 2 marzo 1932 nella sua città di Siviglia, all’età di 86 anni.
La causa per la sua beatificazione fu introdotta presso la Congregazione dei Riti il 10 febbraio 1960. Papa Giovanni Paolo II, durante il suo primo pellegrinaggio in Spagna, la beatificò il 5 novembre 1982 nella sua Siviglia e lo stesso pontefice a distanza di 20 anni l’ha elevata agli onori degli altari della Chiesa universale, canonizzandola a Madrid il 4 maggio 2003, durante il suo quinto viaggio in terra spagnola.
Ricorrenza liturgica al 2 marzo. L'arcidiocesi di Siviglia la ricorda il 5 novembre, anniversario della beatificazione.
 

Autore:
Antonio Borrelli
 

giovedì 9 luglio 2015

Santa Veronica Giuliani, vergine

Orsola nasce il 27 dicembre del 1660 a Mercatello sul Metauro (Pesaro) da Francesco e Benedetta Mancini. E' una delle più grandi mistiche della storia. Ebbe numerose rivelazioni e ricevette le stimmate. Fin dalla più tenera età fu fatta oggetto di grandi doni da parte del Signore: a soli cinque mesi prese a camminare da sola per recarsi a venerare un quadro raffigurante la SS. Trinità. Non aveva ancora sette mesi quando ammonì un negoziante poco onesto. A due o tre anni cominciò a godere delle frequenti visioni di Gesù e Maria. 
Nella fanciullezza, sentendo leggere la vita dei martiri, la santa concepì grande desiderio di patire per amore di Gesù e, desiderosa di soffrire  tutto quello che aveva patito il Signore, che nella settimana santa  le appariva coperto di piaghe, si disciplinava con una grossa corda e si sottoponeva a grandissimi sacrifici.
Il 17 luglio 1677 entrò nel monastero delle Cappuccine di Città di Castello (Perugia).  Qui Dio le elargì un'innumerevole quantità di grazie, doni, privilegi, visioni, estasi, carismi singolari, fenomeni mistici, che in obbedienza al vescovo e confessore del monastero riportò in un diario. Scrisse 21.000 pagine raccolte in 44 volumi! Dopo che Gesù elevò Suor Veronica al suo mistico sposalizio, fu soddisfatta nella sua ardente brama di patire per Lui. In modo misterioso, ma reale e visibile, sperimentò a uno a uno tutti i martiri e gli oltraggi della sua Passione. Nel 1694 divenne maestra delle novizie e ricevette nel capo l'impressione delle spine. Dopo tre anni di digiuno a pane e acqua, il venerdì santo del 1697 le apparvero le stimmate e nel cuore ebbe impressi gli strumenti della Passione. Soffriva talmente, anche in modo visibile agli altri, che veniva chiamata la "sposa del crocifisso".
 
A causa dei fenomeni soprannaturali suor Veronica venne  controllata a lungo e severamente dalle autorità ecclesiastiche competenti e di proposito, fu trattata come una folle, una simulatrice e una bugiarda, fino a  chiuderla in una cella simile ad una prigione. A queste sofferenze suor Veronica univa di continuo indicibili penitenze, accesissime preghiere per la conversione dei peccatori. Sottomessa sempre in vita ai superiori, la santa volle morire il 9 luglio del 1727 dopo 33 giorni di malattia, appena il confessore, il P. Guelfi, le disse: "Suor Veronica, se è volontà di Dio che l'ordine del suo ministro intervenga in quest'ora suprema, vi comando di rendere lo spirito". Il suo corpo riposa sotto l'altare maggiore della chiesa delle Cappuccine in Città di Castello.  E' santa dal 1839.

mercoledì 19 novembre 2014

Santa Matilde, monaca benedettina

 
Della sua vita si sa ben poco, le scarse notizie che si trovano nel libro da lei scritto - Liber Gratiae Specialis - e in quello dell'Araldo del divino amore di Santa Gertrude di Helfta, sono tutto quanto sappiamo di questa importante monaca e mistica dell'Ordine benedettino vissuta nel Medioevo.
 
Nacque attorno al 1240 nel castello di Helfta, in Sassonia, da una delle più nobili e potenti famiglie della Turingia, i Von Hackerborn imparentata con l’imperatore Federico II.
La sorella maggiore, Gertrude, fu badessa nel convento di Helfta.
All'età di sette anni Matilde venne accolta come educanda nel monastero benedettino di Roderdsdorf. Qui la sua vocazione crebbe e la giovane decise di indossare il velo.
Nel 1258 raggiunse la sorella maggiore a Helfta dove, tre anni più tardi, le venne affidata la cura di una giovane monaca che resterà nella storia con il nome di santa Gertrude la Grande o di Helfta. Proprio a quest'ultima Matilde confessò le proprie visioni mistiche.
Da queste confidenze nascerà poi uno dei libri più noti della mistica medievale: il Libro della Grazia speciale (Liber Gratiae specialis).
Matilde ebbe grandi doti intellettuali ed artistiche. Essendo particolarmente dotata nel canto, veniva chiamata l'usignolo di Helfta, le venne affidata la direzione del coro del monastero.  La lode di Dio era per lei l'occupazione primaria della sua vita e l'espressione più profonda ed alta della sua  esistenza. Nella recita e nel canto del divino ufficio tutta la sua anima religiosamente vibrava. Le parole fluivano dolci dalle sue labbra e spesso, durante l'ufficiatura, veniva rapita in estasi. Tutto il suo raccoglimento, la sua pietà e la sua devozione convergevano verso la liturgia, donde essa ricavava ampi lumi di contemplazione e ardente amore divino. Con diligente cura custodiva i suoi sensi infliggendosi dure penitenze e con coraggio mortificava il suo delicato corpo per compensare generosamente, dinanzi alla maestà divina, il male commesso dai peccatori.
La sua grande umiltà, nonostante le sua applicazione costante nell'esercizio delle virtù, la portava ad accusarsi talvolta di pigrizia e di tristezza. Soffriva di atroci mal di testa, che negli ultimi anni (dal 1290 e più ancora dal 1295) si aggravarono, unitamente ad altre infermità, sottoponendola a un vero martirio. Ricevette l'Estrema Unzione il 18 ottobre del 1299 e morì «offrendo il suo cuore al Salvatore e immergendolo in quello di lui» il 19 novembre 1299.

 
 
 

mercoledì 16 ottobre 2013

Santa Edvige, monaca e duchessa di Slesia e di Polonia

Hedwig nasce ad Andescj in  Baviera nel 1174  e muore a Trebnitz in Polonia il 15 ottobre 1243.
 I genitori Bertoldo e Agnese, di alta nobiltà bavarese, la preparano a un matrimonio importante, facendola studiare alla scuola delle monache benedettine di Kitzingen, presso Würzburg. E a 16 anni, infatti, Edvige sposa a Breslavia (attuale Wroclaw, in Polonia) il giovane Enrico il Barbuto, erede del ducato della Bassa Slesia. Quattro anni dopo, Enrico succede al padre Boleslao e così lei diventa duchessa.
Questo territorio slesiano fa parte ancora del regno di Polonia, ma si sta germanizzando.I suoi duchi, già dal tempo di Federico Barbarossa (morto nel 1190) gravitano nell’orbita dell’Impero germanico; la feudalità locale è invece di stirpe polacca, come la maggioranza degli abitanti, ai quali però si sta mescolando una forte immigrazione di tedeschi. Edvige mette al mondo via via sei figli: Boleslao, Corrado, Enrico detto il Pio, Agnese, Sofia e Gertrude. E si rivela buona collaboratrice del marito nel difficile governo del ducato: guadagna la simpatia dei sudditi polacchi imparando la loro lingua, promuove l'assistenza ai poveri, come fanno e faranno molte altre sovrane; ma con una differenza: lei vive la povertà in prima persona, giorno per giorno, con le regole severe che si impone, eliminando dalla sua vita tutto quello che può distinguerla da una donna di condizione modesta. A cominciare dall’abbigliamento. I biografi parlano degli abiti usati che indossa, delle calzature logore, delle cinture simili a quelle dei carrettieri.
È poco fortunata con i figli, che non avranno rapporti affettuosi con lei, e che moriranno quasi tutti ancora giovani, tranne Gertrude. Suo marito, Enrico il Barbuto, muore nel 1238, e gli succede il figlio Enrico il Pio, che già nel 1241 viene ucciso in combattimento contro un’incursione mongola presso Liegnitz (attuale Legnica).
Disgrazie in serie, dunque. Ma i biografi dicono che lei le affronta ogni volta senza lacrime. Forse perché è tedesca.E fors’anche perché è molto legata all’ambiente monastico del tempo, con tutto il suo rigore. (Alle molte preghiere e pie letture, Edvige accompagna anche penitenze fisiche durissime). Eppure, quando si ritrova sola, non pensa di “fuggire dal mondo” subito, entrando in monastero. No, prima bisogna pensare ai poveri, come dirà alla figlia Gertrude, non per motivi di buona politica, ma perché i poveri sono “i nostri padroni”. E questo linguaggio richiama «la spiritualità degli Ordini mendicanti e in particolare quella dei Francescani, tra i quali Edvige, negli ultimi anni della sua esistenza, scelse il proprio confessore» (A. Vauchez, La santità nel Medioevo, ed. Il Mulino).
Entra infine nel monastero cistercense di Trebnitz (l’attuale Trzebnica) fondato da lei nel 1202. E qui vive da monaca. Anzi, da monaca superpenitente. Muore anche da monaca, chiedendo di essere sepolta nella tomba comune del monastero. Tedeschi e polacchi di Slesia sono concordi nel chiamarla santa: nel 1262, sotto papa Urbano IV, incomincia la causa per la sua canonizzazione, e nel 1267 papa Clemente IV la iscrive tra i santi. Il corpo sarà in seguito trasferito nella chiesa del monastero.

Autore:
Domenico Agasso

lunedì 18 febbraio 2013

Santa Gertrude Comensoli, monaca

 
Caterina nasce  a Bienno in provincia di Brescia, da famiglia povera  il 18 gennaio 1847.  Vive un’infanzia serena in famiglia e con le amiche, frequenta la scuola elementare del paese. Papà Carlo è fucinaro e la mamma Anna Maria Milesi è sarta. Svela fin da bambina la sua sensibilità eucaristica; impaziente di ricevere Gesù, a 6 anni, un mattino, al suon dell’Ave Maria, entra nella chiesina dove si celebra la “Messa prima” e accostatasi alla balaustra tra la gente, riceve la sua Comunione “segreta”. Nel 1867 si consacra nella Compagnia di Sant’Angela Merici.
Ammalatosi il padre nel 1869, per portare aiuto alla famiglia è disposta a lasciare Bienno. La superiora di Brescia, Maddalena Girelli, la indirizza a Chiari (BS) in qualità di domestica, nella rinomata e numerosa famiglia di don Giovanni Battista Rota, che ha ben 3 sorelle appartenenti alla Compagnia di santa Angela.
Nel 1874 la mamma la prega di recarsi a Milano dai conti Vitali Fè residenti a Milano nel Palazzo di Corso Venezia 36, nei ruoli di dama di compagnia e di cura dei due figlioletti maschi: Bartolomeo e Giulio. Caterina si occupa di Bartolomeo fino all’età scolare, Giulio muore a pochi mesi; segue la contessa Ippolita nei suoi movimenti e nei suoi viaggi: Milano, Brescia, Bergamo, San Gervasio d’Adda e in diverse località termali. Rimane a servizio tra Milano e San Gervasio per 8 anni.
Fattasi ormai donna saggia, ricca di capacità umane e di sensibilità interiori, portata a una spiritualità profonda e a una crescente attenzione alle necessità educative delle giovinette, ai poveri e ai malati, matura sempre più in lei l’ideale di fondare un Istituto dedito all’Adorazione e all’Educazione dei piccoli e dei giovani, che si concretizza con l’incontro a Bergamo del sacerdote don Francesco Spinelli. Dal 1879 al 1882 il progetto che delinea con don Francesco, si precisa e, dopo essere stato sottoposto al vescovo di Bergamo mons. Gaetano Camillo Guindani, l’Istituto si fonda il 15 dicembre 1882. In città e in diocesi l’iniziativa è ben accolta, perché è l’unica sul territorio bergamasco con lo scopo primario dell’Adorazione perpetua. La Casa Madre è in Bergamo, ma altre case si aprono, vivente la Fondatrice, in Lombardia e nel Veneto.
Un crollo finanziario sembra portare tutto alla rovina, ma Santa Geltrude, dopo un fugace smarrimento, lo considera una prova richiesta dal Signore e reagisce con forte fede e tenacia, fiduciosa nella Divina Provvidenza, sebbene debba rifugiarsi a Lodi con le suore che le restano vicino nel dolore, nella pazienza e nella speranza della ricostruzione. Tuttavia si sottopone totalmente alla Volontà di Dio “Fate quello che piace a Voi mio Dio, purché restate glorificato eleggo di soffrire qualunque pena. La vostra volontà, non la mia, non cerco me, no, [cerco] la pura gloria del mio Dio;… Amen Fiat”. (Gli Scritti, p. 58, Brescia 1981)
Rinasce l’Istituto rigoglioso e vivo come un tenero albero, che ha trovato le sue radici nel terreno ubertoso della preghiera, della sofferenza, della fede e dell’umiltà; rinasce grazie all’energia e all’equilibrio di Santa Geltrude, delle suore che hanno collaborato con tutte le forze e con tutto l’amore di cui erano capaci per la realizzazione di un sogno che ormai era diventato comune; rinasce grazie al concreto e premuroso sostegno del vescovo di Lodi mons. Giovanni Battista Rota, di Chiari, nella cui famiglia la Comensoli era stata domestica per 5 anni; rinasce grazie al vescovo di Bergamo mons. G.C. Guindani, che nel 1889 raccomanda con premura le Suore Sacramentine a mons. Rota, il quale viene alla determinazione di riconoscere, con decreto 8 settembre 1891, l’Istituto delle Suore Sacramentine di Bergamo, canonicamente eretto in Lodi con Casa Madre temporanea in Lavagna di Comazzo.
La finalità dell’Istituto è duplice: “Adorare Gesù in Sacramento e Attendere ad opere di carità verso il prossimo a seconda delle disposizioni della Divina Provvidenza, avendo di mira specialmente l’educar la gioventù”. Nel 1892 la Comensoli riconquista, sia pur in affitto, la prima casa di Bergamo e ritorna, dopo due anni, con le suore all’amata Casa Madre, culla della Congregazione alla quale dà un impulso decisivo e vitale.
Santa Geltrude lascia aperte 16 case prima della sua morte e l’Istituto con 179 suore; assistono: le operaie nei convitti, nelle filande, nelle tessiture e altri laboratori, le orfane, le ragazze coatte minorenni, le studenti nei pensionati, gli anziani nei ricoveri, i malati di pellagra e le cucine economiche, insegnano il ricamo in oro. Inoltre operano nelle parrocchie e negli oratori, aprono scuole di studio e di lavoro, doposcuola, insegnano in diverse scuole comunali.
Santa Geltrude vede il primo riconoscimento pontificio dell’Istituto nel Decreto di Lode dell’11 aprile 1900 promulgato da Leone XIII.
L’opera di Dio è compiuta!
Santa Geltrude ormai ha dato tutte le garanzie di continuità per l’Adorazione pubblica perpetua a Gesù Sacramentato, ha trasfuso nelle suore il prezioso patrimonio spirituale di preghiera, di umiltà e di carità soprattutto verso i poveri quindi può andare incontro al suo sposo Gesù.
A mezzogiorno del 18 febbraio 1903, piegando il capo verso la finestrella per un ultimo sguardo a Gesù Esposto, muore. Ha solo 56 anni.
Il Decreto del riconoscimento pontificio dell’Istituto avviene nel 1906 e quello delle Costituzioni nel 1910, entrambi emanati da Papa Pio X, che Santa Geltrude aveva conosciuto quando era arcivescovo di Venezia.
Nel mondo, presenti saranno “sempre” le Suore Sacramentine, che con gioia e “brio” prolungano il Carisma di santa Geltrude nell’Adorazione del Mistero Eucaristico e s’impegnano a farlo conoscere ed amare
L’Istituto è presente in tutta l’Italia 1882, in Brasile 1946, in Malawi 1976, in Ecuador 1987, in Kenya 1991, in Bolivia 2005, in Croazia 2006. Nel 1939/1940 le Suore Sacramentine raggiunsero anche l’Etiopia e la Cina, ma in seguito a rivolgimenti politici, le Suore furono internate in “campi” maltrattate e derise e poi espulse nel 1943 dall’Etiopia e nel 1951 dalla Cina.
“Gesù, amarti e farti amare” è stato il desiderio di tutta la vita di santa Geltrude e l’Eredità Spirituale lasciata a tutte le Suore Sacramentine e a tutti gli uomini di buona volontà nel mondo.
E’ stata dichiarata Venerabile, per l’Eroicità delle Virtù, da Papa Giovanni XXIII il 26 aprile 1961.
E’ stata proclamata Beata da Papa Giovanni Paolo II l’1 ottobre 1989.
E’ stata proclamata Santa da Papa Benedetto XVI il 26 aprile 2009.                                  
 


Autore:

Sr Rosetta Morelli



Fonte:

Archivio Storico Suore Sacramentine di Bergamo

sabato 16 febbraio 2013

Beata Filippa Mareri

Filippa nasce dalla nobile famiglia dei Mareri sul finire dei sec. XII, nel castello di loro proprietà, in provincia di Rieti. Avviata da san Francesco alla vita di perfezione negli anni 1221-1225, decide, come santa Chiara, di consacrarsi a Dio con tale determinazione che nè le pressioni dei parenti, nè le minacce del fratello Tommaso, nè le richieste dei pretendenti riuscirono a rimuovere. Fugge da casa insieme ad alcune compagne e si rifugia in una grotta nei pressi di Mareri, oggi detta "Grotta di santa Filippa" e vi rimane fino al 1228, quando i due fratelli Tommaso e Gentile con strumento notarile del 18 settembre 1228, le donano il Castello di loro proprietà con annessa la Chiesa di san Pietro de Molito, oggi Borgo san Pietro. La Santa vi si trasferisce con le sue seguaci e nella nuova dimora organizza e dirige la vita claustrale secondo il programma tracciato da san Francesco per le Clarisse di san Damiano. La comunità monastica si dedica al culto ed alla lode di Dio, la vita liturgica, la lettura e lo studio della Bibbia, al lavoro ed al servizio dei poveri e all'apostolato. Nel monastero vengono preparate medicine da distribuire gratuitamente ai malati. Filippa muore il 16 febbraio 1236.
La sua tomba divenne presto meta di pellegrinaggi e si cominciarono a registrare grazie e favori celesti elargiti da Dio per intercessione della sua serva. Nel 1706 venne fatta la ricognizione delle sue spoglie mortali e venne ritrovato il suo cuore incorrotto, conservato oggi in un reliquiario di argento.
Filippa Mareri è la prima santa del Secondo Ordine Francescano, quello delle Clarisse. Il titolo di Santa compare la prima volta in una Bolla di Innocenzo IV emanata nel 1247, quando erano trascorsi appena dieci anni dal suo transito. Sono passati 750 anni dalla sua morte e la devozione per la Santa è andata crescendo non solo nella sua terra ma in numerosi altri paesi e in altri continenti per iniziativa degli emigranti; che nella protezione della beata Filippa trovarono sostegno e conforto nelle difficoltà e la fecero conoscere ad altre popolazioni. Non di rado oggi ritornano davanti all'altare dove è collocata la sua tomba per esprimerle riconoscenza e gratitudine.

Nonostante sia ufficialmente indicata come "Beata", la devozione popolare e le sue suore le hanno sempre assegnato l'appellativo di Santa.
                  
Fonte:
Sito Suore Francescane di Santa Filippa Mareri
Oggi la Santa Chiesa ricorda anche il Beato Giuseppe Allamano (qui)

martedì 16 ottobre 2012

Santa Margherita Maria Alacoque





Margherita nasce il 22
luglio 1647 a Verosvres (Francia) figlia di Claude, notaio e Philiberte. Entra nel Monastero della Visitazione di Paray-le-Monial a ventiquattro anni, vincendo le resistenze dei familiari che invece avevano deciso di sposarla. Il 27 dicembre 1673 Margherita ha un'apparizione, è Gesù che le domanda una particolare devozione al suo Sacro Cuore. Per tali 'incontri mistici' (ne avrà in tutto 17) Margherita subisce maltrattamenti e persecuzioni per l'incomprensione da parte delle sue consorelle e dei superiori, che la giudicavano una fanatica visionaria, fino al provvidenziale incontro col Beato Claudio La Colombière, che divenne preziosa e autorevole guida della mistica suora della Visitazione, che le ordina di scrivere le sue esperienze mistiche, rendendo pubbliche le rivelazioni da lei avute. Margherita Maria sin dall'ingresso nel Monastero si offre vittima al Cuore di Gesù in cambio riceve grazie straordinarie che vive nell'umiltà, nel nascondimento, tra aspre penitenze e mortificazioni, come lei stessa scrive nella sua autobiografia:


« Dormivo sopra un asse o sopra bastoni nodosi, e poi mi battevo con la disciplina, cercando rimedio ai conflitti e ai dolori che sentivo dentro me. Tutto quanto potevo soffrire esteriormente, sebbene le umiliazioni e le contraddizioni di cui ho parlato prima fossero continue e aumentassero invece di diminuire, mi pareva un sollievo in confronto alle pene che soffrivo dentro me e che mi facevo violenza per sopportare in silenzio e tenere nascoste, come il mio buon Maestro m'insegnava. ».
 
Muore il 17 ottobre 1690. Per ispirazione di santa Margherita Maria nasce la devozione al Sacro Cuore di Gesù e la pratica dei primi nove venerdi del mese.  

  

 


lunedì 15 ottobre 2012

Santa Teresa d'Avila

Teresa Sanchez de Cepeda Dávila y Ahumada nasce ad Avila il 28 marzo del 1515. Quei pochi tratti che si conoscono della vita familiare di Teresa sono stati descritti direttamente dalla sua penna nella sua autobiografia. Ebbe tanti fratelli e sorelle, suo padre Alfonso era uomo di grande fede e caritevole verso gli ammalati e i poveri; la madre Beatrice, sposata in seconde nozze, era donna molto virtuosa, bella, intelligente ed onesta. Teresa entra nel Carmelo dell'Incarnazione ad Avila nel 1535, contro la volontà del padre. Comincia per lei un cammino, tracciato dal Signore, di grandi avvenimenti mistici, di fatiche spirituali e fisiche, che la vedono protagonista della storia dell'Ordine Carmelitano come riformatrice e fondatrice di 17 Monasteri, nonchè Madre e Maestra con i suoi scritti spirituali e di Dottrina. Teresa è donna di eccezionali talenti di cuore e di mente, la sua vita è attraversata da dolori e patimenti (misteriose malattie e la salute malferma l'accompagneranno per tutta la vita), ma non si sottrae mai a quello che il Signore le chiede per la salvezza della sua anima e dei suoi fratelli nella fede. Muore ad Alba de Tormes (Salamanca) il 15 ottobre 1582. Viene canonizzata nel 1622. Papa Paolo VI la proclama Dottore della Chiesa nel 1970.         

lunedì 1 ottobre 2012

Santa Teresa di Gesù Bambino

 

Teresa nasce ad Alençon in Francia il 2 gennaio 1873, in una famiglia profondamente cattolica. (I suoi genitori Luigi e Zelia Martin sono stati beatificati da poco). La mamma muore quattro anni dopo e la famiglia si trasferisce a Lisieux. A soli 15 anni entra nel Carmelo. Trascorre gli anni in Monastero nell'umiltà e nella semplicità, compiendo con gioia e nell'obbedienza, desiderando di piacere a Dio solo, le piccole cose di ogni giorno. Santa Teresa è Vergine e Dottore della Chiesa. E' maestra di sapienza perchè ha dimostrato come le piccole e semplici cose fatte con amore e con spirito di oblazione sono gradite a Dio; ha trovato la 'piccola via' , la via dell'infanzia spirituale che nel nascondimento e nell'umiltà fa vivere abbandonata alla volontà di Dio. Disse il Papa Giovanni Paolo II nell' Omelia di proclamazione a Dottore della Chiesa il 19 ottobre 1997: " Tra i "Dottori della Chiesa" Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo è la più giovane, ma il suo cammino spirituale è così maturo ed ardito, le intuizioni di fede presenti nei suoi scritti sono così vaste e profonde, da meritarle un posto tra i grandi maestri dello spirito ". ( Omelia dal sito www.vatican.va ) Possiamo leggere le sue memorie ed esperienze spirituali (che lei scrisse per obbedire alla sua madre Abbadessa) in un volume dal titolo "Storia di un'anima". Si ammala di tubercolosi, soffre moltissimo, il medico che la visita poco prima della morte, dice: " Non ho mai visto soffrire tanto e con tale espressione di gioia soprannaturale. Non riuscirò purtroppo a guarirla; e poi non è fatta per rimanere quaggiù. E' un angelo!" ( tratto dal libro ' Santa Teresa di Lisieux' di Suor Gesualda ed. Paoline 1989). Muore il 30 settembre 1897 a soli 24 anni. " La nostra sorella serbò in morte un sorriso ineffabile e una beltà incantevole. Stringeva talmente il crocifisso, che occorse toglierlo a forza dalle mani per prepararla alla sepoltura". (ibidem)





Questa è la foto vera della santa dopo morta.
Viene dichiarata beata da Papa Pio XI il 29 aprile 1923, e il 17 maggio 1925 viene dichiarata Santa. Il 19 ottobre 1989 il Papa Giovanni Paolo II la dichiara Dottore della Chiesa.
Leggete qui l' Omelia del Papa






lunedì 17 settembre 2012

Santa Hildegarde di Bingen

Hildegarde nasce a Bermersheim vor der Höhe(Assia) nel Castello di Boeckenheim, nel 1098 ultima di dieci figli, da famiglia di nobili origini. Viene portata nel Monastero Benedettino di Disinbodenberg all'età di otto anni come scolara, ma vi resta prendendo i voti come monaca. Nel 1136 diventa Abbadessa. Nel 1147 fonda un Monastero a Bingen, dove si trasferisce, e nel 1165 ne fonda un altro ad Eibingen. Hildegarde è una monaca che ha esperienze mistiche, parla del Cielo e della terra, è colta, scrive musica, riceve messaggi dal Signore, discute con maestri di teologia, di dogmatica e di morale, è esperta di medicina e di scienze naturali, cosmologia, drammaturgia, linguistica, è scrittrice, naturalista, filosofa, poetessa, compositrice. Sono documentati i suoi incontri con Federico Barbarossa, Filippo d'Alsazia, san Bernardo (al quale scrive delle sue esperienze mistiche), Eugenio III. Nonostante sia delicata e di salute cagionevole, intraprende numerosi viaggi per visitare i monasteri, predicare nelle piazze, affrontando una lunga vita piena di lavoro, lotte, contrasti spirituali e di sacrifici. Il suo carattere e le sue capacità esprimono appieno il significato del suo nome 'colei che è audace in battaglia'. Il 17 settembre 1179 termina questa sua battaglia fatta nel nome del Signore. Il suo processo di canonozzazione iniziato tanti secoli fa non si è mai concluso, ma Hildegarde è sempre stata venerata come santa. Papa Benedetto XVI il 10 maggio 2012 l'ha ufficialmente elevata agli onori degli altari e il 7 ottobre la proclamerà Dottore della Chiesa.
Le sue reliquie si trovano nel Monastero Benedettino di Rüdesheim am Rhein (sito ufficiale) .
Oggi la Chiesa ricorda anche san Roberto Bellarmino (qui)   Federico Barbarossa, Filippo d'Alsazia, san Bernardo, Eugenio III 

domenica 12 agosto 2012

Santa Giovanna Francesca de Chantal

Nasce il 23 gennaio 1572 a Digione (Francia) da Benigno Frémyot e Margherita di Berbisey, famiglia nobile. A un anno di età rimane orfana di madre. Viene educata virilmente dal padre, secondo presidente del parlamento di Francia, uomo insigne per pietà e fede. A vent'anni sposa Cristoforo de Rabutin barone di Chantal. Il loro è un matrimonio d'amore dal quale nascono sei figli, due dei qulai moriranno alla nascita. La baronessa de Chantal viene chiamata 'la dama perfetta', è dolce, buona, intelligente, umile, generosa, virtuosa, saggia amministratrice dei beni di famiglia, premurosa verso tutti e soprattutto verso i poveri ed i bisognosi della sua città, senza trascurare la preghiera e la vita di fede. Purtroppo a ventinove anni rimane vedova, il marito muore in seguito ad un incidente di caccia.

Il suocero, barone di Chantal, la informa che deve subito trasferirsi da lui, a Monthélon se desidera che i figli prendano parte all’eredità e lei accetta, pur sapendo che nella residenza dell’anziano barone comanda una «servapadrona». Per lungo tempo dovrà sopportare le angherie di quest’ultima.
Anche nella sua nuova residenza il suo nome inizia a rendersi noto per la sua carità. Non è più chiamata 'dama perfetta', ma la 'nostra buona signora'.
A Digione il 5 marzo 1604 conosce il vescovo di Ginevra san Francesco di Sales che diventerà il suo direttore spirituale. Nasce così un sodalizio spirituale e fraterno tra i due che si interromperà solo con la morte del santo vescovo il 28 dicembre 1622.
Nel 1610 firma, di fronte al notaio, un atto con il quale si spoglia di tutti i beni in favore dei figli. Lascia la famiglia e parte per Annecy e il 6 giugno, insieme a due compagne, Giacomina Favre e Giovanna Carlotta de Bréchard entra nella piccola ed umile «casa della Galleria», culla dell’Ordine della Visitazione.
Giovanna Francesca vede morire, dopo il marito, tutti i suoi figli, tranne una, generi, fratelli e nuora ed anche le sue prime e preziose collaboratrici. Il Signore la spoglia dei suoi affetti più cari e lei si aggrappa sempre più alla croce del suo Amore Divino, sempre più protesa a servirlo e ad amarlo nei fratelli. San Vincenzo dè Paoli sarà suo discepolo ed ammiratore. Guiderà l'Ordine fino alla morte avvenuta il 13 dicembre 1641 nel monastero di Moulins, lasciando 87 Monasteri da lei fondati. Lascia un epistolario ben nutrito in cui traspare la sua vita mistica, la sua personalità forte ed equilibrata, la lotta durissima contro le tentazioni verso la fede che la tormentarono per quarant'anni.
Viene canonizzata nel 1767.    
  

sabato 11 agosto 2012

Santa Chiara d'Assisi

Chiara nasce ad Assisi nel 1194 da una ricca e nobile famiglia. Ancora giovinetta conosce San Francesco e ne resta affascinata, tanto che appena diciottenne fugge di casa per raggiungerlo alla Porziuncola e condividere lo stesso ideale di vita consacrata. Francesco le taglia i capelli e le fa indossare il saio. Per sfuggire al padre, che tenta anche con la violenza di riportarla a casa, si rifugia nella chiesa di San Damiano, luogo dove nasce l'Ordine femminile delle Clarisse. Chiara viene nominata badessa, è donna di grande austerità, pietà e carità. Mangia solo pane che le viene donato in elemosina, veste panni ruvidi ed indossa un aspro cilicio. Per sè e per le sue monache chiede di vivere in povertà assoluta. Prima della morte ottiene l'approvazione della Regola. Dal 25 luglio 1253 malata, non si alimenta più, resta in attesa che Papa Innocenzo IV, in visita ad Assisi, conceda anche alle monache il privilegio di vivere in povertà come Francesco ha voluto per i suoi fraticelli. L'11 agosto un messo papale porta la bolla con l'approvazione delle Regola. Chiara è rapita in estasi, nelle sue mani stringe la pergamena, sorride e rende serenamente l'anima a Dio. Solo due anni dopo la morte il Papa Alessandro IV la proclama santa. Il corpo incorrotto riposa ad Assisi nella chiesa del Monastero delle Clarisse, dove possiamo anche vedere abiti ed oggetti a lei appartenuti. Santa Chiara nella sua vita in monastero operò tanti miracoli, uno in particolare merita di essere ricordato per la valenza storica e religiosa. Nel 1243 Assisi è minacciata dall'esercito dell'imperatore Federico II che conta tra le sue fila anche soldati Saraceni. Chiara sbaragliò quegli uomini, salvando Assisi, mostrando loro la pisside contenente il Santissimo Sacramento!
 
Da leggere anche l'articolo di M. Introvigne su Santa Chiara

giovedì 9 agosto 2012

Santa Teresa Benedetta della Croce, Patrona d'Europa

 
Edith Stein, filosofo, discepola e assistente personale di Husserl, donna autonoma, assetata di sapere, determinata, di grandi capacità intellettuali. Nasce da famiglia ebrea, praticante ed osservante, a Breslavia il 12 ottobre 1891. Ancora giovinetta rinuncia ad ogni pratica religiosa, ma ha una grande deferenza verso la religiosità di sua madre. Nel frattempo studia, si laurea, scrive libri, e pian piano matura in lei la ferma convinzione di diventare cattolica. La lettura della biografia di Santa Teresa d'Avila le dona la certezza della sua conversione, ed esclama: '...questa è la verità'. Il 1 gennaio del 1922 riceve il battesimo. La cosa più difficile è dirlo alla madre che resta sconvolta dalla decisione della figlia prediletta. Si abbracciano e piangono in silenzio avvolte dal mistero di un amore disinteressato, profondo ed autentico che provano l'una per l'altra. Edith resta in famiglia per sei mesi. Il dolore della madre è per Edith una dura prova, che cerca di alleggerire con la tenerezza e le attenzioni. Intanto cresce nel suo cuore il desiderio di entrare nel Carmelo di Colonia. Il momento più duro arriva quando Edith deve informare la madre della sua decisione. Emblematica è la frase della sorella Erna: 'Ciò che è terribile nella vita è che quello che rende felici gli uni rappresenta per gli altri la peggiore delle catastrofi'. Il 14 ottobre 1933 varca la soglia del Carmelo. Il 15 aprile 1934 riceve il sacro abito ed il nome Teresia benedicta a Cruce (Teresa benedetta dalla Croce). Nel frattempo lo spettro nazionalsocialista ha cominciato a stendere il suo velo di morte decretato da Hitler il 30 gennaio 1939. Suor Teresa si affida alla volontà del Signore. Parte della sua famiglia si salverà mentre altri moriranno nei campi di concentramento. Viene trasferita al Carmelo di Echt (Olanda) e la sorella Rosa convertitasi al Cattolicesimo entrerà nello stesso Monastero. Ormai insieme, le due sorelle passano molto tempo in preghiera. Il 2 agosto 1942 vengono prelevate dalla Gestapo e deportate ad Auschwitz, dove muoiono nella camera a gas il 9 agosto. Edith Stein viene canonizzata da Papa Giovanni Paolo II nel 1998. Il Papa l'ha proclamata per la sua saggezza ed i suoi scritti anche Dottore della Chiesa e Patrona d'Europa insieme a Santa Caterina da Siena e Santa Brigida di Svezia.        

 
L'Opera di Edith Stein non è stata ancora intreramente pubblicata. Gli scritti più importanti sono stati raccolti in diciassette volumi. Il primo volume in basso è una sua biografia scritta da Joachim Bouflet edito da Paoline nel 1998.
 

Per saperne di più andate qui

Questo è un pezzo tratto dal libro di V. Messori 'Pensare la storia'


lunedì 16 aprile 2012

Santa Bernadette Soubirous


Nasce il 7 gennaio 1844 a Lourdes da famiglia poverissima, onesta, di grande fede. All'età di 14 anni, Bernadette non sa leggere nè scrivere, è di salute cagionevole per via di un'asma che la affligge da quando era ancora una bambina, non ha ricevuto la Prima Comunione, ma sa recitare il Santo Rosario. La mattina dell'11 febbraio 1858 nella grotta di Massabielle le appare la Vergine Maria che la esorta alla penitenza e a pregare per i poveri peccatori. Nell'apparizione del 25 marzo 1858 la Vergine si presenta come l'Immacolata Concezione, espressione che non lascia più dubbi all'abate Peyramale sulla veridicità delle apprizioni, sulla buona fede e credibilità di Bernadette. Alla fine delle apparizioni il 7 luglio 1866  Bernadette entra in Convento a Nevers presso la Congregazione delle Suore della Carità, dove comincia il suo personale cammino di dolore e di santità, nel nascondimento e nell'umiltà. La malattia avanza: l'asma, la tubercolosi ed un tumore ad un ginocchio la costringono a letto dall'11 dicembre 1878. A 35 anni 'macinata come un chicco di grano' chiude per sempre gli occhi che hanno visto Maria sulla terra, per riaprirli e tornare a rivederla in Cielo! E' il 16 aprile 1879. Viene proclamata santa l'8 dicembre 1933 da Papa Pio XI.  





Ecco Bernadette che, bellissima, con il suo corpo incorrotto, riposa a Nevers nella Chiesa del Convento di Saint Gildard, Casa Madre delle Suore della Carità. Segno della Presenza costante di Gesù Risorto nella storia dell'umanità......




venerdì 10 febbraio 2012

Santa Scolastica

Scolastica è la sorella gemella di San Benedetto, nasce a Norcia verso il 480 d.C. Consacra la sua verginità al Signore sin da bambina e appena può segue le orme di suo fratello, vivendo a Cassino, con un gruppo di donne la consacrazione totale a Dio nella vita monastica, fatta di preghiera e di lavoro. E' sepolta, accanto al fratello a Montecassino. Di lei sappiamo ben poco. Ne parla il Papa San Gregorio Magno ne i 'Dialoghi'. Ecco cosa scrive: 'Scolastica, sorella di San Benedetto, consacratasi a Dio fin dall'infanzia, era solita recarsi dal fratello una volta all'anno. L'uomo di Dio andava incontro a lei, non molto fuori della porta, in un possedimento del monastero.   Un giorno vi si recò secondo il solito, e il venerabile suo fratello le scese incontro con alcuni suoi discepoli. Trascorsero tutto il giorno nelle lodi di Dio e in santa conversazione. Si trattennero ancora a tavola e, col protrarsi dei santi colloqui, si era giunti a un'ora piuttosto avanzata. La pia sorella perciò lo supplico, dicendo: "Ti prego non mi lasciare per questa notte, ma parliamo fino al mattino delle gioie della vita celeste". Egli le rispose: "Che cosa dici mai, sorella? Non posso assolutamente pernottare fuori del monastero".
Scolastica udito il diniego del fratello, poggiò le mani con le dita intrecciate sulla tavola e piegò la testa sulle mani per pregare il Signore Onnipotente. Quando levò il capo dalla mensa, scoppiò un tale uragano con lampi e tuoni e rovescio di pioggia, che nè il venerabile Benedetto, nè i monaci che l'accompagnavano, poterono metter piede fuori dalla soglia dell'abitazione, dove stavano seduti.
Allora l'uomo di Dio molto rammaricato cominciò a lamentarsi e a dire: "Dio Onnipotente ti perdoni, sorella, che cosa hai fatto?". Ma ella gli rispose: "Ecco, ho pregato te, e tu non hai voluto ascoltarmi; ho pregato il mio Dio e mi ha esaudita. Ora esci pure, se puoi; lasciami e torna al monastero".
Ed egli che non voleva restare lì spontaneamente, fu costretto a rimanervi per forza. Così trascorsero tutta la notte vegliando e si saziarono di sacri colloqui raccontandosi l'un l'altro della vita spirituale.
Non fa meraviglia che Scolastica abbia avuto più potere del fratello. Siccome, secondo la parola di Giovanni, 'Dio è amore', fu molto giusto che potesse di più colei che più amò. Ed ecco che tre giorni dopo, mentre l'uomo di Dio stava nella cella e guardava al cielo, vide l'anima di sua sorella, uscita dal corpo, penetrare nella sublimità dei cieli sotto forma di colomba. Allora, pieno di gioia per una così grande gloria toccatale, ringraziò Dio con inni e lodi, e mandò i suoi monaci perchè portassero il corpo di lei al monastero e lo deponessero nel sepolcro che aveva preparato per sè'.

Da non perdere questo bel profilo di Santa Scolastica pubblicato